Christian Gerhaher a Stuttgart – “Die schöne Müllerin”

Foto @Rheingau Musik Festival/Ansgar Klostermann
Foto @Rheingau Musik Festival/Ansgar Klostermann

Nella vita musicale di Stuttgart la liederistica occupa un posto di rilievo grazie alla presenza della Internationale Hugo-Wolf-Akademie, istituzione didattica e concertistica fondata nel 1967 dal compositore Hermann Reutter che richiamò in vita il progetto dell’ Hugo-Wolf-Verein la cui attività ebbe inizio nel 1898 per merito dell’ avvocato Hugo Faißt, amico intimo e sostenitore di Hugo Wolf. Il sodalizio organizza, oltre a masterclasses tenute dai massimi interpreti del Lied e all’ Internationale Wettbewerb für Liedkunst, anche una stagione concertistica nella quale si alternano cantanti di fama e giovani interpreti segnalatisi nei corsi. Sicuramente il concerto di punta del cartellone di quest’ anno era il recital di Christian Gerhaher, il quarantaseienne baritono nativo di Straubing che oggi è ritenuto il più illustre continuatore della grande tradizione liederistica tedesca grazie alle sue esibizioni presso tutte le istituzioni concertistiche più prestigiose del mondo e a una ricca discografia, insignita dei maggiori premi internazionali del settore. Era una serata attesissima dal pubblico di Stuttgart come uno degli eventi musicali più importanti dell’ anno. La Mozart-Saal della Liederhalle era esaurita da diverse settimane e molte persone hanno atteso davanti all’ Abendkasse nella speranza di trovare un posto all’ ultimo momento. Ne valeva la pena, perché il concerto è stato davvero di altissimo livello.

Come molti suoi illustri predecessori, Christian Gerhaher è un artista di grande e profonda cultura: parallelamente agli studi di canto si è laureato in Medicina ed è anche autore di diversi saggi specialistici sul repertorio liederistico. Fin dagli inizi della sua carriera, accanto ad apprezzate interpretazioni di ruoli operistici, si è dedicato intensamente alla musica vocale da camera insieme a Gerold Huber, suo collaboratore pianistico stabile fin dagli anni di studio. Lo avevo ascoltato qui a Stuttgart quasi tre anni fa nei Lieder eines fahrendes Gesellen di Mahler con la RSO des SWR diretta da Eliahu Inbal e attendevo con molta curiosità questo Liederabend in cui Gerhaher insieme a Gerold Husch presentava il celebre ciclo schubertiano “Die Schöne Müllerin”, del quale i due artisti hanno realizzato un’ incisione discografica che ha vinto nel 2004 il prestigioso premio ECHO Klassik. Ne valeva davvero la pena, perché l’ interpretazione che abbiamo ascoltato era di quelle destinate a rimanere a lungo nella memoria di chi era presente.

Veniamo ai fatti. La voce di Christian Gerhaher è di timbro chiaro, morbida e omogenea grazie a una tecnica di emissione rifinitissima con la sola, sporadica eccezione di qualche nota sul passaggio superiore non perfettamente a fuoco. La personalità interpretativa è davvero di classe assoluta e il dominio della gamma coloristica è decisamente completo a tutti i livelli. Il baritono bavarese è in grado di trarre dal suo strumento vocale una vastissima gamma di sfumature dinamiche e di utilizzarle per conferire uno splendido rilievo al fraseggio, anche grazie a una pronuncia tedesca di impeccabile eleganza e raffinatezza, senza la minima traccia di enfasi. Tutte qualità che Gerhaher mette al servizio di un carisma e di una comunicativa davvero da interprete di categoria superiore. La sua esecuzione della “Schöne Müllerin”, in perfetta sintonia con un Gerold Huber magnifico nel collaborare a realizzare un riuscitissimo scambio reciproco di atmosfere espressive fra la tastiera e la voce, è stata avvincente per la potenza evocativa della tensione drammatica e la capacità del cantante di sviscerare il significato del testo fino ai minimi dettagli. Il trapasso dal clima gioioso dei primi numeri fino al patetismo della parte centrale del ciclo e al progressivo intensificarsi dell’ atmosfera tragica è stato reso come pochissime altre volte mi era capitato di ascoltare, culminando in un “Die liebe Farbe” splendido nel suo tono di allucinata desolazione, seguito da un “Die böse Farbe” e da un “Trock’ne Blumen” calibrati in un crescendo drammatico assolutamente irresistibile per forza evocativa e penetrazione psicologica del fraseggio, cesellato con una ricchezza di dettagli straordinaria. I colori di morbida melanconia e il fraseggio dolce e sfumatissimo con cui Gerhaher ha cantato il desolato commiato di “Der Müller und der Bach” concludevano stupendamente un’ interpretazione tra le pochissime da me ascoltate in grado di reggere il confronto con i grandi esecutori storici di Schubert. Dopo una serata come questa, si può dire senza tema di smentite che Christian Gerhaher è il massimo liederista della nostra epoca. In sostanza, abbiamo ascoltato uno splendido cantante e uno di quegli artisti che in qualche modo sono la consolazione della critica, perché dimostrano che noi non chiediamo cose impossibili da realizzare e non abbiamo l’ orecchio inchiodato al passato. Datemi un cantante come Christian Gerhaher e io non mi metterò ad analizzare la sua vocalità in cerca di difetti, al contrario sono lieto di poter affermare: ecco un vero cantante, ecco un musicista intelligente, ecco soprattutto un autentico interprete. Questa è la lezione che mi ha lasciato il suo concerto alla Liederhalle, salutato giustamente da un meritatissimo trionfo di pubblico.

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