RSO Stuttgart des SWR – Stéphane Denève e Truls Mørk

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C’ era molta attesa per il settimo concerto del ciclo in abbonamento della Radio-Sinfonieorchester Stuttgart des SWR, sia per il programma che per la presenza come solista di Truls Mørk, cinquantatreenne violoncellista norvegese allievo di Heinrich Schiff,  impostosi all’ attenzione del pubblico  internazionale con la vittoria nel  Concorso Tchaikowsky del 1982 e considerato uno dei massimi virtuosi odierni del suo strumento. In una Liederhalle quasi completamente esaurita, la serata è stata sicuramente una delle migliori in questa stagione per la qualità assoluta del livello complessivo. Stéphane Denève ha scelto come brano d’ apertura la Pastorale d’ été, breve poema sinfonico scritto da Arthur Honegger  nell’ estate del 1920 dopo una vacanza sulle Alpi svizzere. Si trata di una partitura che in piú punti richiama alla mente le atmosfere create da Debussy in brani come il Prélude à l’après-midi d’un faune, con una strumentazione raffinata e colorita perfettamente messa in risalto dalla direzione accurata e scrupolosa di Denève, che di questo repertorio è sicuramente uno dei migliori interpreti attuali.

Di seguito, l’ esibizione di Truls Mørk come solista nel Concerto in la minore op. 129 di Schumann. Attendevo con molta curiosità di ascoltare dal vivo il virtuoso norvegese, del quale conosco quasi tutte le incisioni discografiche, e devo dire che la sua prova è stata davvero di livello eccezionale. Truls Mørk ha reso le linee melodiche schumanniane con un suono morbido, vellutato, splendido per qualità timbrica e una cavata intensa e fervida, sfruttando al meglio le caratteristiche del suo stupendo strumento, un Montagnana del 1723. Stéphane Denève ha reso in modo eccellente la parte orchestrale, risolvendo perfettamente tutti i problemi di equilibrio che la strumentazione di Schumann pone al direttore nel rapporto con il solista. Un’ esecuzione intensa, trascinante e avvincente, nella quale Mørk ha esibito tutta una serie di numeri d’ alta scuola, da strumentista di classe davvero superiore. Magnifica anche l’ esecuzione della Sarabanda in re minore dalla Sesta Suite di Bach, che il violoncellista norvegese ha suonato come fuori programma.

Ma il punto forte di questo programma era senza dubbio la seconda parte, nella quale la RSO des SWR affrontava la Alpensinfonie di Richard Strauss, uno dei brani più impegnativi di tutto il repertorio sinfonico per la vastità dell’ organico orchestrale e le difficoltà tecniche poste da una scrittura che impegna gli esecutori al massimo delle loro possibilità. La RSO des SWR ha superato la prova in modo davvero splendido, con un’ esecuzione assolutamente perfetta sotto il profilo della compattezza sonora e della qualità timbrica. Magnifici gli archi per ricchezza di armonici e varietà cangiante di un suono morbido e pastoso, con quella tinta quasi dorata che costituisce una caratteristica peculiare del complesso. Assolutamente perfetta tutta la sezione fiati, con legni dalle stupende tinte color pastello ed ottoni impeccabili per squillo, penetrazione e intonazione. Stéphane Denève, sfruttando al meglio le qualità del complesso da lui perfezionato impeccabilmente nelle sue quattro stagioni come Chefdirigent, ha impostato una lettura epica e grandiosa, con sonorità maestose e un tono narrativo di appassionata eloquenza. Un edificio sonoro di affascinante ampiezza strutturale, perfetto nell’ evocare l’ esaltazione nietzschiana di fronte alla maestosità delle montagne evocata da Strauss in questa monumentale partitura, che costituisce uno dei vertici assoluti della sua produzione sinfonica. Tutta la sezione centrale è stata resa con uno splendore sonoro di bellezza affascinante e con una scelta di tempi impeccabile nella sua coerenza strutturale, sostenuti con grande intensità nei momenti culminanti e un’ espressività che facevano di questa esecuzione un vero racconto epico invece della mera illustrazione paesaggistica a cui il brano viene spesso ridotto. Bellissima anche la parte conclusiva, resa dall’ orchestra con tinte morbide perfettamente graduate fino alle ultime battute. Con questa interpretazione di un capolavoro tra i più ardui da affrontare per un direttore, Stéphane Denève ha offerto una delle sue prestazioni più mature e autorevoli tra tutte quelle che abbiamo ascoltato da quando è alla guida della RSO des SWR. Un’ ulteriore conferma del talento di un musicista che si sta imponendo come una delle bacchette più interessanti della sua generazione, ormai arrivato a una maturità interpretativa che potrebbe consentirgli risultati di assoluto rilievo nei prossimi anni. L’ esecuzione è stata filmata e speriamo che ne venga ricavato un DVD. Il valore assoluto di questa lettura, salutata da un vero trionfo di pubblico, lo meriterebbe ampiamente.

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