Elisabeth Söderström

“Oh I can put on that act [as a diva] where necessary,

but I really find it somewhat comical.

I try to avoid it. I don’t want to be part of a circus, thank you very much.”

(Elisabeth Söderström)

Credo che questa autodefinizione, riportata da diversi commentatori in occasione della sua scomparsa, sia estremamente indicativa per definire l’ arte di Elisabeth Söderström, soprano svedese che fu una tra le personalità artistiche più interessanti del secondo dopoguerra. “Ein Sopran für Wissende”, cosí titolava Die Welt l’ articolo commemorativo per quella che fu, a tutti gli effetti, una cantante per intenditori. Tale la resero il suo atteggiamento verso la professione e la raffinatezza nella scelta dei ruoli, oltre all’ eleganza di uno stile interpretativo basato sullo scavo minuzioso del fraseggio e della parola più che sulla facile ricerca degli effetti.

Elisabeth Söderström nacque a Stockholm il 7 maggio 1927; il padre era un ex tenore poi diventato uomo d’ affari e la madre una pianista russa, fuggita da St. Petersburg dopo la Rivoluzione d’ Ottobre. Anche se influenzata dall’ atmosfera musicale che regnava in famiglia, il suo desiderio principale era quello di diventare un attrice di prosa. Non essendo stata ammessa all’ Accademia di Arte Drammatica, iniziò a studiare il canto con Adelaide von Skilondz, soprano di coloratura pietroburghese che aveva cantato il ruolo della Regina di Shemakha nella prima rappresentazione al Teatro Imperiale Mariinskij del Gallo d’ Oro di Rimsky-Korsakov, alla presenza dell’ autore. Il suo debutto professionale avvenne nel 1947, come protagonista femminile del Singspiel mozartiano Bastien und Bastienne al Drottningholms Slottsteater. A partire dal 1947 la Söderström entrò a far parte della compagnia stabile alla Kungliga Operan (Opera Reale) di Stockholm, teatro al quale rimase legata per più di trent’ anni. La sua carriera internazionale prese avvio a metà degli anni Cinquanta con il debutto al Salzburger Festspiele come Ighino nel Palestrina di Hans Pfitzner sotto la direzione di Rudolf Kempe. Due anni dopo la Söderström esordiva a Glyndebourne interpretando il Komponist dell’ Ariadne auf Naxos. Nel 1959 il soprano svedese tornò nella cittadina del Sussex come Oktavian nel Rosenkavalier accanto alla Marschallin di Régine Crespin ed esordì al Metropolitan cantando Susanna in una nuova produzione de Le Nozze di Figaro. In quella occasione Robert Sabin scrisse su Musical America:

Two of the leading singers in the cast made their debuts with the company in this performance. Elisabeth Soederstroem was a delightful Susanna in every respect. Her bright, flexible voice was always dependable and she proved to be a resourceful actress. One of the most impressive indications of her artistry was the fact that her singing in the ensembles was just as finished as it was in her solo arias. Her Italian, if not crystalline, was rhythmically organized in its accents. Miss Soederstroem should be just as attractive (perhaps even more so) in Verdi, Puccini, and Strauss roles.

Nel corso di quella stagione Elisabeth Söderström apparve sul palcoscenico newyorkese anche come Sophie nel Rosenkavalier e Marguerite nel Faust di Gounod, insieme a Cesare Siepi e al grande Jussi Björling, suo conterraneo. Qui di seguito, il finale di quella recita.

La cantante scandinava prese parte in tutto a 85 recite al Met. Sicuramente avrebbero potuto essere molte di più se non avesse preferito interrompere la collaborazione nel 1964, abbandonando i teatri americani per stare più vicino alla famiglia. Tornò a New York nel 1983 come Ellen nel Peter Grimes al fianco di Jon Vickers. Un’ interpretazione salutata da un trionfo di pubblico e di critica, come testimonia questo estratto della recensione di Irving Kolodin, uno del massimi musicologi americani, per la Saturday Review of Literature:

Two such credible performers in a difficult pair of roles are more than most recent composers enjoy. But the presence of two others of comparable quality are what makes this current “Grimes” historic. One was the excellent soprano from Sweden, Elisabeth Soderstrom, who made an admired Met debut in 1959 as Susanna in Mozart’s “Nozze di Figaro” but has recently spent much time performing concert repertory elsewhere. In the taxing role of Ellen Orford, the widowed schoolmarm who tries somehow to rescue Grimes from his fated future, other Met casts have had a few who were good-looking and another one or two who were well-known after the first, very good Resnick. Soderstrom adds to excellent sound and a fine appearance a distinction that most others have lacked: the capacity to evoke an Ellen whom Grimes professes to love, for all his incapacities to overcome obstacles between them.

In quell’ anno il Metropolitan festeggiò il centenario della fondazione con un Galà in diretta televisiva, durante il quale la Söderström cantò il Trio finale del Rosenkavalier insieme a Kathleen Battle e Frederica Von Stade, sotto la direzione di James Levine.

Tra i palcoscenici europei prediletti dal soprano di Stockholm, il Glyndebourne Festival Opera e il Covent Garden furono quelli dove colse le massime affermazioni. A Glyndebourne, oltre ai successi nelle opere di Richard Strauss, fu protagonista di produzioni storiche come quella del Fidelio con la regia di Peter Hall e la direzione di Bernard Haitink, dalla quale vediamo e ascoltiamo l’ aria di Leonore.

Nel teatro londinese fu la protagonista in una storica edizione del Pelléas et Mélisande sotto la direzione di Pierre Boulez nel 1969, successivamente registrata per la CBS. Sempre a Londra, la Söderström iniziò la collaborazione con Charles Mackerras che la introdusse nel mondo delle opere di Leoš Janáček, con le quali la cantante colse i più grandi successi nella seconda parte della sua carriera. Le sue interpretazioni di Katja Kabanova, Jenufa ed Emilia Marty, la protagonista di Věc Makropulos, testimoniate da una serie di stupende incisioni discografiche realizzate per la DECCA, vanno annoverate tra i massimi esiti della discografia operistica moderna. John Warrack su Gramohone descrisse la sua interpretazione di Káťa Kabanová come “establishing by an infinity of subtle touches and discreet, sensitive singing the picture of Káta as the richest and most human character in the drama”. Qui ascoltiamo Elisabeth Söderström nel finale del secondo atto di Jenufa, tratto da una recita cantata nel 1980 a San Francisco, insieme ad Alan Cathcart come Laca e alla grandissima Sena Jurinac nel ruolo della matrigna infanticida Kostelnicka.

Elisabeth Söderström si affermò in campo internazionale come insigne interprete mozartiana, nella linea stilistica tracciata a partire dagli anni Cinquanta dalle grandi cantanti di scuola viennese come Lisa Della Casa, Irmgard Seefried e Teresa Stich-Randall. Oltre a questo, fu una liederista di statura assolutamente storica sia nel repertorio tedesco che in quello francese e russo. In uno dei miei articoli sull’ interpretazione liederistica avevo citato la sua esecuzione dell’ Erlkönig come esemplare per la forza evocativa del fraseggio e la capacità di inventarsi spettacolari cambi di colore ed accento nella raffigurazione dei diversi personaggi evocati dalla ballata. Questa fenomenale esecuzione di Сон (Sogno), op.38 N°5 di Rachmaninov, tratta dalla raccolta integrale incisa insieme a Vladimir Ashkenazy, è una testimonianza eloquente della classe interpretativa dell’ artista.

Lo stesso posso dire di questa fulminante lettura di Shéhérazade di Ravel, con la BBC Symphony Orchestra diretta da Pierre Boulez, registrata il 3 agosto 1971. Sicuramente una delle più grandi interpretazioni del brano.

Un fraseggio di una forza e ricchezza espressive assolutamente di altissimo livello, resi possibile da una tecnica assolutamente perfetta e da una personalità carismatica di una interprete capace di scavare il significato della parola come poche altre negli ultimi decenni.

Durante gli anni Novanta, la Söderström tenne per sei anni la direzione artistica del Drottningholm Opera Festival e si dedicò alla regia, oltre a condurre un suo programma per la televisione svedese. Seguendo l’ esempio di altre cantanti celebri, volle dare l’ addio alle scene con il ruolo della Contessa nella Pikovaya Dama di Tschaikowsky, in una serie di recite al Metropolitan nel 1997. Insignita delle massime onorificenze del suo paese oltre che dei titoli di Commander of the British Empire e di Commandeur de l’ Ordre des Arts et Lettres, il soprano svedese morì nella sua casa vicino a Stockholm, il 20 novembre 2009.

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