Rafał Blechacz a Stuttgart

Foto ©Felix Broede
Foto ©Felix Broede

Pubblico delle grandi occasioni alla Liederhalle per l’ attesissimo recital di Rafał Blechacz , il ventinovenne pianista nativo di Nakło nad Notecią, affermatosi in questi anni come uno dei concertisti più prestigiosi delle ultime generazioni. Impostosi all’ attenzione del mondo musicale internazionale con la vittoria nell’ edizione 2005 del prestigioso Premio Chopin a Varsavia, Rafał Blechacz ottenne in quell’ occasione un trionfo senza precedenti vincendo, oltre al primo premio, tutti i riconoscimenti speciali. A sottolineare ulteriormente l’ eccezionalità del giovane talento, il secondo strumentista polacco a ottenere il premio dopo la vittoria di Krystian Zimerman nel 1975, la giuria decise di non assegnare il secondo posto. Da allora il giovane pianista ha iniziato una carriera internazionale che lo ha portato a esibirsi in tutte le sale più prestigiose del mondo, con entusiastici consensi di pubblico e di critica. Subito dopo la vittoria nel concorso Chopin, la DG lo ha scritturato con un contratto discografico in esclusiva, che ha portato alla pubblicazione di cinque album. Il suo primo CD, dedicato all’ esecuzione integrale dei Preludi di Chopin, balzò immediatamente ai primi posti nelle classifiche di vendita, con quasi 160000 copie acquistate dagli appassionati in tutto il mondo. Anche i successivi quattro dischi incisi da Blechacz hanno avuto un grande successo commerciale e sono stati insigniti di premi e riconoscimenti da parte della critica a livello internazionale.

Il rischio che solitamente corre un artista arrivato cosí presto al successo è quello di bruciare in pochi anni il suo talento. Blechacz è invece riuscito ad amministrare saggiamente la sua carriera, limitando le sue esibizioni a una cinquantina di concerti annuali e proseguendo con grande prudenza lo sviluppo del repertorio. Del resto, si tratta di un ragazzo molto schivo e riservato di carattere, del tutto privo di tratti divistici, che oltre all’ attività concertistica sta per concludere i suoi studi universitari di Filosofia con una tesi di estetica musicale. Anche sul palcoscenico, Blechacz non assume atteggiamenti da showman e si comporta in modo elegante e molto concentrato, come se fosse impegnato in una riflessione intima sulla musica che sta eseguendo.

Conosco molto bene tutta la discografia del giovane pianista polacco, e ne avevo già ricavato l’ impressione di trovarmi di fronte a un talento musicale di quelli che non si incontrano tutti i giorni. La serata alla Liederhalle ha confermato in pieno le previsioni: siamo davvero in presenza di un artista dotato di grande personalità e interpretativamente assai originale. Naturalmente non si può pensare che un ragazzo di nemmeno trent’ anni sia già un prodotto fatto e finito, ma dopo diversi ascolti discografici e questa esibizione dal vivo posso dire che Blechacz è un musicista già arrivato a un notevole grado di maturità espressiva. Tentando di descriverne le caratteristiche, direi che qui siamo in presenza di un interprete molto raffinato, del tutto privo di atteggiamenti spettacolari o semplicemente estroversi. Un pianismo decisamente per intenditori, da ascoltare in maniera attenta e meditata. Tutto questo si è capito già nel brano di apertura del programma, che era la Sonata in re maggiore K. 311 di Mozart. Nei tempi veloci, il giovane pianista polacco ha messo in mostra una tecnica di prim’ ordine nelle agilità brillanti, con sfumature di tocco che producevano un suono liquido e pastoso caratterizzato da un jeu perlé incantevole nel continuo trascolorare delle sfumature dinamiche. Splendida anche l’ esecuzione dell’ Adagio cantabile, reso con squisita eleganza di fraseggio. Di livello notevole anche l’ intepretazione della celebre Sonata beethoveniana in do minore op. 13 N° 1, la “Patetica”. Una lettura sicuramente ispirata a quella celeberrima di Arthur Schnabel, drammaticamente tesa nel fraseggio e anche qui caratterizzata da uno finissimo gioco dinamico, con sonorità morbide e davvero lavorate  di cesello. Un Beethoven sobrio, eloquente e scavato nei minimi particolari, sicuramente tra i migliori che abbia ascoltato da un pianista della nuova generazione.

La seconda parte del programma, interamente dedicata a Chopin, era comunque quella che attendevo con maggiore curiosità, vista la fama di grande interprete del compositore suo conterraneo che Blechacz si è guadagnato in questi ultimi anni. Il giovane pianista polacco esegue questa musica con la naturalezza di chi parla una lingua appresa fin dall’ infanzia e riesce a trovare di puro istinto le soluzioni interpretative più logiche ed efficaci. Splendida, assolutamente da ricordare, la lettura del Notturno op. 32 N° 2, reso con un “rubato” di altissima classe e una tornitura delle linee melodiche di rara finezza ed eloquenza. Notevolissime anche le due Polacche op. 40; l’ atmosfera eroica della prima è stata realizzata con accordi dal suono omogeneo e timbratissimo e un fraseggio di grande nobiltà nella sua eloquenza mai esagerata. Ma devo dire che l’ impressione più forte l’ ho ricevuta dall’ esecuzione della seconda, quella in do minore, in cui le sonorità quasi spettrali in certi punti, ottenute con un gioco di polso di altissima scuola, contribuivano a realizzare un’ atmosfera drammatica davvero avvincente. Elegantissima l’ interpretazione delle Mazurke op. 63, anche queste impostate su una sonorità translucida, con una varietà di attacco dei tasti resa possibile da una tecnica dinamica davvero di altissimo livello. Il programma si concludeva con il Terzo Scherzo e anche qui Blechacz ha preferito una lettura di tipo sobrio e contenuto nelle atmosfere. Devo dire che in questo caso continuo a preferire l’ atmosfera tragica, quasi da sabba infernale evocata nelle interpretazioni pianisti come Richter e Pollini, ma la coerenza e la lucidità di fraseggio che Blechacz ha evidenziato anche qui contribuivano a formare un’ esecuzione molto meditata e assolutamente non banale. Trionfo finale e due Preludi come fuori programma, quello in mi minore, bellissimo nell’ evidenziazione dei cromatismi e il celebre n°20 in do minore, in cui Blechacz ha reso la scansione degli accordi di semiminime in modo strepitosamente drammatico, a concludere in maniera superba una delle migliori serate concertistiche di quest’ anno, tra quelle ascoltate qui a Stuttgart.

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