Il Divo – Jonas Kaufmann a Stuttgart

Foto ©Sony Classical
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Anche Stuttgart è stata toccata dalla divina grazia. Il superdivo planetario Jonas Kaufmann, colui che per il mainstream della lirica è ormai a tutti gli effetti il Genio emoZZionale che vibra di pura emoZZione solo ad emoZZionare emoZZionandosi, ci ha concesso una tappa della sua tournée BMW Klassik Live, organizzata per promuovere l’ ultimo prodotto discografico del prelodato Divo, ovverossia il CD operettistico “Du bist die Welt für mich” pubblicato dalla Sony lo scorso inverno. Per non essere accusato di empietà sono andato ad ascoltare il concerto anche se, come i miei quattro lettori ben sanno, il Womanizer monacense non mi annovera affatto tra i suoi estimatori. La Liederhalle era stata agghindata a festa dalla BMW, sponsor della tournée qui in Germania, che aveva esposto all’ entrata e nel foyer i modelli di punta del suo catalogo corredati di vistosissime hostess oltre a un cospicuo numero di schermi televisivi che proiettavano il trailer del concerto e all’ immancabile banco vendita dove si poteva acquistare il CD in promozione e una nutrita serie di gadgets. Tutto organizzato in maniera minuziosa e  professionalmente impeccabile, questo va detto. Come considerazione preliminare, la cosa che mi ha colpito di più è stata l’ età media decisamente elevata del pubblico presente. In più di quindici anni che frequento i teatri e le sale da concerto tedesche, non mi era ancora capitato di assistere a una serata insieme a una tale concentrazione di ultracinquantenni tanto che, nonostante io sia da tempo approdato alla mezza età, ho provato l’ insolita sensazione di essere il più giovane tra gli spettatori del mio settore. Non credo che questo dipendesse dai prezzi dei biglietti, visto che erano in linea con quelli degli eventi di questo livello e che si poteva entrare tranquillamente pagando 40 Euro per un posto dei meno cari, disponibili anche alla Abendkasse visto che il concerto non era esaurito in prevendita. Evidentemente, il target di pubblico raggiunto dal CD e dal tour era quello dei pensionati nostalgici dei bei tempi della BRD di Adenauer e Willy Brandt…

Veniamo ai fatti. Il motivo principale della mia presenza alla serata in questione era il desiderio di rendermi conto delle attuali condizioni vocali del Divo. Ho ascoltato molte volte Jonas Kaufmann qui alla Staatsoper Stuttgart nella prima metà dello scorso decennio, quando la maggior parte di quelli che oggi vanno in solluchero per lui non sapeva nemmeno che esistesse. In seguito l’ ho sentito alcune altre volte fino al 2009 a Baden-Baden, Berlino e Monaco. Dopo quasi sei anni, la serata alla Liederhalle ha confermato le impressioni da me avute ascoltando i CD e le recite trasmesse per radio e in televisione in tempi recenti. Rispetto agli anni di Stuttgart la voce di Kaufmann si è indurita e ha perso tantissimo in smalto e volume; particolarmente evidente è la corrosione del settore acuto, con note alte raggiunte a prezzo di sforzi sovrumani e che ormai sono diventate vere e proprie grida. In alcuni momenti del concerto, la voce stentava a superare l’ orchestra nonostante il tenore bavarese cantasse con il microfono, come lui stesso ha saggiamente avvertito il pubblico in apertura di serata visto che la cosa aveva provocato diverse proteste in sala durante la prima tappa del tour a Köln. Del resto, nessuno nega che Kaufmann sia un uomo intelligente, dotato di charme e comunicativa oltre che di carisma scenico e musicalità innata.

Con il CD “Du  bist die Welt für mich”, i cui brani principali costituivano il nucelo del concerto, Kaufmann ha voluto rendere omaggio al mondo dell’ operetta e della canzone melodica tedesca degli anni Trenta. Un genere musicale a cui nel dopoguerra si è ispirato quel genere di pop melodico-sentimentale che qui in Germania viene definito Schlager e che ha avuto in Udo Jürgens, Heino, Guildo Horn e, in tempi recenti, Max Raabe ed Helene Fischer i suoi rappresentanti più popolari. Questo tipo di musica era un cavallo di battaglia prediletto da tenori leggendari come Richard Tauber, Jan Kiepura, Joseph Schmidt e Marcel Wittrisch che ne hanno lasciato celebri registrazioni studiate da Kaufmann, come lui stesso ha dichiarato in diverse interviste, durante la preparazione del disco. Una cosa lodevole, per carità, ma quando si passa dalla teoria alla pratica le cose sono diverse. Questo tipo di melodie richiederebbero eleganza, leggerezza e souplesse nel fraseggio oltre alla capacità di variare la dinamica e l’ articolazione con fantasia. Tutte cose a cui mal si presta la voce del Kaufmann attuale, che suona pesante perchè divaricata e allargata artificialmente da una fonazione tutta impostata sulle contrazioni di gola. Nonostante il tenore bavarese si sforzi lodevolmente di interpretare e conferire varietà espressiva al suo canto, il gioco non riesce perchè il legato nel settore centrale tende sempre alla strascicatura e l’ unica alternativa dinamica di cui dispone è un falsetto appeso alle tonsille, sbiancato e innaturale, che oltretutto si amalgama molto male con il resto della gamma sonora. In queste condizioni il tono di trasognata sentimentalità tipico di brani come “Du bist die Welt für mich”, aria tratta dall’ operetta Der singende Traum di Richard Tauber, oppure la celeberrima aria di Tassilo “Grüß mir mein Wien” da Gräfin Mariza di Emmerich Kálmán o la serenata di Armand “Schatz, ich bitt’ Dich” da Frasquita di Lehar sono semplicemente al di sopra delle possibilitá interpretative di una voce in questa situazione e suonavano melense nel tono e generiche nella definizione dei particolari. Senza scomodare i mostri sacri di cui sopra, in epoca più recente ci sono stati tenori come Rudolf Schock, Fritz Wunderlich e Nicolai Gedda che erano dotati di ben altra rifinitura tecnica e sapevano ricavare da questi brani colori e nuances espressive che Kaufmann può solo sognarsi. Va inoltre aggiunto che durante la serata il tenore monacense è stato sostenuto molto male dalla direzione piatta, pesante e spesso fracassona di Jochen Rieder a capo di una Münchner Rundfunkorchester nemmeno troppo precisa per quanto riguarda l’ esattezza degli attacchi. Kaufmann ha concluso la serata con un “Dein ist mein ganzes Herz” in cui il settore acuto è parso particolarmente in sofferenza, con un finale davvero stentato. Il pubblico dei nostalgici della BRD e i numerosi adepti del culto dell’ emoZZione accorsi alla Liederhalle  hanno comunque applaudito a lungo; il cantante ha concesso tre fuori programma l’ ultimo dei quali, “Frag nicht, warum ich gehe” è stato sussurrato dal principio alla fine con un falsettino appeso alla porzione superiore delle corde vocali che a me personalmente ha fatto pensare ad un controtenore di seconda scelta. Ad ogni modo, la serata ha anche avuto i suoi momenti piacevoli e tirando le somme, considerando che di vere e proprie mostruosità vocali non se ne sono sentite, ci sono modi peggiori di trascorrere una domenica pomeriggio. A patto di mettere bene in chiaro che i grandi tenori sono un’ altra cosa.

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8 pensieri su “Il Divo – Jonas Kaufmann a Stuttgart

  1. Durante Cavalleria ma soprattutto in Pagliacci si notava nel divo la relativa immobilita’ del diaframma, con, per contro, contrazioni di tutti i muscoli del collo (e percio’ anche dei fonatori). Il finale dei Pagliacci e’ stato raggiunto con estrema fatica, a dimostrazione che si puo’ essere musicali ed intelligenti quanto vuoi, ma se si canta “contro natura”si paga un prezzo carissimo: chi di affondo colpisce di affondo perisce. Ciao e grazie per la recensione, Max

    • Il fatto è che i fans di K. lo apprezzano anche e soprattutto per questo. Alla gente ormai piace sentire la gola, il senso di sforzo perché lo scambiano per immedesimazione interpretativa. Ciao!

    • Secondo me, lui imita i tenori wagneriani scuri e corti degli anni Cinquanta, come Ludwig Suthaus e Ramon Vinay. Che però limitavano il loro repertorio a determinati ruoli

  2. Mi sono imbattuto in questo blog perché cercavo informazioni sullo “Schlager” e non m’è parso vero di leggere una recensione su uno spettacolo a cui ha partecipato quello che in ambito operistico è stato definito, con enfasi ovviamente, ” Il più grande tenore del mondo”. Pensare a quelli che effettivamente lo furono fa davvero tristezza. Finalmente ho letto quello che è e si merita il tanto acclamato tenore che, grazie alla presenza ed una accorta regia mediatica, vorrebbe atteggiarsi a grande della lirica. Concordo su tutto quello che è stato scritto sulle caratteristiche vocali e su un aspetto delle stesse in particolare: il falsetto di cui abbonda a piene mani con risultati penosi. Ho letto che si è salvato dal deterioramento delle corde vocali che avrebbe determinato la fine della carriera perché trovò un insegnante di canto che lo avrebbe instradato correttamente. I risultati comunque sono molto scarsi e si comprende bene che il tenore è sostenuto dai media e dagli sprovveduti ascoltatori solo perché occorre trovare qualcuno di cui fare notizia. Vista la residenza allora: bis bald

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