Dan Ettinger e gli Stuttgarter Philharmoniker – Beethoven e Shostakovich

Dan Ettinger dirige la prova generale del concerto
Dan Ettinger dirige la prova generale del concerto

Dopo il grande successo delle prime due serate, Dan Ettinger è tornato sul podio degli Stuttgarter Philharmoniker per il primo appuntamento con il ciclo principale della stagione, Die Große Reihe, che quest’ anno prevede l’ accostamento tra Beethoven e gli autori russi. Anche questo concerto ha fatto registrare una notevole partecipazione di pubblico alla Liederhalle, confermando l’ interesse che il pubblico di Stuttgart sta dimostrando per il lavoro del giovane direttore israeliano. Sul piano esecutivo, i risultati ottenuti da Ettinger in questo primo mese di lavoro con l’ orchestra sono senza dubbio notevoli. Sotto la sua guida, gli Stuttgarter Philharmoniker suonano con notevole intensità, concentrazione e precisione. L’ intesa tra il complesso e il nuovo Chefdirigent è già molto notevole e il lavoro di sviluppo sulla qualità del suono che Ettinger sta portando avanti è sicuramente già percepibile in termini di definizione timbrica delle sezioni e coesione d’ insieme. Continuando su questa strada, l’ orchestra dovrebbe senz’ altro arrivare a una continuità di rendimento esecutivo all’ altezza delle buone potenzialità dimostrate negli anni passati sotto la guida di Gabriel Feltz, il predecessore di Ettinger come direttore stabile.

Per il concerto op. 61 di Beethoven che apriva il programma di questa serata è stato invitato come solista Vadim Gluzman, quarantaduenne violinista nato in Ucraina e naturalizzato israeliano, che tornava per la seconda volta a far musica con gli Stuttgarter Philharmoniker. Si tratta di un virtuoso che si esibisce regolarmente con grandi orchestre e direttori di spicco, in una carriera consolidata da diversi anni e documentata anche da una serie di riuscite incisioni discografiche. Dopo averlo ascoltato in questo concerto, la mia impressione è che si tratti di un violinista sicuramente di ottimo livello per quanto riguarda la tecnica digitale e la condotta dell’ arco. Gluzman suona un bellissimo Stradivari del 1690, il cosiddetto ex-Leopold Auer, e la qualità tombrica che riesce a ricavarne è davvero di grande qualità. Un suono bellissimo, potente e timbrato in tutta la gamma, omogeneo e sempre ben definito nonostante qualche slittamento di intonazione. Il fraseggio è autorevole e ben calibrato nella definizione dei particolari, la capacità di conferire respiro alle melodie è sicuramente molto notevole. Dal punto di vista interpretativo, quello proposto da Gluzman è un Beethoven forse un po’ troppo vecchio stile che al giorno d’ oggi, dopo aver ascoltato riletture formidabili del Concerto in re maggiore come quella che Patricia Kopatchinskaja ci ha proposto lo scorso gennaio qui a Stuttgart, rischia di sembrare fuori moda. Vadim Gluzman, molto ben sostenuto da Dan Ettinger che lo ha perfettamente assecondato dal punto di vista del sostegno orchestrale, ha eseguito le due cadenze composte da Alfred Schnittke su commissione di Gidon Kremer, che le ha incluse nelle due incisioni del concerto da lui effettuate e che mescolano citazioni dai concerti di Brahms, Shostakovic e Berg con elementi jazzistici e aspre dissonanze armoniche, oltre a una lunga parte concertante affidata al timpano. L’ effetto è senz’ altro spettacolare ma io personalmente continuo a preferire le cadenze tradizionali di Kreisler e Joachim oppure, tra quelle scritte dai virtuosi del nostro tempo, quella composta appunto dalla Kopatchinskaja che è senz’ altro stilisticamente più in sintonia con la scrittura di Beethoven.

Di livello superiore mi è apparsa la seconda parte della serata, in cui Dan Ettinger ha offerto una lettura davvero molto notevole della Decima Sinfonia di Shostakovich. La sicurezza degli attacchi e la stupenda sottolineatura delle complesse ritmiche previste da questa partitura assai impegnativa per l’ orchestra, la lucidità di fraseggio e l’ ottima definizione dei timbri rendevano la lettura di Ettinger assai ricca di interesse. Molto ben centrata l’ atmosfera di cupo pessimismo del vasto primo tempo, spettacolare la violenza fonica e la timbrica aspra dello Scherzo e riuscitissima anche la lettura del terzo movimento, con le ripetute citazioni del tema DSCH (re-mi bemolle-do-si secondo la notazione con nomi di Guido d’Arezzo) che riproduce le iniziali del nome di Shostakovich e che l’ autore inserisce qui ripetutamente come una sorta di firma, evidenziate in maniera assai ben definita. Ettinger ha concluso con una spettacolare e scattante esecuzione del Finale, perfettamente azzeccata nell’ incisività ritmica e nella graffiante scelta dei timbri, un’ interpretazione davvero ammirevole per maturità e organicità di impostazione complessiva. Gli Stuttgarter Philharmoniker hanno assecondato molto bene le indicazioni del podio, suonando con precisione e ottima qualità timbrica. Un risultato davvero apprezzabile se si pensa alle notevoli difficoltà esecutive che la Decima Sinfonia di Shostakovich comporta. Successo assai vivo per una serata senz’ altro ricca di motivi di interesse.

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