RSO Stuttgart des SWR – Musiche americane

thibaudet

Con il terzo concerto della stagione in abbonamento alla Liederhalle, la Radio-Sinfonieorchester Stuttgart des SWR ha proseguito la consueta proposta monografica di un compositore contemporaneo, quest’ anno dedicata a John Adams. Ho già notato altre volte che questo tipo di programmazioni attirano immancabilmente una gran quantità di pubblico giovane, che dimostra di apprezzare senza riserve la musica del nostro tempo. Evidentemente, i giovani hanno una sensibilitá che consente loro di percepire certi aspetti del linguaggio e delle atmosfere sonore create dagli autori contemporanei con una naturalezza molto maggiore rispetto a quella delle precedenti generazioni. Del resto, l’ ampio spazio dedicato alla musica contemporanea è sempre stato un tratto caratteristico nella compilazione dei cartelloni dell’ orchestra e va ricordato che molti compositori celebri come Strawinsky, Hindemith, Boulez, Henze, Penderecki, Lachenmann, Kagel, Ruzicka, Pintscher e di recente Peter Eötvös ed Heinz Holliger, hanno diretto le proprie musiche sul podio della RSO Stuttgart des SWR. In questo caso, il programma era di grande attrattive per eleganza e logica di impaginazione oltre che per la presenza di un solista prestigioso come Jean-Yves Thibaudet che un anno e mezzo fa aveva presentato il Concerto N° 3 di MacMillan, sempre sotto la direzione di Stéphan Denève. In questa occasione, il pianista francese ha eseguito il Concerto in fa di George Gershwin, lavoro amatissimo dal grande pubblico per la fluente inventiva melodica e la sapienza di scrittura e calcolo degli effetti che valsero all’ autore, dopo il grande successo della Rhapsody in Blue, la consacrazione definitiva a compositore di rango. Thibaudet, che ne ha realizzato un’ incisione discografica di grande successo, è considerato da anni uno degli interpreti più autorevoli del Concerto e anche in questa occasione ha messo in mostra la sua eleganza e raffinatezza di tocco, la bellezza di suono, il virtuosismo impeccabile e la perfetta capacità di sottolineare le invenzioni ritmiche, caratteristiche peculiari del suo pianismo qui magnificamente assecondato da Stéphane Denève con una sintonia interpretativa assoluta. Una prestazione di altissimo livello, conclusa da due splendidi bis: un Intermezzo di Brahms e la trascrizione pianistica della celebre canzone di Gershwin “Embraceable you”.

In apertura di serata, Denève ha eseguito Blue Cathedral di Jennifer Higdon, cinquantaduenne compositrice nativa di Brooklyn che scrisse questa partitura per il settantacinquesimo anniversario del Curtis Institute of Music di Philadelphia, una delle più prestigiose scuole musicali degli Stati Uniti dove l’ autrice insegna e che tra i i docenti e allievi annovera nomi come quelli di Samuel Barber, Leonard Bernstein, Leila Josefowicz e Lang Lang. Formalmente, la struttura del brano è quella di un rondò, con un tema in re maggiore esposto dagli archi in apertura e che ritorna più volte in un’ atmosfera sonora eterea e sognante che in molti punti mostra analogie con la scrittura di Aaron Copland. La RSO des SWR ha qui messo in mostra il meglio della sua paletta coloristica al servizio della direzione di Denève, elegante e raffinata nella preziosità timbrica delle atmosfere sonore.

La seconda parte iniziava con The Unanswered Question di Charles Ives, brano del 1908 nel quale l’ autore descrive una specie di scenario universale, caratterizzato da tre diversi elementi: l’ immutabile ed eterna quiete cosmica (solitudine indisturbata, scrive Ives nella sua prefazione alla partitura) impersonata dagli archi (fuori scena) che suonano lentamente con valore di note (il tempo è 4/4 Largo molto sempre) che normalmente si assesta su semibreve e minima e solo in poche occasioni scende alla semiminima; la perenne domanda sull’ esistenza, come lo stesso Ives definisce il motto che la tromba solista pone per sette volte e alla quale fa da eco un motivo (la caccia alla risposta invisibile) affidato a quattro flauti che replicano per sei volte, in maniera sempre più disallineata e dissonante  rispetto al pedale degli archi fino alla conclusione, nella quale la settima risposta si perde dopo una disordinata citazione della domanda medesima. Nel 1973 Leonard Bernstein prese spunto dalla partitura di Ives, autore da lui amato moltissimo, per un ciclo di lectures ad Harvard composto da sei lezioni e successivamente pubblicato in video e in volume, di cui almeno la quinta e la sesta dovrebbero essere lette e meditate da chiunque voglia documentarsi sull’ evoluzione della musica nel secolo scorso. Tornando al brano in questione, l’ atmosfera ipnotica e straniata che l’ autore descrive è assolutamente affascinante per l’ ascoltatore e di grande effetto, in questo caso sottolineato in modo eccellente dall’ esecuzione.

A conclusione del programma abbiamo ascoltato la Doctor Atomic Symphony di John Adams, rielaborazione sinfonica in tre parti di motivi e passaggi tratti dall’ omonima opera su libretto di Peter Sellars andata in scena per la prima volta a San Francisco nel 2005 e rapidamente affermatasi come uno dei maggiori successi del compositore allievo di Leon Kirchner che, insieme a Terry Riley, Philip Glass e Steve Reich, è considerato il massimo esponente della Minimal Music. Il materiale tematico della suite sinfonica, scritta nel 2007 e revisionata un anno dopo, è tratto principalmente dall’ Ouverture e dagli interludi, oltre che dall’ aria di Oppenheimer “Batter my heart, Three-Personed God” il cui testo è un sonetto del poeta elisabettiano John Donne. Eccellente anche qui la direzione di Stéphane Denève, perfettamente assecondato dall’ orchestra che ha suonato con precisione impeccabile mettendo in mostra tutta la sua capacità virtuosistica. Una citazione è d’ obbligo per la prima tromba Thomas Hammes, impegnato qui e nel resto del programma con numerosi assoli e passi di grande difficoltà e giustamente premiato alla fine con lunghi applausi dal pubblico della Liederhalle.

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