Radio-Sinfonieorchester Stuttgart des SWR – Stéphane Denève e Nikolaj Znaider

rso apr. 2014

Per l’ ottavo concerto della stagione in abbonamento, la Radio-Sinfonieorchester Stuttgart des SWR ha presentato al pubblico della Liederhalle il programma eseguito durante la tournèe in Russia e Spagna, comprendente musiche di Sibelius e Bruckner. L’ accostamento potrebbe sembrare strano, ma in realtà esistono diverse affinità tra i lavori di questi due musicisti. Entrambi infatti hanno in comune la maestria nel trattamento del colore orchestrale e soprattutto il senso della grande architettura sinfonica, la forza ed eloquenza dell’ espressione formale espressa da un grandioso senso della struttura. Sul podio Stéphan Denève ha siglato una delle sue migliori prestazioni da quando ha assunto la guida del complesso, confermando una volta di più una maturità di interprete che lo pone a buon diritto tra i direttori più interessanti della sua generazione.  Per il maestro francese, questa stagione è stata segnata da esibizioni di grande successo sul podio di alcune delle principali orchestre statunitensi come la Cleveland Orchestra, la Boston Symphony Orchestra, la Philadelphia Orchestra e la Chicago Symphony, oltre al prossimo debutto con la Los Angeles Philharmonic e a concerti con altri complessi di prestigio, tra cui i Wiener Symphoniker e la Symphonieorchester des Bayerischen Rundfunks. Una carriera che lo sta rapidamente portando a posizioni di rilievo nel mondo musicale internazionale, anche per merito del suo lavoro come Chefdirigent della RSO des SWR, con la quale ha iniziato anche una serie di incisioni discografiche dedicate al repertorio francese, la prima delle quali, lo Stabat Mater di Poulenc, ha ottenuto il prestigioso premio Diapason d’ Or.

L’ altro grande motivo di interesse della serata era costituito da Nikolaj Znaider, trentottenne violinista danese impostosi all’ attenzione internazionale nel 1997 con la vittoria nel Concours Musical Reine Elisabeth di Bruxelles, una delle competizioni più prestigiose del mondo, e considerato uno dei migliori solisti apparsi alla ribalta negli ultimi anni. Per tutti questi motivi, ci si attendeva una serata di alto livello e così è stato, visto che il concerto si può definire sicuramente uno dei migliori tra quelli che ho ascoltato nelle ultime stagioni della RSO des SWR. L’ orchestra ha confermato di attraversare un periodo di forma eccellente, suonando con una compattezza e una bellezza timbrica da formazione di rango, con una gamma dinamica e colori strumentali davvero di primissima qualità. Poche altre orchestre nel mondo musicale tedesco possono sfoggiare la precisione di attacchi, il virtuosismo e il suono compatto, equilibrato e omogeneo in tutta la gamma dinamica che questa orchestra è in grado di esibire nelle sue serate migliori, come appunto quella in esame. Tutto questo è apparso subito evidente nel brano di apertura della prima parte, dedicata a Sibelius e che iniziava appunto con il poema sinfonico Lemminkäisen kotiinpaluu, pezzo che conclude la Suite op. 22, dedicata all’ omonimo protagonista del ciclo epico finnico Kalevala e conosciuta soprattutto per il secondo brano, il celeberrimo Tuonelan joutsen. Questi quattro pezzi sinfonici erano stati originariamente concepiti da Sibelius come interludi per un’ opera in stile wagneriano, che avrebbe dovuto intitolarsi Veneen luominen. Il progetto fu abbandonato quasi subito e il compositore finlandese organizzò i quattro brani orchestrali già composti come ciclo di poemi sinfonici (“Quattro Leggende”, come scritto in partitura), in una successione che l’ autore, diversi anni dopo, definì come una sorta di Sinfonia. Il quarto poema descrive il ritorno a casa dell’ eroe, con una musica che evoca una cavalcata trionfale caratterizzata da colori e ritmi sincopati di tono orientaleggiante e da una scrittura estremamente virtuosisitca, qui perfettamente messa in rilievo dalla direzione ispirata, tesa ed elettrizzante di Denève e dalla splendida prestazione dell’ orchestra. Subito dopo, Nikolaj Znaider ha suonato in maniera magistrale la parte solistica del Concerto per violino op. 47. Il virtuoso danese, che ascoltavo per la prima volta, possiede l’ autorità di fraseggio del concertista di rango. La tecnica è assolutamente impeccabile, il suono è pulito, intonatissimo e timbricamente di grande qualità, grazie anche allo splendido strumento che Znaider adopera, un Guarneri del Gesù del 1741 appartenuto a Fritz Kreisler, sul quale il leggendario violinista viennese suonò la prima esecuzione assoluta del Concerto di Elgar, a lui dedicato e che Zneider ha inciso sotto la direzione di Colin Davis. Perfettamente sostenuto da una direzione ispiratissima, Zneider ha suonato con una carica espressiva e una varietà  di colori tali da poter definire questa esecuzione come assolutamente esemplare. Un violinista dotato, interprete incisivo e personale, da riascoltare assolutamente.

deneve bruckner

Nella seconda parte, Stéphane Denève si comentava per la prima volta con uno dei capolavori assoluti di Bruckner, la Quarta Sinfonia in mi bemolle maggiore “Romantica”. Il pianissimo lieve, morbido e timbrato delle battute di apertura faceva presagire subito un’ esecuzione di rilievo. Il direttore francese, che qui a Stuttgart ha già offerto prove convincenti nel repertorio sinfonico tedesco con le sue interpretazioni di Strauss, Brahms e Mahler, ha scelto un tono narrativo teso, serrato, con tempi generalmente abbastanza mossi e sonorità chiare e asciutte, di serrato e severo splendore sinfonico. Dopo un primo movimento letto in maniera lucida e perfetto nella resa delle complesse e grandiose architetture orchestrali, l’ interpretazione di Denève si è imposta per la bellissima cantabilità e la nobiltà del fraseggio nell’ Andante, il senso del ritmo e lo squisito gioco dei fiati nello Scherzo, con le splendide cesellature coloristiche nelle varie riproposte del celebre tema affidato ai corni e il tono di fervore appassionato del Finale. Una lettura analitica, coerente e ricca di carica espressiva, che conferma una volta di più la personalità da interprete di primo piano che il direttore francese sta maturando negli ultimi anni. La RSO des SWR ha suonato davvero da grande orchestra, con una naturalezza espressiva e una precisione impeccabile, soprattutto nella sezione degli ottoni, splendida per colore, amalgama, squillo e intonazione. Come ho già accennato in precedenza, si è trattato di uno dei migliori concerti tra quelli da me ascoltati nelle ultime stagioni sinfoniche della RSO, giustamente salutato da un grandissimo successo di pubblico.

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