Walter Weller e gli Stuttgarter Philharmoniker

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Per il sesto appuntamento del ciclo “Die Große Reihe – Mythos 9”, che costituisce il punto centrale nella stagione sinfonica degli Stuttgarter Philharmoniker, è tornato sul podio Walter Weller, una delle bacchette piú stimate nell’ ambiente musicale internazionale. Nato a Vienna nel 1939, Weller si segnalò verso la fine degli anni Cinquanta come uno dei migliori talenti violinistici della sua generazione, tanto da essere chiamato, a soli ventidue anni, a ricoprire il ruolo di Konzertmeister nei Wiener Philharmoniker accanto al leggendario Willy Boskowsky. Parallelamente, Walter Weller fondò un suo quartetto e studiò direzione d’ orchestra con il grandissimo Josef Krips. Dopo il debutto sul podio, il giovane maestro venne immediatamente ingaggiato con un contratto a lunga durata dalla Wiener Staatsoper e iniziò una prestigiosa carriera internazionale che lo ha portato a lavorare con tutte le migliori orchestre del mondo, documentata da una ricca discografia. Weller ha sempre mantenuto uno stretto rapporto con gli Stuttgarter Philharmoniker, che nel 2003 lo hanno nominato Ehrendirigent, e li ha guidati in numerosi concerti a Stuttgart e all’ estero. Musicista rifinito e direttore di scrupolosa preparazione, dotato di una tecnica solidissima, Walter Weller appartiene a quella categoria di interpreti versatili e dal repertorio variegato, molto apprezzati dai professionisti e dagli intenditori anche se si tengono lontani dallo star system. Come ho già detto in diverse occasioni, si tratta di personaggi per cui io nutro un particolare interesse e grande stima.

Il direttore austriaco si è sempre caratterizzato per la sua attenzione verso le nuove proposte di repertorio e anche in questa occasione ha scelto, come brano di apertura della serata alla Liederhalle, un brano di rara esecuzione come la Nona Sinfonia di Alexander Glazunov, compositore russo noto anche per essere stato l’ insegnante di Dmitri Schostakovich e ricordato oggi soprattutto per il balletto Raymonda e per il Concerto op. 82, che fu un cavallo di battaglia prediletto da violinisti come Heifetz e Oistrakh. Glazunov iniziò a comporre la sua ultima Sinfonia verso il 1910 ma non la portò mai a termine. Ci rimane solo l’ abbozzo del primo tempo, che venne successivamente orchestrato da Gavril Judin ed eseguito solo dopo la morte del compositore. Come in tutti i lavori sinfonici di Glazunov, anche qui si percepiscono richiami alla grande tradizione strumentale tedesca, a partire da tremolo di quinte iniziale esposto dagli archi, in stile quasi beethoveniano. Una proposta sicuramente interessante, anche per l’ ottima esecuzione che ne ha dato Weller, lucida nell’ esposizione e attenta ai dettagli strumentali.

Il resto del programma, tutto impostato sul repertorio slavo, era dedicato a musiche del repertorio più popolare, a partire dal Concerto per violoncello op. 104 di Antonín Dvořák, banco di prova immancabile per tutti i solisti di rango, qui interpretato in maniera splendida da Alban Gerhardt, quarantacinquenne violoncellista berlinese considerato uno dei massimi esponenti odierni del suo strumento, che avevo già ascoltato circa due anni e mezzo fa in una magnifica esecuzione della Sinfonia Concertante di Prokofiev, insieme alla RSO des SWR. Dopo il suo trionfale debutto come solista con i Berliner Philharmoniker all’ età di  21 anni, Alban Gerhardt si è rapidamente affemato come uno degli esecutori più prestigiosi della nostra epoca, lavorando con tutte le maggiori orchestre e istituzioni concertistiche mondiali. Le sue numerose incisioni hanno ottenuto importanti riconoscimenti, tra i quali, per tre volte, il prestigioso “ECHO Klassik”. Anche in questa occasione, Gerhardt ha mostrato in pieno la sua classe interpretativa di altissimo profilo, con un suono morbido, vellutato e affascinante, una cavata ricca di respiro ed espressività e una splendida ricchezza di colori e dettagli, in perfetta sintonia con la direzione di Weller, poetica e ricca di sfumature, impeccabile nel modellare i colori orchestrali in accordo con la parte solistica. Un’ esecuzione davvero di notevole rilievo, molto applaudita dal pubblico della Liederhalle. Come bis, Gerhardt ha suonato uno degli Studi per violoncello solo di Mstislav Rostropovich, il leggendario virtuoso che, oltre ad essere stato un mito del concertismo, aveva anche studiato composizione con Prokofiev, suo grande amico e mentore.

Nella seconda parte, Walter Weller e gli Stuttgarter Philharmoniker hanno eseguito i primi tre dei sei poemi sinfonici che formano il celebre ciclo Má Vlast, di Bedrich Smetana, amatissimo da tutti i melomani e considerato il vero simbolo della musica boema. Weller ha diretto i poemi sinfonici di Smetana per decine di volte nel corso della sua carriera e ne ha anche eseguito una fortunata registrazione per la DECCA, con la Israel Philharmonic Orchestra. La sua direzione equilibrata, elegante e ricca di fervore narrativo, è stata ottimamente realizzata dai Philharmoniker che hanno esibito un suono di bella compattezza e flessibilità. Grandi festeggiamenti finali per Walter Weller, come sempre accade nei suoi ritorni a Stuttgart.

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