Der Freischütz alla Staatsoper Stuttgart

Foto ©Martin Sigmund
Foto ©Martin Sigmund

Come di consueto, la Staatsoper Stuttgart ha iniziato la stagione con alcune riprese di titoli del repertorio, in attesa della prima nuova produzione che sarà Jakob Lenz di Wolfgang Rihm, in scena il prossimo 24 ottobre. Si tratta della normale procedura in uso nei teatri di area tedesca e anglosassone, dove il teatro riapre dopo la pausa estiva senza una vera e propria serata inaugurale ufficiale. Tra le riprese di questo inizio di stagione, la Staatsoper ha riproposto la messinscena del Freischütz di Weber firmata da Achim Freyer, un allestimento che dal 1980 viene replicato quasi ogni anno e che con questa serie di recite arriverà a raggiungere la centocinquantesima replica. È una produzione amatissima dal pubblico, che fa registrare spesso il tutto esaurito ed è diventata quasi un simbolo del teatro di Stuttgart. Nelle repliche degli ultimi anni, non è raro incontrare in teatro spettatori che hanno visto questo spettacolo da giovani, negli scorsi decenni, e ora tornano ad assistervi insieme ai figli. Il tono elegante e perfettamente rispettoso del testo con cui Achim Freyer ha messo in scena il capolavoro di Weber giustifica perfettamente il consenso di pubblico, tanto che questa produzione è divenuta un vero e proprio simbolo di uno stile registico che oggi quasi non esiste più. La recitazione cita deliberatamente gestualità arcaiche, le scene dipinte e la presenza di marionette e pupazzi animati rievoca il mondo del Puppen- e del Jahrmarktstheater, le rappresentazioni popolari tipiche della tradizione tedesca nei secoli scorsi. Il pubblico viene accolto in sala da una registrazione di uccelli che cantano, unico tratto innovativo della messinscena insieme all’ apertura nella quale viene recitata la prima scena del libretto, quella tra Agathe e l’ Eremit che Weber decise di non musicare. Come avviene da anni, il pubblico ha gustato appieno il fascino di questa messinscena da stampa popolare, che oltretutto permette anche allo spettatore poco preparato di comprendere perfettamente i dettagli della vicenda e mette in rilievo in maniera pressochè perfetta il contenuto musicale della partitura. Dopo aver visto questo spettacolo almeno sette od otto volte, credo che si imponga una riflessione. Le rielaborazioni drammaturgiche troppo spinte tipiche di certo Regietheater hanno tra le conseguenze negative anche quella di rendere difficile la comprensione dell’ opera per una gran parte di pubblico, in quanto necessitano di una conoscenza approfondita della trama originale per essere seguite. Conosco personalmente qui in Germania molti appassionati che da anni non vanno più a teatro perché infastiditi da ciò che si vede sulla scena. Credo che la crisi di pubblico della quale spesso tutti ci lamentiamo sia dovuta non poco anche a questo fattore e il successo registrato da queste riprese di allestimenti tradizionali dovrebbe essere un segnale su cui le direzioni artistiche dei teatri farebbero bene a meditare approfonditamente.
Per quanto riguarda la parte musicale di questa ripresa, la Staatsoper Stuttgart si è affidata ai membri stabili dell’ ensemble, con un cast formato da professionisti ben collaudati e affidabili, conosciuti e apprezzati dal pubblico. Molto buona la prova dei due interpreti principali che erano il tenore Matthias Klink, debuttante nel ruolo e dalla voce solida e ben timbrata, e il soprano inglese Catriona Smith, da quasi trent’ anni appartenente all’ ensemble della Staatsoper e cantante di tecnica sicura e buona proiezione vocale. Discreta anche la prestazione del giovane soprano lituano Laurina Bendziunaite nel ruolo di Ännchen, spigliata e vivace nel fraseggio nonostante una fastidiosa fissità di suono nelle note acute.  Mark Munkittrick, interprete di Kaspar, si fa valere per l’ esperienza scenica nella recitazione e nel fraseggio anche se la voce è ormai parecchio usurata. Imponente dal punto di vista vocale e scenico l’ Eremit di Matthias Hölle, anche lui voce storica della Staatsoper. Complessivamente buona la prova di tutte le parti di fianco. La direzione di Timo Handschuh, che ha partecipato a molte riprese passate prima come maestro collaboratore e poi come Kapellmeister, è stata di livello eccellente. Il giovane musicista, che dopo diversi anni qui a Stuttgart ha assunto la carica di Generalmusikdirektor a Ulm, ha ottenuto un suono orchestrale pulito e ricco di sfumature e si è dimostrato accompagnatore esperto e sapiente. Merita una menzione anche la prova eccellente del coro preparato da Johannes Knecht, che si conferma una volta di più come uno dei migliori complessi attuali nei teatri lirici tedeschi. Successo pieno e convinto da parte di un pubblico che si è goduto una bella serata a teatro senza doversi fare troppe seghe mentali a causa della regia, se mi è consentito il termine.

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