Staatsorchester Stuttgart – Manfred Honeck e Kirill Gerstein

Foto ©Martin Sigmund
Foto ©Martin Sigmund

Per il concerto finale della stagione sinfonica 2014/15 la Staatsorchester Stuttgart ha invitato Manfred Honeck, il direttore austriaco che dal 2006 al 2011 è stato Generalmusikdirektor della Staatsoper e continua a collaborare regolarmente con il complesso. Honeck, che oggi è una delle bacchette più apprezzate a livello internazionale, ha iniziato la sua carriera come violista nei Wiener Philharmoniker divenendo in seguito assistente di Claudio Abbado alla Gustav Mahler Jugendorchester e poi Erste Kapellmeister all’ Oper Zürich. Tra i principali incarichi da lui ricoperti oltre a quello di Stuttgart, il più importante è senza dubbio il ruolo di Music Director della Pittsburgh Symphony Orchestra, con la quale ha compiuto numerose tournées internazionali e realizzato una lunga serie di incisioni molto apprezzate dalla critica, in particolare i CD delle Sinfonie di Mahler. Il maestro austriaco si esibisce regolarmente anche in Italia, dove i suoi concerti con l’ Orchestra dell’ Accademia di Santa Cecilia hanno sempre ottenuto grande successo, tanto che da più parti è stato fatto il suo nome come possibile successore di Sir Antonio Pappano.

Per questo appuntamento alla Liederhalle il solista era un altro nome ben conosciuto qui a Stuttgart: il pianista russo Kirill Gerstein, uno dei migliori virtuosi della giovane generazione, che è anche titolare della cattedra di pianoforte alla Stuttgarter Hochschule  für Musik und Darstellende Kunst. Nato nel 1979 a Voronezh nell’ allora Unione Sovietica ed emigrato in Occidente nel 1993, Gerstein si è fatto un nome a livello internazionale con la vittoria nell’ Arthur Rubinstein Piano Competition del 2001 e si è poi affermato con numerose esibizioni in tutto il mondo, sia come solista che insieme a tutte le migliori orchestre europee ed americane. Anche dal punto di vista culturale il programma del concerto era di grande rilevanza, perché Kirill Gerstein ha presentato al pubblico della Liederhalle la prima esecuzione tedesca del Concerto N° 1 op. 23 di Tschaikowsky nella nuova edizione critica pubblicata dal Tschaikowsky Museum di Klin e basata sulla versione del 1879. Infatti il concerto, che è uno dei brani più conosciuti del repertorio sinfonico, viene normalmente eseguito nella terza versione, quasi certamente rielaborata da Alexander Siloti, il leggendario virtuoso ucraino che fu allievo del compositore e poi di Liszt e che era anche cugino di Sergej Rachmaninov, il quale gli affidò la prima esecuzione assoluta del suo Concerto N° 2. Gerstein ha avuto accesso alle fonti originali e ha ritrovato la partitura della seconda versione, utilizzata da Tchaikowsky in più occasioni fino al suo ultimo concerto pubblico a Sankt Petersburg la sera del 28 ottobre 1893, quando diresse il Concerto insieme alla prima esecuzione assoluta della Sesta Sinfonia. La nuova versione critica del Concerto op. 23 è stata pubblicata quest’ anno in occasione del 175° anniversario della nascita di Tschaikowsky e dei centoquarant’ anni dalla prima esecuzione del brano, avvenuta a Boston nel 1875. Kirill Gerstein ne ha realizzato un’ incisione discografica che è stata pubblicata da poco.

Dal punto di vista musicale, la partitura dell’ edizione critica non presenta grandi modifiche per quanto riguarda il materiale tematico. Quello che suona abbastanza diverso agli orecchi dell’ ascoltatore che conosce il pezzo nella versione tradizionale è l’ effetto sonoro d’ insieme, che suona decisamente alleggerito e depurato di tutti gli effetti retoricamente bombastici. A partire dai primi accordi del pianoforte, che in questa versione si eseguono arpeggiati, la dinamica del pezzo suona molto più raffinata e ricca di sfumature e l’ orchestrazione è decisamente più leggera e trasparente. Gerstein e Honeck ne hanno dato una lettura elegante e ricca di temperamento. Il pianista russo-americano ha messo in mostra una tecnica da vero virtuoso di alta classe, superando con sicurezza tutte le difficoltà tecniche del primo movimento e dando il massimo rilievo alla melanconia melodica tipicamente slava dell’ Adagio. Elettrizzante anche l’ esecuzione dell’ Allegro con fuoco, nel quale Gerstein ha offerto un’ ulteriore prova della solidità granitica del suo pianismo sigillando in modo entusiasmante un’ interpretazione ricca di slancio e passionalità, davvero esemplare. Splendido anche il fuori programma, che era il Transcendental Étude N° 7 “Eroica” di Liszt, con i balenanti arpeggi e i passaggi di ottave resi da Gerstein con una sicurezza e una chiarezza di fraseggio assolutamente soggioganti.

Dopo la pausa, Manfred Honeck ha guidato la Staatsorchester in una emozionante lettura di Ein Heldenleben. Tutte le sottigliezze armoniche, di sapienza nella strumentazione e tutta la logica concettuale della scrittura di Richard Strauss sono state rese alla perfezione dal maestro austriaco, che ha ottenuto dall’ orchestra una prestazione di altissima qualità soprattutto per quanto riguarda la pasta sonora degli archi e il sontuoso splendore sinfonico della sonorità d’ insieme. Un’ interpretazione di tono acceso e vibrante, a partire dal fervore appassionato con cui Honeck ha esposto il tema dell’ eroe che apre il brano. Perfetta la resa del gioco dei fiati in “Des Helden Widersacher”, in cui Honeck ha trovato sonorità pungenti ed espressive, ottimo il tono nobilmente lirico con cui Jewgeni Schuk, il Konzertmeister della Staatsorchester, ha suonato gli assoli di violino in “Des Helden Gefahrtin” e ammirevole la lucidità espositiva con cui Honeck ha messo in evidenza tutta la lunga e complessa struttura di citazioni dai precedenti poemi sinfonici straussiani che costituisce uno degli aspetti peculiari di questa partitura. Il perfetto equilibrio strutturale e la tensione espositiva impressa da Honeck all’ esecuzione hanno trovato il loro culmine in una coda che è stata una vera esplosione di colori strumentali resi dall’ orchestra in maniera davvero ammirevole. Senza dubbio si è trattato di una delle migliori esecuzioni del brano tra quelle da me ascoltate dal vivo, un’ ulteriore conferma del talento di un direttore che si è conquistato un posto di rilievo tra le bacchette della nostra epoca. Il pubblico, accorso in massa alla Liederhalle per festeggiare l’ ex Generalmusikdirektor della Staatsoper, ha tributato un successo entusiastico al direttore e all’ orchestra.

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7 pensieri su “Staatsorchester Stuttgart – Manfred Honeck e Kirill Gerstein

  1. Ho ascoltato più volte Honeck a S.Cecilia, e condivido il giudizio positivo. Mi pare particolarmente versato per il repertorio tardo-romantico e del primo novecento.

      • Eh beh, carisssimo…troppo facile. Non so quali siano gli autori in cui Mitropolous si è cimentato di cui le sue esecuzioni non siano (quando va male, spesso sono la versione definitva) fra le quattro-cinque davvero indispensabili (penso a Tosca, Fanciulla del West, Ernani, Simon Boccanegra, Ballo in Maschera, Requiem e Sinfonia Fantastica di Berlioz, tutto Mahler, tutto Strauss, seconda sinfonia di Schmidt, Tallis Fantasia di Vaughan Wlliams…ed ho nominato giusto le prime che mi vengono in mente..).

      • Verissimo. Io aggiungo all’ elenco anche il Wozzeck e la Forza del Destino, oltre al Concerto per violino di Berg e alla Patetica

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