Sir Roger Norrington e la RSO Stuttgart des SWR: Ein deutsches Requiem

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Anche dopo la fine del suo incarico di Chefdirigent della Radio-Sinfonieorchester Stuttgart des SWR, Sir Roger Norrington ha mantenuto i rapporti artistici con il complesso, del quale è stato nominato Ehrendirigent in occasione della sua ultima serata come direttore stabile, nel luglio del 2011. Dopo il concerto beethoveniano nella scorsa stagione il direttore britannico, che tra poco meno di un mese festeggerà il suo ottantesimo compleanno, è tornato sul podio della RSO des SWR per la sesta serata del ciclo in abbonamento alla Liederhalle. In programma, il Deutsches Requiem di Johannes Brahms, una partitura che Norrington ha diretto spesso nel corso della sua carriera e della quale ha realizzato anche un’ edizione discografica, pubblicata nel 1999, che al suo apparire suscitò un vivace dibattito tra gli appassionati per la singolarità di un approccio interpretativo basato su scelte abbastanza inconsuete. Come scriveva Norrington nelle note introduttive del CD, il suo obiettivo principale era quello di sottolineare i legami del lavoro brahmsiano con la grande tradizione della musica sacra tedesca dei secoli precedenti. Ein Deutsches Requiem infatti non è una composizione scritta per il servizio liturgico ma piuttosto una sorta di cantata corale o di oratorio senza trama, una specie di predica sui temi della morte e della resurrezione, basata su brani dell’ Antico e del Nuovo Testamento che il musicista amburghese provvide personalmente a scegliere. Tra le possibili fonti di ispirazione, vanno citati lavori come le Musikalischen Exequien di Heinrich Schütz, del 1636 e la Cantata bachiana Actus Tragicus, del 1708.  Va anche ricordato che Brahms ebbe sempre un profondo interesse per la musica barocca, scrisse tra l’ altro lavori come le Variationen über ein Thema von Händel op.2 e curò la revisione di musiche cembalistiche di Couperin, di Carl Philipp Emanuel Bach e di suo fratello Wilhelm Friedemann, oltre ad aver eseguito diverse Cantate bachiane e altri lavori del repertorio corale barocco tedesco nel corso della sua attività come maestro del coro alla Wiener Singakademie. Tenendo conto di tutto questo, non è casuale che il Deutsches Requiem abbia sempre interessato gli interpreti che seguono la prassi dell’ esecuzione storicamente informata.

Nel corso dei suoi tredici anni di lavoro come Chefdirigent della RSO des SWR, Sir Roger Norrington ha utilizzato questo tipo di approccio esecutivo per sviluppare un suono che si è sempre caratterizzato per assoluta originalità, tanto da far coniare alla critica la definizione di “Stuttgart Sound”. I criteri di base sono il contenimento del vibrato degli archi, che viene usato solo per sottolineare particolari passaggi della partitura, la massima attenzione al ruolo dei fiati e un fraseggio orchestrale molto flessibile nell’ agogica. Tutto questo non significa assolutamente rinunciare alla ricerca delle bellezza sonora; le esecuzioni di Norrington sul podio della RSO si sono anzi sempre caratterizzate per la bellezza del suono e la ricercatezza dei colori orchestrali, come testimoniano le numerose registrazioni audio e video di tutto il repertorio classico, da Haydn fino a Mahler, che hanno ottenuto più volte i massimi riconoscimenti da parte della stampa specializzata e grandi apprezzamenti dal pubblico, che anche in questa occasione è accorso numeroso a riascoltare un musicista che ha lasciato una traccia significativa nella vita musicale di Stuttgart.

Nella visione interpretativa di Norrington, Ein Deutsches Requiem diviene una sorta di meditazione intima, dal tono severo e privo di qualsiasi tipo di retorica, a partire dai morbidi pianissimi con cui i complessi corali del NDR Chor e del SWR Vokalensemble Stuttgart hanno relizzato le battute introduttive di “Selig sind , die da Leid tragen”, il primo dei sette brani in cui si articola la partitura brahmsiana. I tempi staccati da Norrington sono complessivamente abbastanza stretti, tanto che la durata complessiva del Requiem in questa esecuzione era di 70 minuti scarsi, ma questo non va a discapito della flessibilità e del respiro del fraseggio. Tra le cose più belle di questa interpretazione, vanno sicuramente citate la lucidità espositiva dei grandiosi brani in forma di Fuga nella seconda e nella sesta parte, l’ accompagnamento delicatissimo e ricco di preziose filigrane strumentali in “Ihr habt nur Traurigkeit”, cantato in modo commosso e poetico dal giovane soprano Christina Landshamer, le atmosfere di meditazione interiorizzata con cui sono stati realizzati “Herr, lehre doch mich” e “Siehe, ich sage euch ein Geheimnis”, in cui il basso Christian Boesch si è fatto apprezzare per la sobria eloquenza di un fraseggio fine e ricco di chiaroscuri e i magnifici colori orchestrali e corali della settima parte. Ma tutta l’ esecuzione era pregevole per la freschezza e l’ originalità di una lettura coerente e realizzata in maniera splendida da un’ orchestra in gran forma, che ha confermato una volta di più il suo alto livello esecutivo e la splendida flessibilità che costituisce uno dei suoi punti di forza. Comunque la si voglia giudicare, si trattava di una lettura che ha permesso di guardare questo capolavoro sotto una luce nuova e di scoprire particolari che non avevamo ancora notato. Una serata di grande interesse, giustamente salutata da un autentico trionfo di pubblico, con diversi minuti di applausi alla conclusione per tutti gli esecutori.

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