Internationale Bachakademie Stuttgart – Bach e Mendelssohn

Foto ©Holger Schneider
Foto ©Holger Schneider

Hans-Cristoph Rademann ha concluso la stagione concertistica della Internationale Bachakademie Stuttgart con un bellissimo programma, comprendente musiche di Bach e Mendelssohn. Un accostamento perfetto, pensando all’ impegno profuso dal compositore di Leipzig durante tutta la sua vita nello studio e nella divulgazione delle opere bachiane. La serata alla Liederhalle iniziava con la Kantate BWV 21 “Ich hatte viel Bekümmernis”, scritta da Bach nel 1713 a Weimar e poi revisionata due volte, prima per un’ esecuzione a Köthen nel 1720 e poi a Leipzig nel 1731. Con i suoi undici brani suddivisi in due parti, si tratta di una della Cantate bachiane di maggior durata, più volte oggetti di analisi da parte degli specialisti fin dall’ epoca di Philip Spitta e poi di Albert Schweitzer e una di quelle più conosciute, come testimoniato anche dalle numerose incisioni discografiche, tra le quali compaiono i nomi di tutti gli interpreti più accreditati della musica sacra di Bach. Hans-Cristoph Rademann è sicuramente da annoverare tra questi e la sua esecuzione è stata assolutamente ideale per finezza di fraseggio, scrupolosa consapevolezza stilistica e proprietà espressiva. Il Bach Collegium Stuttgari e la Gächinger Kantorei, sotto la guida del nuovo direttore musicale, hanno mantenuto il livello esecutivo sviluppato nel corso degli anni, che fa delle loro esecuzioni un vero e proprio modello di riferimento nel campo dell’ interpretazione bachiana. Soprattutto il coro è assolutamente esemplare per chiarezza di articolazione, sfumature di accento, precisione esecutiva e omogeneità di impasti timbrici. Con questi presupposti, l’ esecuzione di Rademann è stata davvero una delle migliori tra le tante intepretazioni di Cantate bachiane da me ascoltate nel corso degli anni, durante le stagioni della Bachakademie. Ottima anche la prova dei solisti, soprattutto di Julia Kleiter e Christian Elser (che ha rimpiazzato all’ ultimo momento Michael Schade) eccellenti nelle loro arie. Bravo anche il baritono Markus Eiche, collaboratore fisso dei concerti della Bachakademie, che nel celebre duetto “Komm, mein Jesu” ha trovato, insieme al soprano, accenti efficacissimi e squisite sfumature.

L’ altro brano in programma era la Seconda Sinfonia in si bemolle maggiore “Lobgesang” di Mendelssohn, composta per le celebrazioni del quarto centenario dell’ Invenzione della stampa ed eseguita per la prima volta a Leipzig nella Thomaskirche, il 25 giugno 1840. Le fonti di ispirazione di questa che, in realtà fu la quarta Sinfonia composta da Mendelssohn, anche se dopo la sua morte venne numerata come seconda, sono senza dubbio le Cantate e gli Oratori di Bach, insieme alla Nona Sinfonia di Beethoven. La partitura è articolata in due sezioni: un movimento orchestrale che sintetizza i primi tre tempi di una Sinfonia classica e poi il vasto affresco solistico e corale che costituisce la seconda parte. A fungere da fattore unificante dei due blocchi, il compositore utilizza un inciso tematico esposto dai tromboni (FA-SOL-FA-SIb che richiama apertamente uno dei Magnificat, come riportati nel Liber usualis)  che funge da frase di apertura del brano, dal quale poi derivano tutti gli altri motivi principali della partitura e che suggella anche le battute finali, dopo il grandioso Coro di chiusura “Ihr Völker, bringet her dem Herrn” di struttura tripartita, alla maniera di Händel. Tra i brani della seconda parte, un particolare rilievo ha il n°6 che, assieme al 3 e al 9, fu aggiunto da Mendelssohn qualche mese dopo la prima esecuzione e che ha un ruolo fondamentale, nell’ economia dell’ opera. Il passaggio dalla notte al giorno descritto nel testo viene evocato dalla musica con teatrale drammaticità: i tre richiami del tenore al guardiano, angosciosamente interrogativi, con altezze sempre crescenti di un tono (REb, MIb, FA il motto orchestrale, citato da Wagner nella Walküre; DO, RE, MI la supplica: Hüter, ist die Nacht bald hin?) creano una tensione cromatica fortissima, che si risolve nell’ annuncio, in RE maggiore, del soprano solo e poi (al n°7, con l’ intera orchestra) nella liberatoria perorazione di tutto il coro, Die Nacht ist vergangen! Der Tag ist gekommen! strutturato nella forma di una fuga di vaste proporzioni, che anticipa sotto molti aspetti quelle del Deutsches Requiem di Brahms. Una partitura che io ho sempre trovato affascinante per sapienza di scrittura e freschezza di ispirazione, che in Germania è molto amata e viene eseguita spesso nelle stagioni concertistiche, sia professionali che amatoriali. Hans-Cristoph Rademann ne ha dato un’ interpretazione ricca di slancio e fervore, perfetta nella definizione delal scrittura contrappuntistica e lavorata con finezza nei colori e nelle sfumature corali e strumentali. Eccellente in particolare il tono di maestoso fervore e la precisione di attacchi nei brani affidati al coro e lodevole anche la lucidità analitica con cui il Bach Collegium Stuttgart ha suonato il blocco strumentale della prima parte. Nei brani solistici, Julia Kleiter ha messo in mostra un timbro vocale di bella freschezza e luminosità, con un colore che a tratti ricorda vagamente quello di Gundula Janowitz. Buona anche la prova di Christian Elser nell’ esecuzione dell’ aria “Er zählet unsre Tränen” e del mezzosoprano austriaco Judith Mayer. Grande successo per tutti alla conclusione.

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