RSO Stuttgart des SWR – Hugh Wolff e Dame Evelyn Glennie

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L’ ottavo appuntamento con la stagione sinfonica della Radio-Sinfonieorchester Stuttgart des SWR ha attirato una cospicua quantità di pubblico con una notevole presenza di giovani, sicuramente incuriositi dalla presenza di Dame Evelyn Glennie, quarantanovenne strumentista scozzese che è stata probabilmente la prima tra i virtuosi delle percussioni ad avere una carriera di primo piano come solista. Si tratta di un personaggio molto interessante, oltre che per la sua indubbia bravura, anche per diversi altri motivi. La Glennie, nativa dell’ Aberdeenshire, ha infatti perso quasi del tutto l’ udito quando aveva dodici anni a causa di un progressivo danneggiamento di un nervo acustico causato da una malattia infantile e ha sviluppato una sensibilità che le permette di seguire la musica percependo le vibrazioni con tutto il corpo, come ha spiegato lei stessa in un saggio intitolato “Hearing Essay”. Lanciata a livello internazionale dal Grammy Award ottenuto nel 1989 con il disc della Sonata per due pianoforti e percussioni di Bela Bartók inciso insieme a Sir Georg Solti e Murray Perahia, nella sua carriera ha eseguito musiche di generi assai diversi, collaborando con artisti come Björk, Steve Hackett, Bela Fleck, Bobby McFerrin, Fred Frith e  The King’s Singers, oltre che con numerosissimi compositori contemporanei. La Glennie, che è impegnata anche in diverse attività educative e sociali, è considerata nel Regno Unito quasi un’ icona nazionale, tanto da essere stata invitata a esibirsi durante la cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici a Londra, nel 2012, in aggiunta al titolo di “Dame Commander of the Order of the British Empire” (DBE) conferitole dalla regina Elisabetta nel 2007 per i suoi meriti artistici.

Per la sua esibizione con la RSO der SWR, la Glennie ha scelto uno dei più recenti lavori a lei dedicati, un concerto per percussioni e orchestra intitolato Dreamachine, scritto dal compositore statunitense Michael Daugherty lo scorso anno per la rassegna di musica contemporanea Acht-Brücken-Musik für Köln, dove  è stata eseguita per la prima volta l’ 11 maggio 2014. Una partitura che presenta molteplici influssi stilistici, forse non originalissima ma certamente scritta e strumentata molto bene e piacevolissima all’ ascolto, nella quale Evelyn Glennie ha potuto mettere in mostra tutti gli aspetti più spettacolari del suo virtuosismo. La parte solistica prevede l’ impiego di svariati strumenti a percussione sia a suono determinato che indeterminato, in una scrittura che permette al solista di esibirsi in tutta una serie di numeri d’ alta scuola, splendidamente realizzati dalla Glennie, dimostratasi davvero una virtuosa di classe superiore. Il pubblico della Liederhalle si è divertito molto e ha reagito in maniera entusiastica, con intense e prolungate ovazioni alla solista scozzese.

La serata era interessante anche per il ritorno sul podio della RSO des SWR di Hugh Wolff, sessantunenne direttore nato a Parigi da genitori americani che iniziò la sua carriera come assistente di Mstislav Rostropovich alla National Symphony Orchestra di Washington e successivamente si è fatto un’ ottima reputazione durante il suo incarico di Principal Conductor alla Saint Paul Chamber Orchestra, una delle più quotate formazioni cameristiche statunitensi, e con i nove anni di lavoro svolti come successore di Dimitri Kitajenko nel ruolo di  Chefdirigent della hr-Sinfonieorchester di Frankfurt. Wolff è uno di quei direttori esperti e competenti che, nonostante non godano di molta visibilità mediatica, risultano spesso essere migliori musicisti e interpreti più interessanti delle cosiddette superstars. Qui a Stuttgart aveva già diretto la RSO des SWR nel novembre 2011, destando un’ ottima impressione che questa serata ha sicuramente confermato. Dopo una bella lettura, molto sobria e lineare, dell’ ouverture Egmont di Beethoven, il direttore americano ha seguito e assecondato al meglio la prova solistica di Evelyn Glennie evidenziando al meglio il virtuosismo scintillante della partitura di Daugherty grazie anche alla prova davvero eccezionale dell’ orchestra.

Di notevole livello anche la seconda parte, dedicata alla Decima Sinfonia di Dmitri Shostakovich. La RSO des SWR conosce il repertorio orchestrale del compositore russo come poche altre orchestre in Germania e da qualche anno sta portando avanti una registrazione integrale delle Sinfonie sotto la direzione di Andrey Boreyko. Anche in questa occasione l’ orchestra ha reso i dettagli della scrittura di Shostakovich con una perfezione formale che pochi altri complessi tedeschi sono in gradi di raggiungere. Hugh Wolff ha impostato un’ interpretazione tesa, drammatica e impeccabile nella definizione ritmica e dinamica, con una splendita lucidità nella definizione delle linee tematiche e un taglio complessivo davvero coinvolgente nella sua intensa ed accesa espressività. Successo trionfale anche alla conclusione per una serata di grande musica.

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