“Pikowaja dama” di Tschaikowsky al Festspielhaus Baden-Baden

Foto ©Andrea Kremper
Foto ©Andrea Kremper

Come accade regolarmente ogni estate, anche quest’ anno Valery Gergiev ha portato a Baden-Baden i complessi del Mariinsky Theater di Sankt Petersburg per una serie di rappresentazioni liriche e sinfoniche. Il rapporto di collaborazione tra il grande direttore russo e il Festspielhaus Baden-Baden risale addirittura ai tempi della costruzione del teatro, del quale Gergiev diresse la serata inaugurale il 18 aprile 1998. Da allora la città è divenuta una sede fissa per le tournées del Mariinsky, che sono sempre uno degli appuntamenti più seguiti nella programmazione del Festspielhaus. Per il Sommerfestspiele 2015 il teatro pietroburghese ha presentato come spettacolo principale della sua visita a Baden-Baden il nuovo allestimento di Pikowaja dama, l’ ultimo capolavoro operistico di Tschaikowsky del quale quest’ anno ricorre il centoventicinquesimo anniversario della prima esecuzione, che ebbe luogo proprio al Mariinsky il 19 dicembre 1890. L’ appuntamento era sicuramente di quelli da non mancare e infatti il Festspielhaus ha fatto registrare il tutto esaurito in entrambe le repliche, con la presenza di giornalisti provenienti da tutta la Germania e da diverse nazioni europee.

Come hanno scritto alcuni critici tedeschi e francesi, la nuova produzione firmata da Alexei Stepaniuk, regista che da ventidue anni collabora stabilmente con il Mariinsky, era un esempio tipico di quella contaminazione tra stile teatrale russo ed elementi occidentali che da sempre caratterizza molti spettacoli del teatro di Sankt Petersburg. In ogni caso si trattava di una bella messinscena, molto elegante e ammirevole per leggibilità, compostezza e bellezza classica delle immagini sceniche. Tutto iniziava con un castello di carte costruito davanti al boccascena da un figurante che impersonava Hermann da bambino. Il dispositivo scenico ideato da Alexander Orlov consisteva in una serie di pannelli mobili che permettevano di restringere e dilatare gli spazi creando illusioni prospettiche intriganti e di assoluta logicità nel fornire sfondi molto efficaci agli stupendi costumi creati da Irina Cherednikova, ammirevoli per buon gusto e ricchezza decorativa. A completare il racconto scenico contribuivano le magnifiche luci di Alexander Sivaev. In sintesi, uno spettacolo attraente e raffinato pur nella essenzialità della concezione, davvero esemplare nel rendere al meglio tutte le sfumature drammatiche della vicenda, che da questa lettura scenica è uscita evidenziata al meglio sotto ogni punto di vista.

Foto ©Andrea Kremper
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Per quanto riguarda l’ esecuzione musicale, io chiaramente mi aspettavo grandi cose da una bacchetta come quella di Valery Gergiev alle prese con una partitura della quale è considerato da anni uno degli interpreti di riferimento e che ha diretto in innumerevoli occasioni sulle maggiori scene internazionali. Aspettative che non sono andate deluse, perché il grande direttore russo e la sua magnifica orchestra del Mariinsky hanno dato una lettura orchestrale di un livello assolutamente perfetto per splendore sonoro e idiomaticità stilistica. Gergiev è un musicista che a volte pecca di superficialità in quanto oberato di impegni, ma quando si ha la fortuna di ascoltarlo in una serata ispirata è un interprete di razza che possiede capacità narrative, temperamento e sensibilità coloristica come pochissimi altri al mondo. Alle prese con una partitura che domina come nessun altro e che ha indagato in tutti i dettagli, Gergiev ha scatenato al massimo il suo talento di narratore in una lettura avvincente per forza drammatica, cura minuziosa dei dettagli e delle atmosfere e potenza di evocazione. La raffinatezza del quadro iniziale e della scena del ballo, la drammaticità intensa della scena tra Hermann e la Contessa, i toni plumbei e l’ atmosfera disperata del quadro sulla Neva e la tremenda tensione del finale erano i punti salienti di una direzione che costituisce un vero e proprio punto di riferimento nella storia esecutiva di quest’ opera, anche per merito dei complessi orchestrali e corali del Mariinsky che hanno fornito una prestazione di altissimo livello, letteralmente galvanizzati dalla bacchetta del loro direttore stabile.

Le due repliche dello spettacolo presentavano ciascuna un cast differente. Nella recita che ho ascoltato io agiva la seconda compagnia, nella quale l’ elemento più interessante mi è sembrato il giovane soprano Irina Churilova che impersonava Lisa e ha messo in mostra un bel colore vocale, sicurezza nelle note alte e un buon temperamento di fraseggiatrice, molto passionale e partecipe. Buona anche la prova del tenore Maxim Aksenov come Hermann, molto sicuro nel reggere una tessitura aspra e faticosa come poche altre e interprete efficace sia dal punto di vista vocale che scenico. Interessante anche la voce del mezzosoprano Yekaterina Krapivina, che come Polina ha contribuito a una bella resa del celebre duetto con Lisa che apre il secondo quadro dell’ opera. Molto buono per spigliatezza di fraseggio e robustezza del mezzo vocale il Tomski del baritono Roman Burdenko. L’ altro baritono Vladislav Sulimsky ha cantato l’ aria del Principe Jelezki con una bella intensità passionale e dal punto di vista scenico ha creato un personaggio notevole nella sua gelida compostezza di gesti. Il mezzosoprano Maria Maksakova ha dato un ritratto efficace della Contessa, di buon livello vocale e fraseggio ricco di spunti interessanti. Molto compatto e coeso tutto il resto del cast. Trionfo finale ben meritato per una produzione davvero di altissimo livello.

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