Musikfest Stuttgart 2014 – le serate di apertura

uhlbach
Foto ©Holger Schneider

Come ogni estate, la Internationale Bachakademie propone in questo periodo la Musikfest Stuttgart. Seguo da tempo questa rassegna e posso dire che si tratta di uno dei festival più interessanti del panorama musicale tedesco, per la qualità degli artisti in cartellone e l’ intelligenza delle proposte. L’ edizione di quest`anno, la seconda affidata alla nuova gestione artistica di Hans-Cristoph Rademann, ha come tema la Herkunft (origine) e si articola in 45 manifestazioni nell’ arco di due settimane, coinvolgendo come sempre tutta la città. Come già accaduto in passato, l’ inaugurazione ufficiale è stata preceduta da un bel prologo di stile raffinato e inusuale, consistente in una serata itinerante formata da tre brevi concerti a Uhlbach, una sobborgo alla periferia di Stuttgart conosciuto per essere uno dei principali centri di produzione vinicola della zona. Tre antiche costruzioni ospitavano gli appuntamenti musicali, preceduti da offerte di degustazione dei pregiati Riesling e Trollinger prodotti dalle aziende locali. Nella cantina del Collegium Wirtenberg, il giovane clavicembalista Vital Julian Frey ha presentato un programma dedicato ai ritmi di danza spagnoli, con musiche di Scarlatti, Soler e del compositore contemporaneo Michio Woirgardt. Successivamente la Andreaskirche, un piccolo gioiello di architettura in stile gotico risalente al 1490, ospitava una bellissima improvvisazione organistica di Dominik Sustek, basata su un intervallo di tritono che dava origine a tutta una serie di raffinati esperimenti armonici e contrappuntistici. La serata si è conclusa nel Weinbaumuseum, un edificio costruito nel 1366, con un programma di musiche orientali per voce e percussioni eseguito dal Duo Seidenstrasse.

Foto ©Holger Schneider
Foto ©Holger Schneider

Per il concerto inaugurale vero e proprio, Hans-Cristoph Rademann ha scelto di riproporre il celebre oratorio Die Schöpfung di Haydn, da sempre uno dei pezzi forti nel repertorio dei complessi della Bachakademie. È stato molto interessante confrontare la lettura del direttore sassone con quella del suo predecessore Helmuth Rilling, da me ascoltata per l’ ultima volta circa due anni e mezzo fa. Rademann non rivoluziona le caratteristiche interpretative, piuttosto perfeziona i particolari dell’ esecuzione con la sua formidabile capacità di lavorare sui minimi dettagli strumentali e vocali. Un simile lavoro di cesello sulla parola e sulle dinamiche permetteva di gustare tutta una serie di preziosi particolari, splendidamente messi in risalto da una Gächinger Kantorei al massimo della forma e dai ricercatissimi colori strumentali del Bach Collegium Stuttgart. Fantasia, respiro, libertà nella scelta dei tempi erano le caratteristiche principali di una lettura di altissimo livello, un vero e proprio affresco strumentale e vocale di colori cangianti e raffinati. Hans-Cristoph Rademann si è confermato ulteriormente come un acquisto prezioso per la vita musicale di Stuttgart. Un’ interpretazione che si può definire di riferimento assoluto, nonostante alcune pecche evidenziate dai solisti. La migliore prestazione è stata quella del tenore Daniel Behle, già presente nel cast dell’ ultima esecuzione di Rilling e che ha messo nuovamente in mostra una dizione scolpita e raffinata nella definizione dei recitativi. Autorevole la prova di Rene Pape, anche lui molto espressivo nel fraseggio anche se la voce risente dell’ usura dovuta a una carriera ormai lunga. Annette Dasch, nome di spicco del panorama sopranile internazionale, è apparsa spesso insicura nell’ intonazione e imprecisa nella coloratura, nonostante il bel colore luminoso delle note centrali. Il pubblico della Liederhalle ha tributato un vero e proprio trionfo a tutti gli esecutori.

Foto ©Holger Schneider
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La sera seguente, la Liederhalle ha ospitato uno degli appuntamenti fissi della Musikfest. il concerto della Radio-Sinfonieorchester Stuttgart des SWR, la cui collaborazione con la Bachakademie si è ulteriormente intensificata nella nuova gestione artistica di Gernot Rehrl e Rademann. Il complesso proponeva un’ antemprima del programma che verrà eseguito nei prossimi giorni alla Royal Albert Hall di Londra, dove l’ orchestra è stata invitata per la seconda volta al celebre ciclo del BBC Proms, sotto la direzione di Sir Roger Norrington che, dopo aver lasciato la direzione stabile nel 2011, continua a collaborare regolarmente con la RSO des SWR come Ehrendirigent. Ogni volta che il direttore inglese ritorna sul podio, l’ orchestra è in grado di riprodurre con precisione quella speciale tinta sonora sviluppata da Norrington nel corso dei suoi tredici anni di lavoro con il complesso, definita dalla critica “Stuttgarter Sound” e basata su criteri esecutivi storicamente informati. Come ho notato altre volte, occorrono un paio di minuti per abituare l’ orecchio a una sonorità così inusuale ma ne vale davvero la pena, perché Norrington non è un direttore accademico e noioso ma sa sempre ottenere fraseggi di grande varietà e coerenza espositiva. In apertura di programma, il maestro di Oxford ha riproposto una delle sue celebri interpretazioni beethoveniane, in questo caso l’ Ottava Sinfonia, resa con splendida vivacità ritmica ed eleganza ironica nel fraseggio. Un Beethoven di tono chiaro e leggero, mobilissimo nell’ agogica e ricco di raffinatezze dinamiche, in una lettura dal tono complessivo lucido ed elegante. Completamente diversa nel tono era l’ interpretazione del secondo brano, la scena iniziale dalla seconda parte della sinfonia drammatica Roméo et Juliette op. 17 di Hector Berlioz, resa da Norrington con accenti di intensa passionalità e fervore drammatico. A partire dalle battute iniziali che nella struttura armonica anticipano nettamente le atmosfere del Tristan wagneriano (va ricordato che Wagner spedì a Berlioz una delle prime copie a stampa della partitura dell’ opera, con la dedica “Au grand et cher auteur de Roméo et Juliette / L’auteur reconnaissant de Tristan et Isolde“) la lettura di Norrington toccava toni narrativi grandiosi e di grande respiro melodico, splendidamente ralizzati da un’ orchestra in eccellente stato di forma. A completare il programma, la Nona Sinfonia “Dal Nuovo Mondo” di Dvorak. Qui Norrington ha completamente abbandonato ogni riserbo espressivo, lanciando l’ orchestra in un’ esecuzione basata su grandi contrasti ritmici e di colori, che ha toccato livelli di intensa grandiosità nei due tempi conclusivi, con sonorità accese e una bellissima definizione dei particolari armonici. La RSO des SWR ha suonato con splendida precisione e compattezza sonora, soprattutto nel settore degli ottoni che attualmente è senza dubbio da annoverare tra i migliori nel panorama sinfonico tedesco. Anche la ricchezza di cavata degli archi e i magnifici interventi della sezione fiati meritano una menzione, in una prova che conferma una volta di più il livello esecutivo di un’ orchestra che in questo momento occupa una posizione di rilievo  tra le formazioni sinfoniche più autorevoli e preparate in Europa. Come sempre accade quando Sir Roger Norrington ritorna qui a Stuttgart, il pubblico gli ha tributato intensi e affettuosi applausi.

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