Arabella Steinbacher e i Bamberger Symphoniker a Ludwigsburg

Foto ©Martin Kalb
Foto ©Martin Kalb

Il Forum am Schlosspark di Ludwigsburg ha inaugurato la stagione concertistica 2015/16 con una serata di alto livello, che ha fatto registrare una cospicua affluenza di pubblico richiamato dalla presenza dei Bamberger Symphoniker, complesso strumentale tra i più accreditati nel panorama musicale tedesco, ma soprattutto dalla partecipazione solistica di Arabella Steinbacher, la trentatreenne violinista nativa di München che in questi ultimi tempi si va confermando come una delle concertiste più interessanti del momento. Dopo la stupenda esecuzione del Concerto di Bruch con Juri Temirkanov e la Saint Petersburg Philharmonic Orchestra che abbiamo ascoltato a Stuttgart lo scorso maggio, Arabella Steinbacher per questa sua prima esibizione a Ludwigsburg ci ha proposto il concerto per violino e orchestra di Erich Korngold, lavoro di cui ha eseguito due anni fa una bella registrazione discografica. Ho già avuto modo di esprimere la mia ammirazione per questa solista dal talento davvero fuori del comune e anche questa volta posso dire che le mie aspettative sono state pienamente soddisfatte dalla prestazione di alta classe fornita dalla virtuosa monacense, a conferma della costante maturazione musicale che oggi la pone di diritto tra le migliori violiniste della giovane generazione.

In apertura di serata i Bamberger Symphoniker, diretti da Juraj Valčuha, hanno eseguito la Sinfonia N° 85 in si bemolle maggiore “La Reine” di Haydn, la quarta del ciclo di sei partiture solitamente definito Pariser Sinfonien in quanto composto su commissione dell’ associazione concertistica parigina „Le Concert de la Loge Olympique“. Costituitisi nel 1946 a Bamberg, antica città della Franconia che vale davvero una visita per la bellezza del suo centro storico, I Bamberger Symphoniker vantano una storia esecutiva illustre, impreziosita da collaborazioni con diversi tra i massimi direttori del dopoguerra e documentata da una cospicua produzione discografica. Il suono del complesso è stato senza dubbio influenzato dall’ origine boema della maggior parte dei musicisti presenti nel nucleo dei fondatori, provenienti dalla Deutsche Philharmonie di Praga e giunti a Bamberg insieme ad altri musicisti tedeschi tramite il flusso di profughi dell’ immediato dopoguerra. L’ orchestra possiede tuttora una sezione archi dal timbro caldo e luminoso e legni dal suono omogeneo, pastoso e ricco di sfumature. Juraj Valčuha, trentanovenne direttore slovacco che avevo già ascoltato qualche anno fa in una interessante interpretazione di Turandot alla Staatsoper Stuttgart e che in questi ultimi anni si è segnalato per le sue esibizioni con diverse grandi orchestre internazionali e per il suo eccellente lavoro come direttore stabile dell’ Orchestra della RAI a Torino, ha sfruttato bene le qualità strumentali del complesso per una lettura elegante e ricca di spirito.

A seguire, Arabella Steinbacher ci ha fatto ascoltare una stupenda interpretazione del Concerto di Korngold, sicuramente una delle migliori da me ascoltate di questa partitura ricca di fascino come poche altre pagine della letteratura violinistica del Novecento. Il Concerto per violino in re maggiore op. 35 di Erich Korngold, composto nel 1945 e dedicato a Jascha Heifetz, costituisce un banco di prova molto impegnativo per il solista, a motivo dei numerosi passi altamente virtuosistici presenti nella partitura e dell’ esigenza di evidenziare al meglio la ricchezza delle linee melodiche. Sullo sfondo dell’ affascinante arazzo sonoro creato da Valčuha e dai Bamberger Symphoniker, stupendi nel sottolineare le preziosità della scrittura strumentale, la Steinbacher ha letteralmente incantato il pubblico del Forum am Schlosspark con l’ eleganza di un fraseggio cesellato nei minimi particolari, la spettacolarità di un virtuosismo elettrizzante e la capacità di rendere le melodie con un fervore e una nobiltà di canto davvero di altissima classe, sfruttando al meglio le splendide caratteristiche timbriche del suo strumento, lo Stradivari “Booth” del 1716. Il Concerto di Korngold, con la sua ricca scrittura cromatica e i suoi materiali tematici derivati da alcune delle colonne sonore scritte per film prodotti a Hollywood dal compositore austriaco dopo la sua emigrazione negli Stati Uniti causata dalle leggi razziali naziste, è una di quelle partiture dove il rischio di cadere nel kitsch è assai elevato per il solista. ma Arabella Steinbacher è riuscita perfettamente a schivare queste insidie grazie a un gusto e a una musicalità che una volta di più mi hanno convinto del suo livello di eccellenza interpretativa. Come bis, la violinista monacense ha eseguito Obsession, il primo movimento della Sonata op. 27 N°2 di Eugene Ysaÿe, sfoggiando una serie di numeri virtuosistici di alta scuola e strappando una prolungata ovazione ad un pubblico già entusiasta.

Nella seconda parte, Juraj Valčuha ha diretto una ottima esecuzione della Terza Sinfonia di Beethoven, assai apprezzabile per il tono complessivo di sobria compostezza e la linearità e logica del fraseggio orchestrale. Il direttore slovacco è indubbiamente un musicista solido e sicuro tecnicamente, con un gesto chiaro ed efficace nel trasmettere all’ orchestra le sue indicazioni. Forse il primo movimento avrebbe dovuto avere un tantino di drammaticità in più, almeno per il mio gusto, ma la sobria cantabilità della Marcia Funebre e la vitalità ritmica dello Scherzo e del Finale rendevano questa interpretazione sicuramente logica ed interessante. Una bella conclusione per una serata di ottimo livello complessivo.

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