RSO Stuttgart des SWR – Herbert Blomstedt e Sebastian Manz

Hebert Blomstedt e Sebastian Manz durante il concerto alla Liederhalle
Herbert Blomstedt e Sebastian Manz durante il concerto alla Liederhalle

Con il penultimo concerto della stagione in abbonamento, la Radio-Sinfonieorchester Stuttgart des SWR ha regalato al suo pubblico una serata straordinaria, resa tale dal ritorno sul podio di un grandissimo della bacchetta come Herbert Blomstedt. Nato nel 1927 negli USA da genitori svedesi e in carriera ormai da più di sessant’ anni, formatosi al Conservatorio di Stockholm e all’ Università di Uppsala, perfezionatosi successinamente alla Julliard School of Musik di New York e a Darmstadt, il direttore svedese si è guadagnato una solida reputazione internazionale soprattutto con i due lunghi periodi di direzione stabile alla San Francisco Symphony Orchestra (dal 1985 al 1995) e alla Gewandhausorchester Leipzig (diciottesimo Gewandhauskapellmeister, dal 1998 al 2005) oltre che per la collaborazione regolare con tutte le grandi orchestre sinfoniche mondiali. Un lavoro documentato da una ricca discografia della quale molti titoli hanno ricevuto i principali premi e riconoscimenti della stampa specializzata e in cui spiccano soprattutto incisioni come l’ integrale bruckneriana registrata con la Gewandhausorchester e considerata una delle versioni di riferimento.

Blomstedt è da anni ospite regolare nelle stagioni della RSO des SWR e anche questa volta il suo ritorno era attesissimo dal pubblico della Liederhalle. La prima cosa che vorrei mettere in risalto è sicuramente l’ incredibile freschezza fisica e mentale che il maestro, giunto alla soglia degli 88 anni, dimostra sul podio. Alto e sottile nella figura, il direttore svedese si esprime con una mimica asciutta, essenziale ed energica e l’ orchestra, letteralmente galvanizzata dalla presenza di un musicista di questa statura, ha offerto una prestazione che deve essere annoverata tra le migliori ascoltate in questi ultimi anni per qualità di suono e compattezza d’ insieme. Nella prima parte il programma prevedeva il Concerto per clarinetto e orchestra di Carl Nielsen, autore che Blomstedt ha sempre proposto regolarmente in tutto il mondo e del quale è considerato tra i massimi interpreti. Solista era il ventisettenne Sebastian Manz, primo clarinetto della RSO des SWR e arrivato alla notorietà con la vittoria nell’ ARD Musikwettbewerb del 2008, primo solista del suo strumento a ottenere questo premio negli ultimi quarant’ anni. Sebastian Manz, nativo di Hannover e nipote del leggendario violinista russo Boris Goldstein, si è imposto in questi ultimi anni a livello internazionale come uno dei migliori giovani solisti del momento e la sua esecuzione del Concerto di Nielsen ha ulteriormente confermato le sue qualità, davvero di altissimo livello. Il giovane clarinettista ha messo in mostra un virtuosismo scintillante e un suono morbido, perfettamente controllato e variegatissimo nelle dinamiche, oltre a un fraseggio personale e ricco di inventiva che l’ atmosfera orchestrale trasparente e raffinata creata da Blomstedt metteva in risalto come meglio non si sarebbe potuto desiderare. Una prestazione di classe assoluta, ulteriormente ribadita dall’ esecuzione graffiante e spiritosissima dei primi due dei Three Pieces for Clarinet Solo di Strawinsky, eseguiti come fuori programma.

Herbert Blomstedt e la RSO des SWR nella Nona di Bruckner
Herbert Blomstedt e la RSO des SWR nella Nona di Bruckner

Nella seconda parte, l’ esecuzione della Nona Sinfonia di Bruckner è stata davvero una di quelle che si ricorderanno a lungo. Lo stile interpretativo bruckneriano di Blomstedt si basa, come quello di Günter Wand (un altro grandissimo del podio che, come il maestro svedese, rifiutava decisamente l’ approccio mediatico alla professione), su un approccio stilistico caratterizzato da un tono  di essenzialità sobria. Una perfetta definizione delle architetture unita a una scrupolosa cura dei dettagli e alla capacità di dare il massimo rilievo alle espansioni melodiche tramite un fraseggio nobile e intensissimo nella sua sobria espressività sono i criteri di base delle letture bruckneriane di Herbert Blomstedt. Questa stupenda esecuzione dell’ ultimo capolavoro lasciatoci dal compositore austriaco era davvero esemplare per il tono intenso e partecipe della concezione e il serrato, severo splendore sinfonico della sonorità che il maestro ha saputo ottenere dalla RSO des SWR, che qui ha letteralmente superato se stessa. Occorrerebbero molte pagine per descrivere minutamente tutti gli splendidi particolari di un’ esecuzione davvero di altissimo livello, a partire dagli splendidi blocchi di suono morbido e compatto nel primo tempo fino alla perfetta scansione ritmica dei fraseggi nello Scherzo e alla splendida, intensissima cantabilità dell’ Adagio. Al termine del lento incedere finale verso la chiusa, con le sue molteplici memorie tematiche che trapassano dal disegno dei violini richiamante il tema del Graal parsifaliano fino ai corni che da ultimo citano il tema iniziale in arpeggio della Settima Sinfonia, il pubblico della Liederhalle è rimasto in un silenzio attonito per più di un minuto prima di scatenare una vera e propria tempesta di applausi, giusto riconoscimento a una serata che rimarrà a lungo nella memoria di quelli che erano presenti.

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