RSO Stuttgart des SWR – Patricia Kopatchinskaja e Sir Roger Norrington

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Attendevo con molta curiosità la quinta serata in abbonamento della Radio-sinfonieorchester Stuttgart des SWR per la presenza come solista di Patricia Kopatchinskaja, trentasettenne violinista nata in Moldavia e naturalizzata austriaca, che in questi ultimi anni si è imposta all’ attenzione del pubblico internazionale come una delle strumentiste più interessanti del momento. Dopo aver ascoltato alcuni dei suoi dischi, in particolare il recital inciso insieme a Fazil Say, il Concerto di Beethoven con Philippe Herreweghe e il CD con il Concerto di Strawinsky e il Secondo Concerto di Prokofiev registrato con Mikhail Jurowsky e la London Philharmonic, tutti insigniti di importanti premi discografici internazionali, ne avevo ricavato l’ impressione di una personalità interpretativa originale e dotata di grande creatività. Un giudizio che posso confermare in pieno dopo l’ ascolto della sua esibizione alla Liederhalle, in cui la violinista moldava si è presentata insieme a Sir Roger Norrington per una lettura davvero fulminante del Concerto op. 61 di Beethoven.

Patricia Kopatchinskaja è una musicista dai molteplici interessi, che si dedica con passione al repertorio cameristico e a quello contemporaneo, nel quale ha eseguito in prima assoluta diversi brani scritti appositamente per lei come ad esempio i Concerti per violino e orchestra di Fazil Say, Jürg Wyttenbach e  altri lavori di compositori importanti come Heinz Holliger, Ivan Volkov e Gerd Kühr. Il suo violinismo, tecnicamente completissimo sia a livello di condotta dell’ arco che della mano sinistra, è caratterizzato da una sonorità timbricamente stupenda e assai personale. Notevolissima è la capacità di controllare la dinamica e di sfoggiare una paletta di colori cangianti, dai pianissimi al forte, con un dominio pressochè assoluto della proiezione sonora. Ma la cosa che colpisce di più nel modo di suonare della Kopatchinskaja è il modo di fraseggiare, la ricerca di soluzioni interpretative originali e la comunicativa, espressione di una personalità carismatica davvero da concertista di classe superiore.

Foto ©dpa Picture-Alliance
Foto ©dpa Picture-Alliance

Da queste premesse è scaturita quella che mi sento di definire come una delle più belle interpretazioni del Concerto di Beethoven da me ascoltate in questi ultimi anni. La Kopatchinskaja ha attaccato l’ entrata del solista con un pianissimo assottigliato al massimo ma controllato con precisione millimetrica. Da qui si è sviluppata un’ esecuzione condotta con grande libertà ritmica e una varietà di colori davvero affascinante. Patricia Kopatschiskaja è in grado di trarre dal suo strumento, un violino di Giovanni Francesco Pressenda del 1834, una gamma di tinte che vanno dalla trasparenza dei pianissimi fino a sonorità scure e ambrate, quasi da viola, nei passaggi sulla corda di sol. Senza mai essere prevaricante, la violinista moldava ha condotto il gioco con grande discrezione anche grazie alla collaborazione di Sir Roger Norrington, che senza trarsi in disparte è riuscito a modellare la parte orchestrale in perfetta sintonia con la solista, mettendola in grado di esprimersi in pieno. Al termine di un primo movimento avvincente per carica virtuosistica e perfetto scambio di tinte e fraseggi con l’ orchestra, la Kopatchinskaja ha eseguito una cadenza di sua composizione, che mescolava elementi di quella con timpano obbligato, scritta da Beethoven per la versione pianistica del Concerto, con passaggi di variazioni in stile concertante, nei quali intervenivano il primo violino e il primo violoncello. Dopo le battute finali di un Larghetto eseguito in maniera superba, per la liquida trasparenza del suono e l’ intensità commossa e nobile della resa melodica, Patricia Kopatchinskaja ha introdotto il Rondò con una serie di variazioni al posto del passaggio di conducimento originale. La carica virtuosistica elettrizzante esibita dalla violinista nel movimento finale ha siglato in maniera perfetta un’ esecuzione davvero splendida nella tensione interpretativa creata dal serrato scambio di proposte dinamiche e di fraseggio tra la solista e l’ orchestra, in uno splendido crescendo di tensione drammatica al cui termine, dopo i due secchi accordi conclusivi, il pubblico della Liederhalle ha risposto con una vera e propria tempesta di applausi. Senza dubbio, si è trattato di un’ interpretazione affascinante e coinvolgente per la sua originalità e la forza espressiva di fraseggio che Patricia Kopatchinskaja ha messo in mostra. Se poi i puristi hanno storto il naso, peggio per loro. Come bis, la violinista moldava ha eseguito “Das kleine Irgendwas”, uno scherzo musicale di Heinz Holliger da lei eseguito in prima assoluta a Frankfurt lo scorso anno, ricco di effetti pirotecnici come i passaggi in glissando e col legno, nel quale la solista deve accompagnare il suono con la voce, in maniera assai divertente.

Nella seconda parte è toccato a Sir Roger Norrington il compito di completare al meglio una serata di grande musica con un’ interpretazione intensa e ricca di pathos della Sinfonia N° 2 op. 43 di Sibelius, caratterizzata da una condotta narrativa fervida ed espressiva ma mai retorica o esagerata nelle tinte. Norrington ha voluto riprodurre fedelmente la distribuzione orchestrale utilizzata da Sibelius in un’ esecuzione del 1915, ottenendo sonorità splendide  per ricchezza e pienezza di armonici. Bellissimi i colori del tema pastorale esposto dai legni in apertura, le cui prime tre note costituiscono il nucleo di base da cui tutta la composizione si sviluppa, e davvero molto appropriata la lucidità espositiva con cui il direttore inglese ha condotto il primo movimento, coadiuvato al meglio dalla magnifica prestazione fornita dall’ orchestra, compatta e virtuosisticamente impeccabile. Molto bella anche la lettura intensa e appassionata del secondo tempo e dello Scherzo, con le figurazioni ritmiche ricorrenti dell’ oboe sottolineate da Norrington con grande finezza ed eccellente la resa del Finale, condotto con un tono di serrato e severo splendore sinfonico, in cui la bellezza assoluta delle sonorità orchestrali messe in mostra dalla RSO des SWR era davvero di qualità indiscutibile. Intensi applausi conclusivi per una serata tra le più belle ascoltate qui a Stuttgart negli ultimi tempi

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