Musikfest Stuttgart 2015 – Inaugurazione

Foto ©Holger Schneider
La Andreaskirche ad Uhlbach. Foto ©Holger Schneider

Come ogni anno, l’ inizio dell’ attività concertistica a Stuttgart è segnato dalla Musikfest della Internationale Bachakademie, una rassegna che da tempo occupa una posizione di primo piano tra i festival tedeschi per la qualità e l’ intelligenza delle scelte di programmazione. L’ edizione 2015, intitolata “Freundschaft”, propone anche questa volta una bella serie di appuntamenti dal carattere molto vario e raffinato. Rispetto ai cartelloni impaginati dal fondatore Helmuth Rilling, la nuova gestione artistica di Gernot Rehrl e Hans-Cristoph Rademann ha accentuato il carattere innovativo e sperimentale delle proposte, che anche quest’ anno sono estremamente interessanti e di livello qualitativo notevole.

Come l’ anno scorso, la serata inaugurale è stata preceduta dal Wandelkonzert zum Wein, una serata itinerante formata da tre brevi concerti a Uhlbach, un incantevole sobborgo antico situato alla periferia di Stuttgart e conosciuto per essere uno dei principali centri di produzione vinicola della zona. Tre antiche costruzioni di questo affascinante sito storico ospitavano anche questa volta gli appuntamenti musicali, preceduti da offerte di degustazione dei pregiati Riesling, Rosé e Trollinger prodotti dalle aziende locali. Quest’ anno, la serata era impreziosita dalla presenza di un nome di spicco come Thomas Quasthoff, il celebre baritono che, dopo il suo ritiro dall’ attività di cantante, continua a calcare le scene dedicandosi al cabaret, sua grande passione fin dagli anni di studio. Nella cantina del Collegium Wirtemberg, il grande artista ha presentato una scelta di testi dal suo spettacolo dedicato a Hanns Dieter Hüsch, uno dei nomi più celebri del cabaret tedesco, il “Poeten unter den Kabarettisten“ come lo definì Johannes Rau. I testi di Hüsch, per chi comprende bene la lingua tedesca, sono una miniera di giochi verbali e battute umoristiche raffinate ed esilaranti. Quasthoff legge ricavando inflessioni e coloro vocali da vero virtuoso, con una verve e una carica espressiva assolutamente straordinarie. Fa sempre una profonda impressione vedere dal vivo questo grande artista e uomo straordinario, che durante la sua vita ha saputo lottare vittoriosamente contro le terribili difficoltà impostegli dalla sua condizione fisica e superarle fino a diventare uno dei cantanti più ammirati dal pubblico internazionale. Una lezione che ancora oggi non finisce di suscitare profonda ammirazione.

Dopo la Lesung di Quasthoff la Andreaskirche, un piccolo gioiello di architettura in stile gotico risalente al 1490, ospitava un programma di musiche per accordeon e clarinetto eseguite con molta spigliatezza e vivacità da Andreas e Frank Nebl. La serata si è conclusa nel Weinbaumuseum, un edificio costruito nel 1366, con un programma di musiche per violoncello e vibrafono eseguito dalla cellista inglese Anna Carewe e dal percussionista Oli Bott.

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Per il vero e proprio appuntamento inaugurale alla Liederhalle, quest’ anno Hans-Cristoph Rademann ha scelto di eseguire in forma di concerto, l’ Idomeneo, uno dei capolavori assoluti del teatro mozartiano, presentato nella versione originale del 1781. Una partitura ricca e complessa, che costituisce uno dei primi e più impressionanti saggi della genialità teatrale di Mozart per la vastità di respiro e la maestria nel trattamento di scene corali grandiose e di arie squisite per raffinatezza di scrittura vocale e strumentale. Rademann l’ ha diretta da interprete di grande livello, confermando una volta di più la sua classe di musicista. Gli impasti ricchi e fluidi che il maestro sassone ha saputo ricavare dagli splendidi strumentisti del Bach Collegium Stuttgart e dalla Gächinger Kantorei, il respiro conferito ai vasti affreschi corali e la raffinatezza dei colori strumentali erano le caratteristiche salienti di un’ interpretazione davvero esemplare per coerenza e sagacia di scelte interpretative. Una prova davvero notevolissima da parte di un direttore che si conferma tra i più intelligenti e interessanti interpreti di oggi.

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In complesso buona anche la prova della compagnia di canto, tenendo conto che Idomeneo costituisce uno dei banchi di prova più ardui nel repertorio mozartiano per la difficoltà della scrittura vocale. La prestazione migliore è stata offerta dalla giovanissima interprete di Ilia, il venticinquenne soprano Anna Lucia Richter, che ha messo in mostra un timbro affascinante e luminoso, un bel legato e un’ eccellente dominio del fraseggio. Molto riuscita soprattutto l’ esecuzione dell’ aria “Se il padre perdei”, nella quale la Richter ha messo in mostra alcuni pianissimi dolci e ben timbrati. Una cantante già notevole che potrebbe in futuro arrivare a far cose davvero importanti in questo repertorio. Molto buona anche la prova del protagonista, il tenore Lothar Odinius, dal fraseggio incisivo e autorevole, che ha mostrato una bella sicurezza nei difficili passaggi di coloratura dell’ aria “Fuor dal mar”, eseguita nella versione originale. Marlis Petersen come Elettra ha evidenziato i suoi consueti pregi e difetti: un bel temperamento di interprete purtroppo non supportato da una sicurezza tecnica adeguata, cosicchè i virtuosismi spinti delle due arie sono stati resi in maniera abbastaza imprecisa. Interessante anche l’ Arbace del tenore americano Kenneth Tarver, dal legato abbastanza fluido e interprete molto corretto. Non altrettanto si può dire del mezzosoprano svedese Jenny Carlstedt come Idamante, arrivata pochi giorni prima del concerto a sostituire una collega ammalata. Voce piccola e abbastanza sorda per mancanza di proiezione e interprete spesso impacciata e incerta. Corretti gli interventi delle parti di fianco. Successo trionfale per tutti, con più di dieci minuti di applausi da parte del pubblico di una Liederhalle quasi esaurita in ogni ordine di posti.

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