Beethoven – Sonata op. 53 “Waldstein”

La Sonata in do maggiore op. 53, comunemente chiamata “Waldstein” dal nome del dedicatario, è uno dei capolavori assoluti di Beethoven oltre che un pezzo tra i più popolari del repertorio pianistico.  Il compositore iniziò gli abbozzi preparatori del lavoro nel dicembre 1803, poco prima di dedicarsi alla stesura del Fidelio, e consegnò la Sonata all’ editore Breitkopf & Härtel di Leipzig nell’ agosto del 1804 insieme alle Sonate op. 54 e op.57 “Appassionata”. Secondo tutti gli studiosi beethoveniani più accreditati, la “Waldstein” è uno dei brani che aprono il cosiddetto periodo “eroico” nell’ attività compositiva del musicista di Bonn e rappresenta un passo decisivo nello sviluppo  della scrittura pianistica di Beethoven, per il suo carattere audacemente innovativo e l’ originalità dell’ ispirazione. Più di tutte le altre Sonate beethoveniane, l’ op. 53 assume quasi la caratteristica di un Concerto per piano senza orchestra.

Veniamo a una breve descrizione. La Sonata “Waldstein” è suddivisa in due tempi, un Allegro con brio in do maggiore e tempo 4/4, della lunghezza di 302 battute, seguito da un Adagio molto in fa maggiore, sottodominante della tonalità d’ impianto, in tempo 6/8, le cui 28 battute sfociano direttamente nel Rondò, un Allegretto moderato in do maggiore e tempo 2/4 che con le sue 543 battute oltrepassa largamente la durata complessiva dei tempi precedenti.

Il primo movimento si apre con una serie di accordi di tonica ribattuti, sui quali si sovrappone un breve inciso melodico che sfocia direttamente in una frase di semicrome. Seguendo una tecnica già presente nella Sonata op.31 N° 1 e poi adottata anche nell’ op.106 “Hammerklavier”, il secondo tema è esposto in mi maggiore, mediante della tonalità di base, anzichè alla dominante come prescritto dalla forma classica. Dopo lo sviluppo, nella ripresa Beethoven traspone il secondo soggetto in la maggiore , che modula rapidamente in la minore e poi di nuovo in do maggiore. Il movimento termina con una coda di tono grandioso nella quale ritorna il tema di apertura, trasposto in mi bemolle maggiore, preceduto da una delicata cadenza.

Originalmente Beethoven aveva scritto un vero e proprio tempo lento centrale, un Andante in fa maggiore ma, dopo essersi reso conto che esso rischiava di sbilanciare la struttura d’ insieme delle composizione per lunghezza e caratteristiche armoniche, lo sostituì con la breve Introduzione al Finale. Il brano venne poi pubblicato separatamente come Andante Favori  WoO 57. Nelle 28 battute del tempo lento, la musica raggiunge gradualmente un climax drammatico tramite un gioco coloristico di figure accordali, prima di sfumare nelle preparazione del movimento conclusivo.

Il Finale inizia con una melodia dolce esposta in pianissimo, che rapidamente cresce di intensità, sopra veloci accordi alla mano sinistra e un trillo continuo sulla dominante alla destra. Segue poi il secondo tema, una serie di accordi spezzati in terzine presto interrotta da una turbolenta sezione in la minore.

La tonalità torna poi a do maggiore, e il tema viene ripetuto prima di essere seguito da una serie di ottave staccate in do minore che segnano l’inizio dell’ episodio centrale. Le ottave sono accompagnate da vorticose terzine prima alla mano sinistra e poi alla destra. La tensione si accumula gradualmente fino a quando una serie di accordi secchi preparano un graduale trapasso drammatico fino a una sezione più tranquilla e di tono quasi misterioso che porta al ritorno del tema principale in do maggiore, suonato in un trionfante fortissimo.

Il secondo tema riappare, seguito da un lungo episodio di carattere danzante. Un’ altra serie di accordi in fortissimo cambia l’ atmosfera, introducendo una sezione delicata in pianissimo e il movimento sembra sfumare, ma poi sfocia inaspettatamente in una Coda in tempo Prestissimo, ricca di passaggi di ottave e trilli multipli, nella quale vengono riesposti i vari temi del movimento prima di terminare in un accelerando di grandezza trionfale.

Veniamo ora ad alcuni contributi critici, iniziando con quello del grande studioso beethoveniano Maynard Solomon che, a proposito della Sonata op. 53, scrive:

With the Waldstein and Appassionata Sonatas, opp. 53 and 57, composed mainly in 1803 and 1804, Beethoven moved irrevocably beyond the boundaries of the high-Classic piano style, creating sonorities and textures never previously achieved.  He no longer limited the technical difficulties of his sonatas to permit performance by competent amateurs, but instead stretched the potentialities of both instrument and technique to their outer limits.  The dynamics are greatly extended; the colors are fantastic and luxuriant, approaching quasi-orchestral sonorities.  For this reason, Lenz called the Waldstein “a heroic symphony for piano.”  . . .  Each of the sonatas is in three movements, but in both cases–especially in opus 53–the slow movements are organically connected with the finales so as to give the impression of magnified two-movement works.  While the Waldstein closes on Beethoven’ s typical note of joyous trascendence.

(Maynard Solomon, Beethoven, Schirmer Trade Books, New York 1998, p. 197).

 

Di seguito il parere del musicologo tedesco Joachim Kaiser, tratto dal suo fondamentale studio sulle Sonate pianistiche di Beethoven:

Dem Grafen Ferdinand von Waldstein gewidmet. Daher: die Waldstein-Sonate. Weil der Name des Grafen sich aus Begriffen der Natursphäre zusammensetzt (Wald, Stein), identifizierte man ihn unversehens mit dieser als besonders naturnah geltenden C-Dur-Sonate.  Schlichte Klavierspieler verwechselten den Namen mit einem Programm:  sie wären mit der Frage in Verlegenheit zu bringen, wem die Waldstein-Sonate eigentlich gewidmet sei …

Auch ohne daß äußerliche Programm-Ideen bemüht werden müßten, wirkt im ersten Satz die frei und festlich entworfene Entwicklung — pochendes Pianissimo zu Beginn, ein choralhaftes zweites Thema, dann kraftvoll-virtuose Passagen und Synkopen, die auf eine verhaltenere, meditative Schlußgruppe zulaufen — unwiderstehlich, voller Bedeutung.  In keiner Klaviersonate vor Opus 53 hat Beethoven je so weiträumig disponiert, eine überprivate Darstellung kräftigster Subjektivität so glanzvoll dargeboten.
Zweiter Satz der Waldstein-Sonate war zunächst das mittlerweile als Charakterstück wohlbekannte Andante favori.  Beethoven tauschte es gegen die nachkomponierte Introduzione aus, weil ein Freund das Werk für zu lang gehalten hatte.  Aber genügt “zu lang” als Argument für die Änderung einer Sonate, die sonst auch keinerlei Rücksichten auf die Kräfte der Spieler und Aufnahmefähigkeiten der Hörer nimmt?  Bleibt nicht — doch das ist bloße Hypothese — das schöne Andante favori alles in allem eine Spur zu deutlich, zu geheimnislos, zu konventionell, als daß es in den nicht nur offen virtuosen, sondern auch undurchdringlich geheimnisvollen Waldstein-Sonaten-Kosmos hineinpassen könnte?  Die Introduzione verdichtet und exponiert förmlich ihr Geheimnis:  während der starken Zählzeiten pausiert anfangs die rechte Hand, mit zartem Kunstgriff scheint eine Stimmung des zugleich Gespannten und Nicht-Geschehenen, des Nachdenklichen und Erwartungsvollen komponiert.
Der letzte Satz ist das umfangreichste aller Beethovenschen Klaviersonaten-Finali.  Schon bei der Themenaufstellung steht Moll fast gleichberechtigt neben Dur.  Aber die Molltrübungen, die von Beethovens Pedalvorschriften bewußt in den Verlauf hineingezogen werden, können diese Musik keineswegs melancholisch versehren, die Triller können sie nicht zerstäuben, die ff-Ausbrüche sie nicht brutalisieren, die unvergleichlich intimen Intermezzi sie nicht aufhalten:  alles verbindet sich zum Ausdruck strahlend geheimnisreicher Fülle und beinahe unendlicher Wiederkehr.

(Joachim Kaiser, Beethovens 32 Klaviersonaten und ihre Interpreten,

S.Fischer, Frankfurt 1975, pp. 356-57)

 

Veniamo all’ esecuzione prescelta per corredare questo breve studio. La discografia della Sonata Waldstein è vastissima e comprende pressochè tutti gli interpreti beethoveniani di rilievo attivi negli ultimi cento anni. Alla fine ho scelto di proporre l’ interpretazione del grande Emil Gilels, uno dei massimi pianisti che abbiano frequentato assiduamente la musica di Beethoven. Qui lo vediamo in un concerto del 1971.

 

 

Ludwig van Beethoven

Sonata in do maggiore op. 53 “Waldstein”

 

  • Allegro con brio
  • Introduzione, Adagio molto – Rondo, Allegretto moderato

Emil Gilels, pf

Esecuzione filmata nella Stiftskirche di Ossiach, 10-13 agosto 1971

 

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