Sylvain Cambreling e la Staatsorchester Stuttgart – Webern, Berg, Thoma e Schubert

Foto ©Philippe Ohl
Foto ©Philippe Ohl

Uno dei motivi principali che mi fanno apprezzare Sylvain Cambreling come musicista è la sua intelligenza e raffinatezza nella composizione dei programmi. Così è stato anche per il terzo appuntamento della stagione sinfonica della Staatsorchester Stuttgart, nel quale il direttore francese ha presentato una proposta molto intelligente e logica negli accostamenti e nella successione dei brani, che spaziava dalla Seconda Scuola di Vienna al classicismo viennese ed era arricchita da una prima esecuzione assoluta. Il concerto iniziava con il Ricercar a sei voci del Musikalisches Opfer di Bach nella rielaborazione orchestrale strumentata da Anton Webern nel 1934. Un saggio virtuosistico di tecnica orchestrale in cui gli intervalli del Thema Regium e le linee contrappuntistiche sono messi in evidenza da un continuo variare di atmosfere coloristiche tramite l’ alternarsi delle varie sezioni strumentali, reso da Cambreling con precisione analitica minuziosa e grande lucidità espositiva. Nei Drei Orchesterstücke di Alban Berg, uno dei capolavori assoluti della musica novecentesca che il compositore austriaco iniziò a scrivere poco prima della Grande Guerra, lo stile interpretativo di Cambreling ha sicuramente le sue origini nella lezione di Pierre Boulez, di cui il maestro di Amiens è stato stretto collaboratore agli inizi della carriera. Tinte orchestrali lucide e taglienti, decisa sottolineatura delle lacerazioni armoniche squassanti che punteggiano il tessuto compositivo e una ritmica curata con grande attenzione ai dettagli erano le caratteristiche di una lettura che ha toccato punti di alta tensione espressiva, anche per merito della prova eccellente fornita dalla Staatsorchester Stuttgart, impeccabile dal punto di vista della precisione e attentissima nel rispondere alle indicazioni del podio. Splendida in particolare è stata la resa intensa e drammatica del terzo brano, oltre all’ estrema cura nelle variazioni ritmiche con cui Cambreling ha reso il Valzer nel tempo precedente.

Come già accennato, la seconda parte del programma iniziava con la prima esecuzione assoluta del Secondo Concerto per violoncello e orchestra op. 178 Di Xaver Paul Thoma, scritto su commissione della Staatsorchester e dedicato al violoncellista francese Francis Gouton, che ha suonato la parte solistica. Xaver PAul Thoma, nativo di Haslach, suona dal 1990 come violista nella Staatsorchester Stuttgart oltre che, dal 1977, in quella del Bayreuther Festspiele. Come compositore ha al suo attivo una produzione molto cospicua e diversificata, che spazia dal sinfonico alla musica cameristica e vocale. Questo Concerto per cello e orchestra, che inizia con un tritono il quale funge da nucleo generativo di tutta la partitura, è un brano che mostra una bella padronanza della scrittura orchestrale, in cui si sentono chiari influssi di autori come Max Reger, un trattamento armonico raffinato nell’ uso dei cromatismi e dei microintervalli e una notevole fantasia nella scelta delle atmosfere timbriche. Particolarmente interessante mi è sembrata la seconda parte, nella quale il solista dialoga in stile concertante con l’ armonica a bocca con un effetto coloristicamente prezioso. Francis Gouton, che da anni è primo violoncello della Staatsorchester Stuttgart, ha suonato in maniera assolutamente ideale, ottomamente sostenuto da Cambreling che come interprete di musica contemporanea ha ben pochi rivali nel nstro tempo e che ha messo al servizio di questa composizione la sua esperienza maturata in decine di prime esecuzioni assolute.

Come affermato dal direttore stesso nel suo discorso introduttivo, la scelta della celebre Sinfonia in si minore “Incompiuta” di Schubert come pezzo di chiusura del programma voleva significare una sorta di ritorno alla calma interiore dopo le tensioni degli altri brani. Anche in una composizione così conosciuta e frequentemente eseguita Sylvain Cambreling è riuscito a trovare soluzioni interpretative personali e di grande originalità. Una lettura sobria, di compostezza classica e caratterizzata da un fraseggio asciutto e privo di retorica, con colori strumentali chiari e trasparenti e un tono espressivo di morbida melanconia perfettamente adeguato al carattere della partitura schubertiana, a partire dalla trasparenza dei fiati che si sovrappongono alla frase di apertura esposta dagli archi bassi e dalla serena cantabilità conferita al tema principale del primo movimento esposto dai violoncelli. Eccellente, qui e nell’ Andante con moto, la prova della sezione archi della Staatsorchester per compattezza e ricchezza di armonici. Cambreling ha trovato nella seconda parte fraseggi eccellenti per nobiltà di canto, flessibilità e puntigliosa sottolineatura del continuo trascolorare armonico che è la caratteristica principale della scrittura schubertiana in questo brano. Ottima conclusione per un concerto intelligente e davvero molto interessante, salutato da un caloroso successo di pubblico.

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