Il ritorno di Nobu Tsujii a Stuttgart

Foto ©http://www.nobupiano1988.com
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Nobu Tsujii, il ventisettenne pianista giapponese cieco dalla nascita, è tornato ad esibirsi qui a Stuttgart. Dopo il successo trionfale del concerto di un anno e mezzo fa, la società Stuttgart Konzert aveva immediatamente chiesto un’ altra data al management del giovane talento nipponico, che sta rapidamente affermandosi come uno tra i virtuosi più affascinanti del momento. Anche questa volta i biglietti per la Mozart-Saal della Liederhalle sono andati esauriti con diverse settimane di anticipo e il successo della serata è stato anche questa volta grandioso, tanto che Nobu Tsujii ha già assicurato che tornerà di nuovo a suonare da noi, nel 2017.

Nel mio precedente resoconto avevo parlato a lungo della grande impressione che avevo riportato dall’ ascolto di questo pianista, dotato di mezzi tecnici davvero fenomenali e di una carica virtuosistica che rende le sue esecuzioni avvincenti ed elettrizzanti al massimo livello. In questa occasione, non posso che riconfermare il mio giudizio di un anno e mezzo fa. Der blinder Hexenmeister am Klavier, come lo ha definito su Die Welt il giornalista e scrittore Christian Euler recensendo la sua precedente esibizione alla Liederhalle, ha nuovamente incantato il pubblico di Stuttgart con una performance di altissimo livello. Anche questa volta il programma della serata era dedicato a Chopin e Liszt, con diversi brani già presentati da Nobu Tsujii nel corso del suo recital precedente. Devo dire che già il fatto di veder entrare in scena il giovane virtuoso nipponico è davvero un’ esperienza di grande impatto emotivo. Tsujii fa il suo ingresso sul palcoscenico al braccio di un accompagnatore, quando si siede al pianoforte ondeggia a lungo sfiorando i tasti, quasi galleggiasse nello spazio, quindi inizia a suonare con una sicurezza incredibile e una padronanza tecnica pressoché assoluta, certamente frutto di una volontà di ferro oltre che di ore e ore dedicate allo studio. Nobu Tsujii suona con una forza, una potenza, una veemenza che hanno del prodigioso anche se, come avevo già rilevato nel suo precedente recital, la qualità del suono nei fortissimi è a volte leggermente aspra. Le mezze tinte invece sono di singolare dolcezza e il dominio della gamma dinamica pressochè assoluto. L’ avevo già detto un anno e mezzo orsono e non posso che ripetermi: siamo di fronte a uno dei pianisti più dotati della nostra epoca dal punto di vista della preparazione strumentale e della musicalità.

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Veniamo ora alla cronaca della serata. Per quanto riguarda i brani chopiniani, abbiamo apprezzato nuovamente la squisita eleganza e la maestria nel jeu perlé e nell’ agilitá di grazia che anche in questa occasione il pianista giapponese è riuscito a conferire all’ Andante Spianato e Grande Polacca op. 22. Di nuovo notevolissima anche l’ esecuzione della Sonata op. 35, con un primo tempo perfezionato nei dettagli e una Marcia Funebre risolta con espressività nobile e composta. In apertura della seconda parte, dedicata a Liszt, Nobu Tsujii ha presentato la Sesta Rapsodia Ungherese nella quale ha avuto la possibilità di mettere in mostra tutta la perfezione e sicurezza nei passaggi di ottave, con una resa sonora davvero incredibile per graniticità tecnica e sfavillío coloristico. Personalmente attendevo con molta curiosità l’ esecuzione della Sonata in si minore, un brano nel quale la complessità della scrittura lisztiana costituisce un test molto impegnativo per quando riguarda la statura dell’ interprete. Nobu Tsujii affronta la Sonata in un modo chiaramente ispirato alla celebre incisione discografica di Wladimir Horowitz, artista che il giovane virtuoso nipponico ha indicato in diverse interviste come uno dei suoi principali modelli di riferimento. Ma non si tratta assolutamente di una imitazione: quella di Tsujii è un’ interpretazione che, oltre alle qualità virtuosistiche, rivela anche una personalità di musicista chiara e definita per quanto riguarda il dominio dell’ architettura formale. Splendida la nobiltà espressiva che Tsujii ha conferito al cosiddetto tema di Margarethe e naturalmente straordinaria la resa dei passi virtuosistici, con ottave che a tratti balenavano come lampi. Bellissimo, davvero da manuale il tono con cui Tsujii ha preparato e risolto le battute finali. Il suono che gradatamente si spegneva in tinte quasi crepuscolari, con il si basso conclusivo ridotto quasi a un sussurro, siglava in modo stupendo un’ esecuzione assolutamente di classe eccelsa. Credo che non molti pianisti di oggi siano in grado di eseguire la Sonata in si minore con una tale forza espressiva unita a un dominio tecnico assolutamente fuori dal comune. Trionfo finale e quattro bis. Dopo il Notturno op. 9 N° 2 di Chopin, eseguito a un tempo leggermente più veloce del consueto e con una magnifica esibizione di tocco filigranato, Nobu Tsujji ha nuovamente suonato la sua Elegia composta in memoria delle vittime di Fukushima e la Marcia Turca di Mozart, concludendo con un’ esecuzione de “La Campanella” di Liszt che ha fatto letteralmente esplodere il pubblico della Liederhalle in un applauso che sembrava interminabile. Il virtuoso giapponese ha dovuto tornare più volte in scena a ringraziare gli spettatori che non si decidevano a lasciare la sala. Una conclusione degna di un concerto tra i più entusiasmanti che si siano ascoltati quest’ anno a Stuttgart.

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