Stuttgarter Philharmoniker – Constantin Trinks e Bernd Glemser

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Constantin Trinks

Negli ultimi tempi, qui in Germania il nome di Constantin Trinks viene sempre più spesso citato dalla stampa e dagli appassionati come quello di uno tra i giovani direttori tedeschi maggiormente interessanti del momento. Il quarantunenne nativo di Karlsruhe, che ha seguito un tipico percorso formativo da Kapellmeister iniziando come maestro collaboratore e poi come assistente di Kazushi Ono al Badische Staatstheater della sua città natale, si è imposto all’ attenzione della critica con il suo lavoro da Generalmusikdirektor prima a Saarbrücken e poi a Darmstadt, dove ha ottenuto grandi successi con le sue interpretazioni wagneriane che gli hanno aperto le porte di alcuni tra i massimi teatri lirici tedeschi come la Deutsche Oper Berlin, la Staatsoper Hamburg e la Bayerische Staatsoper di München. Ero quindi assai curioso di ascoltare il suo concerto sul podio degli Stuttgarter Philharmoniker alla Liederhalle, con un programma di repertorio tedesco classico e devo dire che le informazioni lette sul conto di questo giovane maestro erano assolutamente fondate. Constantin Trinks è un direttore di tecnica solida, con un gesto chiaro e molto elegante, che gli consente di sostenere l’ orchestra nei passaggi difficili e di realizzare molto bene le intenzioni di una personalità interpretativa senza dubbio molto spiccata e originale. Tutto questo è apparso evidente sin dal primo brano del concerto, l’ Ouverture dall’ opera Der Wildschütz oder die Stimme der Natur di Albert Lortzing, resa con un fraseggio molto elegante e accurato nei dettagli nonostante una certa carenza di armonici nel suono negli archi.

Decisamente più notevole è apparsa l’ esecuzione del Concerto N° 2 in si bemolle maggiore op. 83 di Brahms con la partecipazione solistica di Bernd Glemser, sessantaduenne pianista originario di Dürbheim che qui in Germania è molto apprezzato dal pubblico per il suo esemplare professionismo e la personalità da musicista maturo e distante dal mainstream mediatico. Il Secondo Concerto di Brahms è una pagina che pone diversi problemi dal punto di vista esecutivo, sia in termini di equilibrio tra solista e orchestra che per quanto riguarda la resa d’ insieme. Trinks e Glemser ne hanno realizzato un’ interpretazione molto pregevole e attentissima nell’ evitare quel tono di retorica muscolare tipico di troppe esecuzioni. Dal punto di vista pianistico, la lettura di Bernd Glemser era assolutamente impeccabile per chiarezza e lucidità di un fraseggio sempre nitido anche nei passaggi complessi come i trilli di terze e le ottave in pianissimo nel primo movimento. La raffinatezza dei dialoghi tra pianoforte e fiati nell’ Andante  e il tono di cameristica raffinatezza conferito da Glemser e Trinks allo Scherzo e al Finale erano le caratteristiche principali di un’ esecuzione notevolissima per originalità di concezione e penetrazione stilistica. Come fuori programma, Glemser ha suonato il Corale “Ich ruf zu Dir, Herr Jesu Christ” di Bach/Busoni, anch’ esso reso con un fraseggio di severa intensità.

Nella seconda parte del concerto, Constantin Trinks affrontava la Seconda Sinfonia in do maggiore di Schumann, che è in assoluto una delle partiture più insidiose dal punto di vista tecnico per un direttore d’ orchestra. Soprattutto lo Scherzo è uno di quei brani dove la minima esitazione della bacchetta rischia di compromettere tutto l’ esito dell’ esecuzione. E qui il giovane maestro ha messo in mostra tutte le risorse di una tecnica direttoriale scaltra e rifinita, portando gli archi a realizzare in maniera impeccabile il moto perpetuo del tema principale e marcando alla perfezione il cambio di ritmo della sezione conclusiva. Ma tutta la lettura di Trinks è apparsa davvero notevole per equilibrio e intensità espressiva, con gli archi degli Stuttgarter Philharmoniker che qui hanno raggiunto una buona omogeneità nel legato e precisione di cavata. La trionfale chiusa del Finale mi ha convinto in modo pressochè definitivo della notevoli qualità che Constantin Trinks ha dimostrato di possedere. Si tratta davvero di un giovane direttore da seguire con attenzione e che ha tutti i requisiti per ambire a una carriera internazionale di primo piano. Speriamo di ascoltarlo presto nuovamente da queste parti.

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3 pensieri su “Stuttgarter Philharmoniker – Constantin Trinks e Bernd Glemser

  1. A proposito di Lortzing, da tempo cerco senza successo il libretto di Zar und Zimmermann in una lingua diversa dal tedesco (italiano, oppure inglese, francese, spagnolo). Sai per caso dirmi dove trovarlo?

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