La Traviata alla Staatsoper Stuttgart

Foto ©A. T. Schaefer
Foto ©A. T. Schaefer

In attesa delle prossime nuove produzioni, la stagione della Staatsoper Stuttgart prosegue con una serie di riprese degli allestimenti più popolari In attesa delle prossime nuove produzioni, la stagione della Staatsoper Stuttgart prosegue con una serie di riprese degli allestimenti più popolari presenti nel repertorio del teatro. La messinscena della Traviata ideata dalla compianta Ruth Berghaus nel 1993 è sicuramente una delle messinscene più apprezzate dal pubblico di Stuttgart e viene regolarmente ripresa da anni, tanto che lo spettacolo raggiungerà, con questa serie di recite, la novantesima replica. Tra i diversi interpreti alternatisi nei ruoli principali durante questi due decenni, ci sono stati alcuni giovani per i quali questa produzione ha costituito un trampolino di lancio. Tra essi va ricordato il giovane Jonas Kaufmann, che rivestí i panni di Alfredo in molte recite fino al 2005, quando era membro stabile della compagnia qui alla Staatsoper. Riguardando l’ allestimento della Berghaus in base alla nostra prospettiva odierna, si può dire che la regista di Dresden, i cui più grandi successi internazionali furono le messinscene di Der Freischütz all’ Oper Zürich e dello schubertiano Fierrabras con la direzione di Claudio Abbado alle Wiener Festwochen, aveva anticipato alcuni spunti che sarebbero stati ripresi nel corso degli anni successivi. Vedasi ad esempio l’idea di rappresentare Alfredo come un ragazzo debole e succube di Violetta oltre che del padre, oltre al fatto di mettere in evidenza la rovina economica della protagonista che muore in una specie di sotterraneo completamente disadorno. Sulla base della scenografia asciutta ed essenziale formata da Erich Wonder, l’ ambientazione della vicenda è collocata negli anni Trenta, con una protagonista che spicca nel gruppo di borghesi a cui appartiene per il suo atteggiamento da donna emancipata e disinvolta, vestita in tailleur e pantaloni. La recitazione è di stile sobrio e assolutamente aliena da eccessi e volgarità, la drammaturgia originale non viene mai stravolta. In poche parole, un allestimento che regge benissimo i suoi anni e continua ad essere apprezzatissimo dal pubblico di Stuttgart, tanto che anche questa ripresa ha registrato il tutto esaurito in anticipo, per tutte le repliche.
Per quanto riguarda la parte musicale, la Staatsoper si è nuovamente affidata, dopo il grande successo del Nabucco nella passata stagione, alla bacchetta di Giuliano Carella. il direttore milanese ha offerto un’ altra prova di eccellente livello, per equilibrio ed efficacia di narrazione, precisione e repiro negli accompagnamenti e capacità di ottenere tinte orchestrali verie e ricercate da un’ orchestra in ottimo stato di forma. Una lettura di notevole rilievo da parte di un musicista che purtroppo non trova adeguato spazio sulle scene teatrali italiani, mentre all’ estero è altamente apprezzato come uno dei migliori esponenti della tradizione operistica italiana.
Di buon livello anche la compagnia di canto, formata da alcuni dei migliori tra gli elementi entrati a far parte dell’ ensemble di Stuttgart in questi ultimi anni, a partire dalla protagonista, il soprano macedone Ana Durlovski, che qui ha ottenuto successi significativi nei ruoli di Lucia, Amina, Zerbinetta e Königin der Nacht. In possesso di una voce chiara ma ben timbrata e consistente, la Durlovski si è destreggiata molto bene nel primo atto ed è riuscita a dominare con sufficiente sicurezza anche la tessitura più grave dei quadri successivi, con buone intuizioni di fraseggio nel duetto con Germont. Dal punto di vista interpretativo, il personaggio è forse ancora da rifinire nelle sfumature ma la concezione di base mi è parsa abbastanza valida. Vale la pena che Ana Durlovski continui a lavorarci sopra; potrebbe uscirne, se non proprio una grandissima Violetta, almeno una Violetta da grandi teatri. Nei panni di Alfredo, il giovane tenore brasiliano Atalla Ayan ha confermato di essere uno dei cantanti più promettenti della compagnia, per la bellezza del timbro vocale, le capacità di proiezione e una tecnica di  emissione in complesso sicura anche se perfettibile. Il baritono coreano Tito You, festeggiatissimo dal pubblico per il suo ritorno alla Staatsoper dopo cinque anni di militanza nell’ensemble, è stato un Germont padre ben delineato nella sua autorità di fraseggio e solidità vocale. Buone tutte le parti di fianco, tra le quali spiccavano alcuni degli elementi più giovani della compagnia come il baritono inglese Ronan Collett e il giovane mezzosoprano croato Diana Haller, l’ applauditissima protagonista di quella Cenerentola che è stata il più grande successo della passata stagione. Teatro gremito, con una folta presenza di pubblico giovane, e grande successo per tutti.

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