Kirill Petrenko nuovo Chefdirigent dei Berliner Philharmoniker

Foto ©Bregenzer Festspiele / Dietmar Mathis
Foto ©Bregenzer Festspiele / Dietmar Mathis

Con una mossa che ha colto abbastanza di sorpresa il mondo musicale, i Berliner Philharmoniker hanno comunicato ieri la nomina del nuovo Chefdirigent, che nel 2018 succederà a Sir Simon Rattle. La scelta è caduta sul quarantaduenne Kirill Petrenko, attuale Generalmusikdirektor della Bayerische Staatsoper. I Berliner hanno così rimediato efficacemente alla pessima figura mediatica di alcune settimane fa, quando avevano convocato la stampa di tutto il mondo, senza avere praticamente un nome sicuro in mano, a una riunione che si era logicamente conclusa con un nulla di fatto. In maniera intelligente, i 124 membri del complesso berlinese hanno continuato le loro ricerche al riparo dal mainstream mediatico e hanno comunicato la decisione ufficiale a giochi fatti, solo dopo aver ottenuto il consenso dell’ interessato. Occorre aggiungere che non si sa ancora nulla riguardo alla durata dell’ incarico, in quanto lo stesso Petrenko ha dichiarato alla stampa berlinese che le trattative per la stesura del contratto richiederanno ancora qualche settimana. Il giornalista Axel Brüggemann, un nome di punta della stampa tedesca, spesso assai critico nei confronti dei Berliner e solitamente molto ben informato, ipotizza addirittura, insieme a Manuel Brug su Die Welt, che Petrenko assuma l’ incarico solo a partire dal 2020, quando scadrà il suo contratto a München.

Ricapitoliamo brevemente la biografia del nuovo Chefdirigent. Nato nel 1972 a Omsk, in Siberia, da una famiglia di musicisti, Kirill Petrenko è emgrato in Austria con i genitori all’ età di diciotto anni e ha iniziato i suoi studi a Voralberg, dove il padre suonava come violinista nella locale orchestra sinfonica, proseguendoli poi alla Universität für Musik und darstellende Kunst Wien e lavorando poi come assistente con direttori celebri come Myung-Whun Chung, Edward Downes, Péter Eötvös e Semyon Bychkov. Il suo debutto sul podio avvenne nel 1995 a Voralberg. Nel 2001 ebbe uno dei suoi primi successi a livello internazionale dirigendo Der Rosenkavalier alla RAI di Torino in sostituzione di Giuseppe Sinopoli, scomparso da poche settimane. Dal 1999 al 2002 il giovane maestro divenne Generalmusikdirektor al Südthüringisches Staatstheater di Meiningen dove diresse la sua prima produzione del Ring wagneriano rappresentata in quattro sere consecutive, come l’ autore voleva. Subito dopo Petrenko assunse il medesimo incarico alla Komische Oper di Berlino dove rimase fino al 2007, imponendosi gradualmente come una delle giovani bacchette più promettenti del momento. Dopo aver esordito sul podio di molte grandi formazioni sinfoniche internazionali, nel 2010 il musicista di Omsk venne designato come successore di Kent Nagano alla guida della Bayerische Staatsoper, incarico da lui assunto a partire dal 2013. Il suo lavoro nella capitale bavarese ha finora ricevuto molti apprezzamenti da parte del pubblico e della critica e lo ha imposto come uno dei candidati più accreditati alla successione di Sir Simon Rattle, che nel 2018 lascerà i Berliner alla scadenza del suo contratto per divenire, con un anno di anticipo, Music Director della London Symphony Orchestra.

Kirill Petrenko non è un personaggio molto mediatico: non ha un sito web personale, non ha un contratto con una multinazionale discografica, raramente concede interviste ed ha fama di musicista che bada al sodo e lavora intensamente senza preoccuparsi del look come fanno molti odierni puponi della bacchetta, in un mondo musicale dove le carriere ormai si costruiscono spesso badando all’ aspetto e alla forma più che alla sostanza. È sicuramente un aspetto positivo che avrà avuto il suo peso nella decisione dei Berliner Philharmoniker, oltre al fatto che si tratta di un direttore ancora in giovane età e quindi capace di sviluppare la sua personalità di musicista in sintonia con un’ orchestra che ama plasmare le sue caratteristiche e costruire il suono insieme al direttore. Proprio quello che è mancato al lavoro di Rattle, ottimo musicista e interprete originale di certo repertorio ma che non ha mai trovato una sintonia vera e completa con l’ orchestra per quanto riguarda la cultura e la definizione del suono.

Certamente si tratta di una scelta non priva di incognite. In primo luogo, si potrebbe ricordare che Claudio Abbado e Simon Rattle ricevettero la nomina a Chefdirigent avendo già collaborato regolarmente per molti anni con i Berliner. Il maestro italiano infatti aveva esordito alla Philharmonie nel 1966 e Rattle nel 1989. Petrenko al contrario ha diretto finora l’ orchestra solo in tre concerti. Avrebbe dovuto tornare l’ inverno scorso con la Sesta di Mahler ma ha cancellato l’ impegno per motivi di salute. In secondo luogo va detto che si tratta di un direttore che deve ancora dimostrare la sua vera abilità nel grande repertorio sinfonico austro-tedesco, spina dorsale nella programmazione dei Berliner. A queste incognite io dal mio punto di vista posso aggiungere che si tratta di una bacchetta dotata di grandi potenzialità, capace di bellissime intuizioni musicali  ma spesso incostante negli esiti interpretativi.

Io ho ascoltato Kirill Petrenko dal vivo solo una volta, diversi anni fa a Berlino, nel Das Land des Lächelns di Lehár con la regia di Peter Konwitschny che fu la sua ultima produzione alla Komische Oper. L’ impressione che ne avevo ricavato era stata molto positiva e avevo memorizzato il nome come quello di una sicura promessa del podio. Negli anni successivi ho ascoltato diverse sue esecuzioni operistiche alla radio e in streaming video che mi hanno lasciato parecchi dubbi. In particolare, il suo Ring bayreuthiano del 2013 mi è parso nel complesso molto mediocre e immaturo nella concezione, soprattutto nelle ultime due giornate. Tra le sue produzioni monacensi, ho trovato Die Frau ohne Schatten molto imprecisa oltre che noiosa, superficiale La Clemenza di Tito  e complessivamente infelicissima la recente Lucia di Lammermoor. Le sue interpretazioni nel campo sinfonico mi sono sembrate invece sempre molto interessanti, originali e ricche di nuove prospettive. Per esempio la Seconda Sinfonia di Elgar, da lui eseguita nel 2009 in occasione del suo esordio con i Berliner Philharmoniker insieme a un fulminante Terzo Concerto di Beethoven suonato da Lars Vogt e da me ascoltata in diretta streaming tramite la Digital Concert Hall, mi è rimasta nella memoria come una lettura davvero rivelatrice per il tono fervido e appassionato unito a una perfetta penetrazione analitica del fraseggio. Vedremo cosa accadrà negli anni che separano il maestro russo dall’ assunzione ufficiale dell’ incarico di Chefdirigent a Berlino. In ogni caso, onore ai Philharmoniker per il coraggio dimostrato con una scelta inusuale e auguri a Kirill Petrenko.

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4 pensieri su “Kirill Petrenko nuovo Chefdirigent dei Berliner Philharmoniker

  1. Ma Esa-Pekka Salonen e’ stato considerato? Oltre ad essere il top beethoveniano al momento, avrebbe assicurato una robusta proiezione verso la musica moderna e d’avanguardia.

    • Io non ne ho sentito parlare come candidato. Anche per me sarebbe stata la scelta migliore. Bisognerebbe poi anche sapere se per caso è stato interpellato e ha rifiutato. Axel Brüggemann su Cicero Online oggi afferma che Petrenko è stato solo la quarta scelta dopo altri tre che hanno declinato l’ invito.
      Saluti

  2. Io faccio ogni sforzo per dimenticare i grandi del passato (mica un passato così lontano). Ma come si fa? Ascolto le direzioni di Petrenko, per esempio la Settima di Shostakovic. Forse è colpa mia che ho stampata nella memoria l’esecuzione di Mravinskij. Mi dico che forse era la Filarmonica di Leningrado a fare la differenza, visto che l’Orchestra Nazionale della RAI è altra cosa. Però la ascolto tutta, vedo il tratto direttoriale di Petrenko, quella certa superficialità, e anche il suono confuso dell’orchestra. Sembra che la registrazione vecchia sia quella di Petrenko, non quella di Mravinskij. Mah.

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