Stuttgarter Philharmoniker – Marcus Bosch e Stefan Arnold

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Foto ©Thomas Niedermüller

Negli ultimi tempi avevo sentito parlare molto bene di Marcus Bosch, quarantacinquenne direttore di origini brasiliane nativo di Heidenheim an der Brenz, che dal 2011 ricopre la carica di Generalmusikdrektor allo Staatstheater Nürnberg. Attendevo quindi il suo concerto alla Liederhalle con gli Stuttgarter Philharmoniker per verificare se i giudizi favorevoli della stampa tedesca e quelli altrettanto positivi di quella italiana in occasione delle serate operistiche da lui dirette recentemente a Modena e a Verona erano fondati. In aggiunta a questa curiosità, va detto che il programma della serata era interessante sotto diversi aspetti. Mozart e Bruckner sono autori che capita spesso di vedere eseguiti insieme in concerto, ma l’ abbinamento del Concerto mozartiano per pianoforte e orchestra K. 414 con la Settima Sinfonia di Bruckner presentava analogie più sottili e intriganti. Si tratta infatti di due partiture contenenti brani pensati dagli autori come omaggio alle figure di compositori da loro considerati come fonte di ispirazione. Credo che tutti gli appassionati sappiano come l’ Adagio della Sinfonia in mi maggiore di Bruckner costituisca un tributo alla memoria di Richard Wagner, ma anche il Concerto il la maggiore K. 414 di Mozart costituisce un atto di omaggio. Alfred Einstein, forse il massimo studioso mozartiano nella storia della musicologia moderna, ha infatti dimostrato come nell’ Adagio in re maggiore, il movimento centrale della partitura, Mozart abbia citato motivi tratti dall’ Ouverture dell’ opera La calamita de cuori di Johann Christian Bach, scomparso pochi mesi prima della composizione di questo Concerto. Si sa che Mozart aveva conosciuto bene il Londoner Bach e aveva tratto indicazioni preziose dalla sua produzione musicale. Una lettera scritta dal musicista salisburghese al padre poco dopo la scomparsa di Johann Christian Bach, avvenuta il primo gennaio del 1782 a Londra, conferma la profonda ammirazione nutrita da Mozart per il figlio più giovane del grande Johann Sebastian.

In questa serata la parte solistica del Concerto di Mozart era affidata a Stefan Arnold, cinquantatreenne pianista originario di Würzburg che dal 2004 è titolare di cattedra alla Universität für Musik und Darstellende Kunst di Wien. Come nel caso di Bernd Glemser, che avevo ascoltato poco tempo fa, anche qui si tratta di un musicista solido e sicuro, di impeccabile professionalità e che preferisce la concretezza alle lusinghe del mainstream mediatico. La sua esecuzione è stata decisamente notevole per eleganza di fraseggio, vivacità ritmica e sicurezza tecnica nei passi di agilità brillante. Un Mozart vivo, elegante, ricco di carica vitale e stilisticamente inappuntabile nella realizzazione delle fioriture, ben supportato dall’ accompagnamento molto flessibile e delicato nelle atmosfere sonore che Marcus Bosch ha ottenuto da un’ orchestra in buono stato di forma. Molto bella anche l’ esecuzione di Der Dichter spricht, il brano conclusivo delle Kinderszenen op. 15 di Schumann, che Stefan Arnold ha eseguito come fuori programma.

Dal punto di vista della correttezza formale, gli Stuttgarter Philharmoniker hanno risposto molto bene alla sfida costituita da una partitura indubbiamente problematica come la Settima Sinfonia di Bruckner. Il complesso ha messo in mostra una sezione ottoni in grado di reggere bene alle sollecitazioni che la scrittura del compositore di Ansfelden pone, oltre ad archi di buona compattezza e precisione di cavata. Marcus Bosch ha diretto con un bel fervore espressivo e idee abbastanza originali, ottenendo dall’ orchestra un bel suono e fraseggi ricchi di respiro melodico. Il direttore di Heidenheim si esprime sul podio con una mimica ampia, elegante ed efficace nel rapporto tra il gesto e gli effetti ottenuti. La sua lettura era impostata su tempi generalmente piuttosto mossi e sonorità abbastanza chiare e compatte, in una concezione più drammatica che monumentale. Mi è piaciuta in particolare la lettura dell’ Adagio, reso con una bella ricchezza di suono negli archi e un notevole senso del respiro nelle linee melodiche. Nel complesso, l’ interpretazione è apparsa meditata e coerente nell’ idea di base oltre che sviluppata in maniera molto logica e matura. Un Bruckner in complesso decisamente piacevole da ascoltare e che ha dimostrato in maniera convincente il talento di un direttore senza dubbio dotato di idee interessanti. Grande successo finale da parte di un pubblico che, come accade regolarmente in questa stagione degli Stuttgarter Philharmoniker, è arrivato anche questa volta numerosissimo a seguire una serata senza dubbio molto interessante.

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