Internationale Bachakademie Stuttgart – Sakral Modern III

Foto ©Holger Schneider
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Per la Internationale Bachakademie Stuttgart, il mese di marzo è da sempre un periodo di intensa attività. Quest`anno, oltre al consueto appuntamento con la Bachwoche, che sarà seguito da una breve tournée in Tunisia con i complessi dei partecipanti ai corsi, il calendario prevedeva il terzo e ultimo concerto del ciclo Sakral Modern, una delle novità più rilevanti introdotte dalla nuova direzione artistica, in collaborazione con la Radio-Sinfonieorchester Stuttgart des SWR e consistente in tre programmi dedicati al repertorio sacro del Novecento. Il terzo appuntamento del ciclo aveva come tema il Requiem; il programma, incentrato in massima parte su musiche di Max Reger, era affidato alla direzione di Lothar Zagrosek, l’ ex Generalmusikdirektor della Staatsoper Stuttgart dal 1997 al 2006. Il pubblico di Stuttgart ricorda molto bene il lavoro svolto dal settantunenne direttore nativo di Otting nell’ Oberbayern, sotto la cui direzione la Staatsoper venne premiata per tre volte come “Theater des Jahre” dalla rivista Opernwelt. Zagrosek, che ha studiato con docenti di prestigio come Hans Swarowsky, Istvan Kertész, Bruno Maderna e Herbert von Karajan, ha svolto una carriera internazionale ai massimi livelli, con presenze regolari sul podio di tutte le grandi orchestre e un’ intensa attività nel campo della musica moderna e contemporanea, che lo ha portato a dirigere numerosissime prime esecuzioni assolute e a riproporre molti autori di scarsa presenza nei programmi concertistici. Un lavoro che, per molti aspetti, ricorda quello del recentemente scomparso Gerd Albrecht. Personalmente, nutro da sempre una grande ammirazione per questo tipo di direttori, musicisti di solida preparazione che alle lusinghe dello star system preferiscono une meritoria opera divulgativa di un repertorio scarsamente eseguito.

Foto ©Holger Schneider
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Il programma della serata, come già detto, era dedicato per tre quarti a Max Reger, con l’ esecuzione di due lavori commemorativi composti in memoria dei soldati tedeschi caduti durante la prima guerra mondiale. Dopo pochi mesi dall’ inizio del conflitto, Reger si mise a lavorare intensamente a un progetto di Requiem sul testo della litirgia cattolica romana, ma il lavoro non fu mai portato a termine, probabilmente in seguito a un giudizio negativo espresso da Karl Straube, organista della Leipziger Thomanerkirche e suo consigliere artistico, dopo aver esaminato le prime parti della composizione. Ci restano il Kyrie e un frammento del Dies Irae, che vennero eseguiti per la prima volta a Berlino nel 1938 da Fritz Stein, garde amico di Reger e suo biografo, col titolo Lateinische Requiem, per distinguerli dal Requiem op. 144b, il cosiddetto “Hebbel Requiem”, anch’ esso eseguito in questa serata. L’  ascolto di questi frammenti fa pensare che, se il lavoro fosse stato portato a termine, avrebbe potuto essere l’ ultimo Requiem liturgico monumentale nella storia della musica. Reger usa qui una scrittura pensata in termini di ampie distese di colore tonale, senza grandi elaborazioni polifoniche e contrappone il quartetto solista al coro in modo quasi responsoriale. Il Dies Irae evoca visioni di orrore e incubo che fanno pensare sia a James Ensor che Hieronymus Bosch.

Abbandonato il progetto del Requiem liturgico, Reger si mise a lavorare a una composizione evocante la struttura del Deutsches Requiem brahmsiano, basata su una poesia di Friedrich Hebbel che inizia con le parole: „Seele, vergiss sie nicht, / Seele, vergiss nicht die Toten.“ sulle quali il contralto solista intona i tre interventi che scandiscono la struttura del lavoro. Il Requiem op. 144b venne dedicato „Dem Andenken der im Kriege gefallenen deutschen Helden.“ ed eseguito per la prima volta nel 1916, dopo la morte di Reger. Si tratta di una partitura caratterizzata da un tono di commossa e introversa meditazione, che nella scrittura strumentale e corale presenta numerose soluzioni arminiche assai avanzate. Lothar Zagrosek, coadiuvato da una RSO des SWR in splendida forma e dalla Gächinger Kantorei, come sempre eccellente per morbidezza di suono e chiarezza di articolazione, ha reso al meglio l’ atmosfera di questi due lavori con una direzione lucida, intensa e ricca di emotività. Tra i solisti, da segnalare la bella prova del mezzosoprano Gerhild Romberger, dalla voce calda e ben timbrata e fraseggiatrice di grande personalità. Il programma della serata era completato da una Lesung della scrittrice Elke Heidenreich e da una stupenda esecuzione di “Et expecto resurretione mortuorum”, uno dei capolavori assoluti di Olivier Messiaen, scritto nel 1964 in memoria delle vittime delle due guerre mondiali e commissionato da André Malraux, all’ epoca Ministro della Cultura francese. Uno dei capolavori assoluti del secondo Novecento, che Lothar Zagrosek e la RSO des SWR hanno eseguito in maniera assolutamente perfetta, a coronamento di una serata davvero di grande interesse.

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