Valery Gergiev e Daniil Trifonov al Festspielhaus Baden-Baden

Foto ©manolo press/Bode
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Fin dai tempi della sua fondazione, il Festspielhaus Baden-Baden collabora assiduamente con il Mariinsky Theater di St. Petersburg. Furono proprio i complessi del teatro russo sotto la direzione di Valery Gergiev a inaugurare il nuovo Festspielhaus, la sera del 18 aprile 1998 e da allora hanno scelto il Festspielhaus come uno dei luoghi privilegiati per presentare in Europa occidentale le loro produzioni operistiche. Pressochè ogni anno, il Sommerfestspiele di Baden-Baden ospita uno spazio riservato alle esibizioni operistiche e sinfoniche del Mariinsky e di Gergiev, che da quasi trent’ anni ha preso in mano la direzione musicale del teatro succedendo a Yuri Temirkanov e dal 1996 ne è l’ unico responsabile artistico e organizzativo. Del resto, il rapporto tra Baden-Baden e il mondo russo ha radici antiche. Nell’ Ottocento, la città era la residenza estiva prediletta dagli zar e da tutta la nobiltà della corte imperiale, nonchè di personalità artistiche come Borodin, Dostoevskij, Gogol, Rachmaninov, Anton Rubinstein,  Tolstoj e Turgenev. Quest’ anno, Valery Gergiev ha presentato al pubblico del Festspielhaus una nuova produzione del Don Carlo verdiano e due concerti sinfonici, il secondo dei quali, intitolato Eine russische Sommernacht, era particolarmente interessante anche per la presenza di Daniil Trifonov, ventitreenne pianista nativo di Nischni Nowgorod, che dopo la doppia affermazione nel 2011 all’ Arthur Rubinstein International Piano Master Competition di Tel-Aviv e, poche settimane dopo,  al Premio Tschaikowsky di Mosca, si è affermato come uno tra i massimi giovani talenti del mondo musicale internazionale.

Daniil Trifonov aveva esordito al Festspielhaus Baden-Baden nell’ estate di tre anni fa, invitato personalmente da Gergiev che era presidente della giuria in quell’ edizione del Premio Tschaikowsky. In questa occasione, il giovane pianista russo ha suonato il Terzo concerto di Profofiev e tutto quello che io mi senti di affermare dopo averlo ascoltato è che si tratta davvero di un talento di livello superiore, uno di quegli artisti che nascono raramente. La tecnica è di livello assoluto e questo potrebbe anche non stupire, trattandosi di un musicista uscito da una scuola prestigiosa come quella del Gnessin Institut, riservata ai migliori diplomati usciti dal Conservatorio di Mosca. Ma le qualità che colpiscono di più nel pianismo di Trifonov sono la musicalità favolosa, la personalità interpretativa e l’ eleganza del fraseggio. Era dai tempi della giovane Martha Argerich che non ascoltavo in questa partitura una tale chiarezza cristallina nei pianissimi, una souplesse virtuosistica e una precisione tecnica pari a quelle di questo giovane pianista, capace oltretutto di fraseggiare con un equilibrio e un respiro di rubato davvero da interprete di classe somma. Un’ esecuzione di eleganza classica, che ha avuto i suoi monenti migliori nella liquida trasparenza sonora con cui Trifonov ha reso le cinque variazioni del movimento centrale e nella resa davvero esplosiva del tripudio di colori ed slancio virtusistico del Finale, suonato davvero come meglio non si poteva. Splendidi anche i due bis, lo Scherzo tratto dalla Sonata pianistica di Trifonov, che è anche compositore, e Miroirs dall’ Alborada del gracioso di Ravel. In definitiva, un pianista da riascoltare al più presto. Personalmente, dopo questa serata attendo con impazienza il debutto di Trifonov a Stuttgart, con un recital solistico che si terrà in ottobre.

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Foto ©manolo press/Bode

Veniamo adesso a parlare del resto della serata, nella quale la Mariinsky Orchester ha confermato una volta di più  la sua statura di complesso sinfonico davvero di livello mondiale per bellezza timbrica, compattezza sonora e precisione esecutiva impeccabile. In apertura di serata, l’ esecuzione del Capriccio Italiano di Tschaikowsky è stata una perfetta opportunità per ascoltare le qualità di questo complesso davvero formidabile, soprattutto quando esegue questo tipo di repertorio nel quale l’ affinità stilistica è istintiva. Sul podio, Valery Gergiev ha ottenuto fraseggi perfetti per slancio passionale e sapienza di respiro nella ritmica. Il sessantaduenne direttore russo resta sempre uno dei musicisti più interessanti della nostra epoca, soprattutto quando non è pressato da un carico di impegni troppo oneroso e  lavora con un’ orchestra come quella del Mariinsky, che ha formato alla perfezione in quasi trent’ anni di lavoro comune e che capisce al volo le sue idee interpretative. Nella seconda parte, l’ esecuzione della Quinta Sinfonia di Tschaikowsky è stata diretta da Gergiev in maniera assolutamente esemplare per lo scrupoloso equilibrio dell’ architettura d’ insieme, il fraseggio fervido e appassionato ma assolutamente privo di eccessi retorici o cadute di gusto e lo squisito lavoro dinamico, con colori orchestrali cesellati e ricchi di raffinatezza. Un’ interpretazione davvero da prendere a modello, sicuramente una tra le migliori che si possano ascoltare al giorno d’ oggi. La Mariinsky Orchester ha suonato in maniera stupenda, soprattutto per quanto riguarda la sezione degli archi, compatta e ricca di armonici come poche altre. Da sottolineare anche la bravura del primo corno nei difficili assoli del secondo movimento. Successo trionfale e un bis, il Preludio del Lohengrin, diretto da Gergiev in maniera attenta e suonato in maniera eccellente, ma forse con un suono degli archi non abbastanza trasparente. Ad ogni modo, davvero una serata di grande musica.

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