Osterfestspiele Baden-Baden 2016 – Janine Jansen e Simon Rattle

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Foto ©Monika Rittershaus

Anche l’ edizione 2016 dell’ Osterfestspiele Baden-Baden si è conclusa con un significativo consenso di pubblico. Secondo i dati ufficiali comunicati alla stampa, più di 25000 spettatori hanno assistito ai dieci giorni della rassegna, con una media del 90 per cento di biglietti venduti. Ma quello che, oltre all’ afflusso di visitatori, costituisce il vero valore aggiunto della manifestazione è l’ impegno profuso dai Berliner Philharmoniker nei progetti educativi compresi nel programma. I membri del complesso berlinese hanno tenuto concerti negli asili, nelle scuole e nelle case di riposo, molti studenti hanno potuto assistere alle manifestazioni del cartellone principale usufruendo di biglietti a tariffe agevolate e, tirando le somme, il festival ha assunto le caratteristiche di una manifestazione che ha coinvolto tutta la città piuttosto che limitarsi ad essere una rassegna esclusiva riservata a un pubblico facoltoso. È già stato presentato ufficialmente il cartellone del prossimo anno che oltre a una nuova produzione di Tosca diretta da Simon Rattle con la regia di Bartlett Sher e Kristine Opolais, Marcelo Àlvarez ed Evgeny Nikitin nei ruoli principali, comprenderà il debutto ufficiale di Kirill Petrenko come Chefdirigent designato dei Berliner, che negli altri concerti sinfonici saranno diretti da Rattle e Zubin Mehta.

Per quanto riguarda l’ ultimo programma sinfonico dell’ edizione di quest’ anno, ancora diretto da Sir Simon Rattle, il mio personale motivo d’ interesse era costituito dalla presenza della trentottenne violinista olandese Janine Jansen, unanimemente considerata una della maggiori star concertistiche attuali e che io non avevo avuto ancora occasione di ascoltare dal vivo. Dall’ ascolto dei suoi dischi, molti dei quali hanno ricevuto i più prestigiosi premi e riconoscimenti internazionali, avevo ricavato l’ impressione di un talento davvero fuori dal comune e quindi le mie aspettative erano elevate. Janine Jansen ha eseguito il Concerto in sol minore di Bruch e devo dire che la sua interpretazione mi è sembrata di un livello paragonabile a quelle che ho ascoltato dal vivo in questi ultimi anni da parte di artisti come Anne-Sophie Mutter, Joshua Bell e Arabella Steinbacher. Per quanto si è capito in questa serata, potrei dire che la cifra stilistica peculiare della Jansen è costituita dalla formidabile capacità di far cantare lo strumento. La violinista olandese, che suona lo Stradivari “Baron Deurbroucq” del 1727, ha esibito un suono morbido, di un bellissimo colore ambrato e una tecnica dell’ arco che le consente un’ estrema flessibilità di fraseggio tramite cui le linee melodiche vengono tornite con un notevolissimo gusto del respiro cantabile. Già il recitativo iniziale, esposto con una bella flessibilità agogica, rivelava una personalità da concertista di alto profilo, impressione poi pienamente confermata da un’ esecuzione che ha avuto i momenti più ragguardevoli nell’ Adagio. Il gusto davvero squisito con cui la Jansen ha veramente “cantato” più che suonato questa pagina era più che sufficiente a confermare il valore davvero notevole di un’ artista che si può senz’ altro classificare tra le migliori personalità concertistiche del momento. Simon Rattle e i Berliner Philharmoniker le hanno fornito un sostegno strumentale come meglio non si sarebbe potuto desiderare, calibrando perfettamente i colori orchestrali in sintonia con la parte solistica. Valeva davvero la pena di ascoltare questa ragazza olandese che, senza alcun dubbio, è una di quelle artiste che lasciano il segno nelle loro esecuzioni.

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Foto ©Monika Rittershaus

Nella seconda parte, i Berliner Philharmoniker hanno dato un’ ulteriore dimostrazione della loro strapotenza esecutiva con la Quarta Sinfonia di Shostakovich, partitura che oggi si tende ad annoverare tra i massimi esiti nella produzione del compositore russo nonostante sia stata conosciuta a livello internazionale con notevole ritardo rispetto alla sua creazione. Nel dicembre del 1936 infatti le prove per quella che doveva essere la prima esecuzione assoluta del lavoro subirono le conseguenze dello scandalo suscitato dal celebre editoriale apparso nel gennaio di quell’ anno sulla Pravda con il titolo “Caos al posto di musica”, quasi certamente ispirato da Stalin in persona, nel quale veniva duramente attaccata l’ opera Ledi Makbet Mtsenskovo uijezda che dopo la prima rappresentazione a Leningrad stava ottenendo un immenso successo di pubblico e critica al Bolshoi. Le prove della sinfonia vennero sospese e il lavoro fu eseguito per la prima volta solo nel 1961 sotto la direzione di Kirill Kondrashin. La partitura è di ampie dimensioni sia per quanto riguarda l’ ampiezza formale, con tre movimenti della durata complessiva di circa un’ ora e dieci minuti, che per l’ impiego di un organico orchestrale nutrito, con i legni a quattro, otto corni, due tube e una folta schiera di percussioni. Gli influssi mahleriani che spesso sono presenti nella tecnica compositiva di Shostakovich appaiono con particolare evidenza in questo lavoro, soprattutto per quanto riguarda le proporzioni e la struttura del primo tempo oltre all’ atmosfera del movimento seguente che richiama in modo abbastanza evidente gli Scherzi della Seconda e Settima Sinfonia di Mahler. Anche il movimento conclusivo, con la sua disperata progressione verso l’ abisso, è sicuramente ispirato alle analoghe situazioni mahleriane. Per i Berliner Philharmoniker, naturalmente, una partitura come questa costituisce una splendida occasione per mettere in mostra tutto il meglio del loro splendore orchestrale, che Simon Rattle ha utilizzato per una lettura di taglio incisivo nel sottolineare le asprezze armoniche e le complicate strutture ritmiche della scrittura di Shostakovich. Anche la tinta livida, quasi angosciosa che il direttore inglese ha ottenuto dagli archi nella sezione centrale del primo tempo e nel finale era senza dubbio di grande effetto e perfettamente adeguata al carattere della musica. Il pubblico del Festspielhaus ha applaudito calorosamente l’ orchestra e Rattle, più volte chiamato alla ribalta alla fine di un concerto davvero di alta qualità.

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Un pensiero su “Osterfestspiele Baden-Baden 2016 – Janine Jansen e Simon Rattle

  1. Io amo Shostakovich forse più di qualunque musicista del secolo scorso. Non amo la sua biografia, come del resto è il caso di molti altri artisti. Gli artisti sono storicamente combattuti fra il desiderio/necessità di fare il loro mestiere e la necessità di protezioni. In questo senso, occorre riconoscere che il mercato e la tecnologia hanno affrancato molti di loro, che oggi rispondono al pubblico. Anche il pubblico può essere tiranno e deviante, ma almeno non uccide (quasi mai).

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