Arabella Steinbacher e Juri Temirkanow a Stuttgart

Foto ©Sammy Hart
Foto ©Sammy Hart

La tournée primaverile della Saint Petersburg Philharmonic Orchestra in Austria, Ungheria e Germania ha toccato anche Stuttgart, nell’ ambito dei Meisterkonzerte della SKS, in una Liederhalle quasi completamente gremita per un appuntamento che era davvero di quelli da non mancare, sia per il valore del complesso che per la presenza come solista di Arabella Steinbacher, che io considero senza alcun dubbio la migliore violinista tedesca della giovane generazione.  Era da tempo che aspettavo l’ occasione di riascoltare questa formidabile compagine che, per qualità e tradizione,  appartiene di diritto al ristretto numero delle migliori orchestre  del mondo. Fondata nel 1882 per iniziativa dello zar Alessandro III, la Saint Petersburg Philharmonic è la più antica orchestra sinfonica russa e deve gran parte della sua fama internazionale alla pluridecennale collaborazione con il leggendario Yevgeny Mravinsky, che ne assunse la direzione stabile nel 1938 e la tenne per quasi cinquant’ anni. Sotto la sua guida l’ orchestra, che a quel tempo si chiamava Leningrad Philharmonic, si guadagnò la fama di complesso di riferimento esecutivo nel repertorio russo anche grazie allo stretto rapporto sviluppatosi con Dmitri Shostakovich, che a Mravinsky e alla sua orchestra affidò la prima esecuzione di sei delle sue Sinfonie. Alla morte di Mravinsky nel 1988 la guida stabile della formazione venne ereditata da Juri Temirkanov, suo ex assistente che ne ha mantenuto intatta la fantastica qualità esecutiva. Fin dalle prime battute della Sinfonia da La Forza del Destino, che apriva la serata, si sono potute apprezzare le straordinarie qualità di questa magnifica orchestra. Il suono è rotondo, compatto, con una stupenda tinta dorata, perfettamente equilibrato in tutte le sezioni. Il gesto di Temirkanow, che non adopera la bacchetta, dimostra una totale intesa con gli strumentisti. Dal punto di vista interpretativo, la lettura era carica di intensa drammaticità soprattutto in una chiusa ammirevole per il vigore e il tono accesissimo.

Era poi il turno di Arabella Steinbacher, alla sua seconda esibizione a Stuttgart in questa stagione, che questa volta presenzava il concerto op. 26 di Max Bruch. Seguo da tempo la trentatreenne virtuosa monacense e posso dire che tutte le sue esibizioni da me ascoltate in questi ultimi anni dimostrano una costante maturazione musicale che oggi la pone tra le migliori violiniste del momento. La Steinbacher ricava dal suo splendido strumento, lo Stradivari “Booth” del 1716, un suono caldo, pastoso, magnifico per luminosità e penetrazione. La tecnica è da virtuosa di altissimo livello nella condotta dell’ arco e nella definizione perfetta delle agilità. Fin dalla prima entrata del solista la flessibilità del fraseggio e il fervore espressivo della giovane violinista tedesca dimostravano una classe interpretativa e un carisma davvero da interprete di alto profilo. Temirkanow, che come accompagnatore ha pochi rivali al mondo, l’ ha sostenuta e assecondata in maniera perfetta, calibrando i colori orchestrali sul suo suono con una precisione infallibile. Stupenda, poeticissima è stata la resa dell’ Adagio, le cui linee melodiche sono state esposte dalla Steinbacher con una nobiltà di canto e un’ intensità espressiva da musicista di altissimo rango. Nel Finale, a partire dalle prime tre note staccate e accentate in maniera più marcata del solito, l’ esecuzione è stata ammirevole per fluidità, eleganza e souplesse virtuosistica oltre che per la capacità, che io da sempre apprezzo molto nel modo di suonare della Steinbacher, di stabilire un’ assoluta intesa espressiva con l’ orchestra, in un reciproco scambio di colori e sfumature assolutamente avvincente da seguire. Dopo una prestazione di questo livello, sono sempre più convinto che Arabella Steinbacher ha tutte le qualità per diventare una delle violiniste di riferimento nel mondo musicale dei prossimi anni.

Nella seconda parte, Temirkanow ha presentato la Quarta Sinfonia di Tschaikowsky, un autore del quale lui e la Saint Petersburg Philharmonic sono considerati da anni interpreti paradigmatici. Qui l’ orchestra ha mostrato tutti gli aspetti migliori della sua fantastica qualità sonora,  con una bellezza timbrica e una precisione che raramente si possono ascoltare a livelli tanto elevati. I musicisti pietroburghesi suonano questa musica con la naturalezza espressiva di chi si esprime nella lingua materna e un fraseggio che appare giusto e logico in tutti i suoi aspetti. Rispetto alle insisioni discografiche conosciute dagli appassionati, l’ interpretazione di Temirkanow si è fatta più scabra ed essenziale nei toni, con una infinita varietà agogica e dinamica e senza la minima ricerca dell’ effetto gratuito. Il maestro di Naltschik sembra quasi trattenere le sonorità orchestrali durante i primi tre movimenti e lascia scatenare il complesso solo nel Finale, che è stato reso con una grandiosità infuocata e avvincente. La potenza evocativa e il tono epico della narrazione raggiunti da Temirkanow e dalla Saint Petersburg Philhamonic in questa lettura costituiscono un esempio davvero molto difficile da eguagliare a questi livelli. Si può fare diversamente, non si può fare meglio di come abbiamo ascoltato in questa occasione. La serata si è conclusa con uno splendido fuori programma, “Salut d’ amour” op. 12 di Elgar, cesellato nella linea melodica da Temirkanow con un’ eloquenza e una preziosità di particolari che hanno suggellato al meglio un concerto tra i più belli ascoltati negli ultimi anni qui a Stuttgart.

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