Internationale Bachakademie Stuttgart – Amerika

Foto ©Internationale Bachakademie/FB
Foto ©Internationale Bachakademie/FB

In aggiunta al ciclo degli Akademische Konzerte, la nuova gestione artistica della Internationale Bachakademie Stuttgart ha inserito nelle ultime stagioni il progetto Sakral Modern, in collaborazione con la Radio-Sinfonieorchester Stuttgart des SWR, dedicato alla musica sacra del Novecento. Il primo appuntamento di quest’ anno proponeva un excursus su tre compositori statunitensi: Charles Ives, Samuel Barber e Leonard Bernstein. Tre autori che nel loro approccio alla musica religiosa riflettono l’ eterogeneità e il multiculturalismo su cui è basata la società americana. Ives era un protestante presbiteriano individualista, Samuel Barber era culturalmente conservatore e influenzato dalla cultura europea, Lenny Bernstein era un ebreo cosmopolita figlio di emigrati russi e profondamente attaccato alle sue radici familiari. Il programma della serata comprendeva lavori scritti in un arco temporale di circa quarant’ anni, dai brani di Ives che risalgono ai primi del Novecento e, come quasi tutta la sua produzione, furono eseguiti solo dopo molto tempo, fino alle partiture di Barber e Bernstein, scritte rispettivamente nel 1938 e nel 1942.

La serata alla Hegel Saal della Liederhalle si apriva con i Psalms 67 e 135 di Ives, pensati non per il servizio divino ma come occasione per sperimentare quelle innovazioni armoniche e contrappuntistiche su cui si basa la scrittura del compositore nativo di Danbury, fortemente caratterizzata dal gusto per la sperimentazione e la ricerca. Nel Psalm 67, ad esempio, tutta la costruzione formale è basata sugli effetti armonici provocati dalla bitonalità che contrappone il do maggiore delle voci femminili al sol minore di quelle maschili. Nella Terza Sinfonia “The Camp Meeting”, che completava la prima parte del programma, Ives ha voluto descrivere le riunioni religiose di massa della società rurale americana di fine Ottocento, alle quali aveva lui stesso preso parte durante la sua infanzia, con un materiale tematico basato su citazioni di inni religiosi e canzoni popolari. Anche se la Sinfonia N°3 fu eseguita solo nel 1947, alcuni biografi di Ives riportano che il brano era stato esaminato da Gustav Mahler che lo aveva apprezzato a tal punto da voler dirigerlo con la New York Philharmonic di cui era direttore stabile. Purtroppo la morte di Mahler impedì che il progetto si concretizzasse. In ogni modo, la fantasia nella scelta delle atmosfere strumentali e l’ originalità della struttura consentono di attribuire a questo brano un valore rilevante nello sviluppo delle vicende musicali del Novecento.

La seconda parte del programma iniziava con God’ s Grandeur, composizione per doppio coro a quattro voci scritta da Samuel Barber usando come testo un sonetto di Gerald Manley Hopkins (1844 – 1889) un poeta inglese che dopo essere antrato a 22 anni nell’ ordine dei Gesuiti dedicò tutta la sua produzione letteraria a riflessioni su una fede tormentata. Barber in questo brano mostra una notevole sapienza di scrittura contrappuntistica, improntata a uno stile severo e a una notevole eleganza nella definizione delle atmosfere suggerite dal testo.

In chiusura, la Prima Sinfonia “Jeremiah” di Leonard Bernstein, scritta nel 1942 ed eseguita per la prima volta dall’ autore stesso il 28 gennaio 1944 a Pittsburgh, poco più di due mesi dopo il fulminante esordio di Bernstein sul podio della New York Philharmonic  in sostituzione dell’ indisposto Bruno Walter, in seguito al quale il giovane musicista balzò di colpo agli onori della cronaca. Così Bernstein stesso descriveva il suo lavoro in un programma di sala del 1944:

The intention is … not one of literalness, but of emotional quality. Thus the first movement (‘Prophecy’) aims only to parallel in feeling the intensity of the prophet’s pleas with his people; and the Scherzo (‘Profanation’) to give a general sense of the destruction and chaos brought on by the pagan corruption within the priesthood and the people. The third movement (‘Lamentation’), being a setting of poetic text, is naturally a more literary conception. It is the cry of Jeremiah, as he mourns his beloved Jerusalem, ruined, pillaged and dishonored after his desperate efforts to save it (…)

The Symphony does not make use to any great extent of actual Hebrew thematic material. The first theme of the Scherzo is paraphrased from a traditional Hebrew chant, and the opening phrase of the vocal part in the Lamentation is based on a liturgical cadence still sung today in commemoration of the destruction of Jerusalem by Babylon. Other resemblances to Hebrew liturgical music are a matter of emotional quality rather than of the notes themselves.

 

Di ottimo livello l’ esecuzione complessiva. Jonathan Stockhammer, che ha scelto e impaginato i brani in programma e li ha illustrati personalmente durante la serata, è un giovane direttore californiano che in questi ultimi anni si è fatto una reputazione notevole, soprattutto qui in Germania, come interprete del repertorio novecentesco e contemporaneo. Ben assecondato dalla eccellente prova della RSO des SWR e dalla Gächinger Kantorei, impeccabili per equilibrio e capacità coloristiche, Stockhammer ha interpretato le musiche dei suoi compatrioti con scrupolosa penetrazione stilistica e ricchezza espressiva assolutamente coinvolgente. Di ottimo livello anche la prova di Frances Pappas, mezzosoprano canadese di origine greca, che nel terzo tempo della Sinfonia “Jeremiah” ha messo in mostra una voce di bel timbro e un fraseggio intenso e partecipe. Una serata senz’ altro molto interessante, salutata da un cordiale successo di pubblico.

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