“Wunderzeichen” di Mark Andre in prima assoluta alla Staatsoper Stuttgart

Foto ©A. T. Schaefer
Foto ©A. T. Schaefer

La quarta nuova produzione in programma alla Staatsoper Stuttgart era dedicata a una prima esecuzione assoluta, l’ opera Wunderzaichen del compositore franco-tedesco Mark Andre. Prima della rappresentazione Jossi Wieler, da poco riconfermato come Intendant fino al 2018, ha illustrato alla stampa i punti salienti della stagione 2014/15, che comprenderà cinque nuove produzioni. I titoli scelti sono Jakob Lenz di Wolfgang Rihm, Khovancina di Mussorgsky, Il Vologeso di Niccolò Jommelli, il grande compositore settecentesco nativo di Aversa che per circa sedici anni lavorò a Stuttgart come Hofkapellmeister alla corte del duca Carl Eugen von Württemberg, il capolavoro mozartiano Cosí fan tutte e il Rigoletto. Tra le riprese degli allestimenti di repertorio, spiccano soprattutto la riproposta del Rosenkavalier nella messinscena di Stefan Herheim con la quale il regista norvegese fu premiato nel 2011 come Regisseur des Jahres dalla riviata Opernwelt e la Madama Butterfly diretta da Giuliano Carella, con il debutto di Carherine Naglestad come protagonista.
Veniamo adesso a parlare della serata, premettendo un paio di considerazioni che mi sembrano doverose. Questa prima esecuzione assoluta era molto attesa qui a Stuttgart e ha richiamato giornalisti e addetti ai lavori da ogni parte della Germania. Il successo di pubblico è stato notevole, con il teatro esaurito e più di dieci minuti di applausi per tutti gli interpreti alla conclusione. Ora, non è che io voglia fare paragoni antipatici, ma una cosa del genere in Italia sarebbe assolutamente impensabile, perchè una prima di una nuova opera scritta in un linguaggio che fa largo uso di musica elettronica, quindi di non immediata comprensione, richiamerebbe al massimo due o trecento spettatori e la metà di essi se ne andrebbe prima della fine. Il pubblico musicale tedesco, come ho imparato in tanti anni di vita da queste parti, ha decisamente una mentalità più aperta, viene a vedere le cose di questo tipo e poi valuta senza preconcetti. Tra gli spettatori di questa serata si sono visti anche molti giovani. Anche sotto questo aspetto, ho notato da anni che all’ estero gli ascoltatori delle nuove generazioni vengono spesso e volentieri ad ascoltare la musica contemporanea, che evidentemente riesce in qualche modo a suscitare il loro interesse.
Esaurita la premessa, veniamo a descrivere lo spettacolo. L’autore di Wunderzaichen è Mark Andre, quarantanovenne musicista nativo di Parigi, allievo di Helmut Lachenmann, importante compositore di Stuttgart formatosi con Luigi Nono ai Darmstädter Ferienkurse e poi con Karlheinz Stockhausen a Köln. Mark Andre ha elaborato il progetto di questa nuova opera attraverso un lavoro durato sette anni, che fu ispirato dalla visione della tomba di Johannes Reuchlin, umanista nato a Pforzheim nel 1455 e morto nel 1531, famoso per la sua attività dedicata alla tolleranza, al dialogo tra le varie religioni e allo studio approfondito dei legami tra il Cristianesimo e la scienza cabalistica ebraica. Patrick Hahn, lo Chefdramaturg della Staatsoper Stuttgart, ha scritto il libretto di questa “Opera in quattro situazioni” utilizzando una serie di citazioni tratte dalla Bibbia, dalla letteratura mistica ebraica, dagli scritti del filosofo francese Jean-Luc Nancey e da quelli di Johannes Reuchlin. Il titolo deriva appunto dalla definizione “Wunderzeichen” (segno meraviglioso) che Wolfgang Goethe diede agli scritti di Reuchlin. L’ azione si svolge nella sala di transito dell’ aeroporto di Tel Aviv, dove Johannes Reuchlin, uno studioso di religione ebraica e cabalistica venuto a visitare Israele, che vive con un cuore trapiantato e ha ha assunto il nome dell’ umanista a seguito dei suoi studi e come simbolo della sua rinascita dopo l’ operazione, attende il controllo dei passaporti in mezzo a una folla di pellegrini. Respinto alla dogana perchè incapace di spiegare le irregolarità del suo passaporto, Reuchlin si reca al ristorante dell’ aeroporto insieme a Maria, una viaggiatrice conosciuta nell’ ufficio doganale. il suo cuore trapiantato cede di schianto e lo spirito di Reuchlin si ritrova davanti al controllo passaporti a meditare sul destino e sulla resurrezione delle anime, tentando di comunicare con i viaggiatori e con Maria, che non è in grado di vederlo. “Eine Trennung des Endlichen durch das Unendliche”. come sussurra il poliziotto della dogana trasformatosi in arcangelo poche battute prima della chiusa, un crescendo orchestrale che sfuma in un lungo riverbero sonoro.

La musica di Mark Andre richiama elementi stilistici provenienti dalla scuola di Darmstadt nella scrittura strumentale, che mira a creare una sorta di prezioso tappeto sonoro utilizzando, oltre all’ orchestra tradizionale, elementi di Konkrete Musik ed elaborazioni elettroniche. Come in molti lavori di Nono, la vocalità ideata da Mark Andre è basata sulla scomposizione sillabica della parola e sul gioco sonoro dei fonemi. Non mancano elementi di virtuosismo vocale, soprattutto nella parte di Marie, che impegna la voce del soprano in numerosi passi di tessitura acutissima. Il trattamento orchestrale è raffinatissimo e l’ effetto sonoro è quello di una sorta di continuo cambiamento di colori, in un gioco sottilissimo di atmosfere quasi ipnotiche. Per l’ ascoltatore, il risultato è estremamente avvincente: dal punto di vista scenico la quarta situazione, quella in cui lo spirito di Reuchlin si ritrova in mezzo a una folla di gente per la quale è invisibile, è una trovata teatrale di rara efficacia. Nell’ insieme, una partitura ricca di aspetti interessanti, splendida per fattura tecnica e raffinatezza di scrittura orchestrale.
Per questa Uraufführung, la Staatsoper Stuttgart ha messo a disposizione mezzi ampi e un tempo di preparazione assai lungo. Il risultato finale è stato davvero di alto livello sotto tutti gli aspetti. Splendida la direzione di Sylvain Cambreling, direttore che vanta una lunghissima esperienza in questo tipo di repertorio e che ha tratto sonorità affascinanti da un’ orchestra al massimo della forma, dal team dell’ Experimentalstudio des SWR e dal coro, che affrontando una vocalità complessa ha offerto una prova di grande virtuosismo. La messinscena di Jossi Wieler e Sergio Morabito, basata su un bellissimo impianto scenico ideato da Anna Viebrock, è stata eccellente per la qualità della recitazione d’ insieme e la perfetta realizzazione dell’ atmosfera teatrale. Bravissimi tutti gli interpreti a partire dalla grande caratterizzazione attoriale fornita da André Jung nel ruolo del protagonista, scritto per voce recitante; Claudia Barainsky, alle prese con i numerosi passi di scrittura acutissima presenti nel ruolo di Marie, ha impressionato per sicurezza ed espressività derivata da una lunga frequentazione di questo tipo di repertorio. Molto bravo anche il tenore Matthias Klink, vocalmente sicuro e attore disinvolto. Buona anche la prova di Kora Pavelic e Maria Theresa Ullrich. Come detto in apertura, la serata si è conclusa con un grande successo per tutti e grandissimi festeggiamenti all’ autore.

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