Sviatoslav Richter interpreta la Sonata D.894 di Schubert

Il centenario della nascita di Sviatoslav Richter ha dato modo alle case discografiche di ripubblicare gran parte della vastissima discografia lasciataci dal sommo pianista russo, oltre a diversi documenti video. Tra gli autori di cui Richter è stato interprete quasi ineguagliabile, Schubert occupa senza dubbio una posizione di primo piano. Può essere opportuno riportare quanto ha scritto il musicologo parmense Gian Paolo Minardi in un saggio apparso nel marzo 2009 sulla rivista Classic Voice:

 

… in effetti il cammino di Richter fu sempre rivolto esclusivamente alla musica – “Amo Wagner. È il mio Dio delle musica!” – più che al pianoforte che pur dominava come pochi altri, con una tecnica tanto personale quanto ardimentosa, sollecitato dal demone di un virtuosismo sfrenato, che tuttavia sapeva anche sopirsi e lasciar posto ad un altro demone, più misterioso ancora, col quale accompagnava l’ ascoltatore nei meandri più sotterranei di certi adagi schubertiani, attraverso quelle lunghezze impossibili da sostenere se non da chi, come lui, possedeva certe antenne capaci di captare i messaggi più criptici, come quelli della musica: davvero un “enigma” , come dice il titolo di Monsaingeon, un ineffabile enigma. E tuttavia dietro l’ enigma vi erano motivazioni razionali, linee guida che scaturivano da quel brulicante universo fantastico che occupava la sua mente, il suo sentire, attraversato dalle più singolari sollecitazioni, provenienti dalla letteratura, dal teatro sopratutto, filtrate attraverso la dimensione, tutta russa del grottesco, del travestimento del Clown. Fantasia e razionalità intrecciate misteriosamente, come quando spiegava il suo modo di intendere le Sonate di Schubert le cui strutture riteneva simili a quelle del corpo: semplice l’ interpretazione, diceva, “occorre trovare la verticale che separa il corpo in due: a destra la luce, a sinistra le tenebre” richiamando l’ esempio dell’inizio della Sonata in sol maggiore in cui il velo delle tenebre “si alza solamente nello sviluppo (Dio disse: e la luce sia), ma non per molto.

 

Il video che propongo è appunto quello di un’ esecuzione della Sonata in sol maggiore D. 894, registrata all’ Aldeburgh Festival nel 1977. Una prestazione straordinaria da parte di un Richter davvero all’ apice della forma, che mette in mostra tutte le sue splendide qualità di narratore e la sua profonda penetrazione stilistica di un autore a lui caro come pochi altri e del quale è stato interprete di levatura storica.

 

 

Franz Schubert

Sonata in sol maggiore op. 78, D. 894

Molto moderato e cantabile

Andante

Menuetto: Allegro moderato e Trio

Allegretto

Sviatoslav Richter, pf.

Aldeburgh 1977

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