Stéphane Denève e la RSO des SWR – Francia e Russia

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Per la quinta serata in abbonamento della Radio-Sinfonieorchester Stuttgart des SWR alla Liederhalle, Stéphane Denève ha scelto uno splendido programma dedicato al Novecento francese e russo, assolutamente ideale per mettere in mostra al meglio lo stato di forma attuale del complesso, che ha risposto mirabilmente alla sfida, con una prestazione davvero tra le migliori che abbiamo ascoltato in questi ultimi anni. Già nel brano di apertura della serata, la raveliana Pavane pour une infante défunte,  il tono interpretativo sfumato, melanconico, caratterizzato da infinite sfumature di accenti impresso dal direttore francese è stato realizzato con tinte orchestrali di squisita ricercatezza e un suono bellissimo, cangiante e ricco di colori. Denève attualmente va annoverato tra gli interpreti più significativi del repertorio francese, come ampiamente dimostrato da tutte le esecuzioni raveliane e di Debussy che abbiamo ascoltato qui a Stuttgart nel corso dei suoi due anni di lavoro come Chefdirigent dell’ orchestra. Lo stesso discorso vale per il secondo brano del programma, che era la Sinfonia N° 1 di Henri Dutilleux, con la quale la RSO des SWR prosegue il suo omaggio al compositore di Angers, scomparso a 97 anni nel maggio del 2013. La Sinfonia costituisce il primo lavoro scritto da Dutilleux per grande orchestra e venne eseguita per la prima volta a Prgigi, al Théâtre des Champs-Élysées, il 7 giugno 1951 dall’ Orchestre National de France sotto la direzione di Roger Désormière. Si tratta di una partitura che dimostra una grande maestria tecnica nel trattamento orchestrale, il cui concetto di base è quello della variazione, a partire dal primo movimento, una Passacaglia che si sviluppa a partire da una figurazione esposta in apertura dai contrabbassi e ripetuta 35 volte. Molto interessanti sono anche i due tempi centrali, uno Scherzo originale ed energico e un Intermezzo nel quale il tema principale non è esposto in apertura ma appare alla fine di un’ evoluzione lenta e progressiva. Il Finale inizia con un uso estremamente virtuosistico delle percussioni, per poi sfumare gradatamente verso atmosfere di calma gravità. Stéphane Denève crede profondamente in questa musica e la dirige con un fervore espressivo e una padronanza tecnica assolutamente ideali, perfettamente assecondato da un’ orchestra che ha dimostrato ancora una volta di essere all’ altezza dei grandi complessi sinfonici europei, per compattezza sonora e splendore virtuosistico. Un’ esecuzione che può senza alcun dubbio costituire una versione di riferimento.

La seconda parte che, come ho detto in apertura, era dedicata a musiche russe, iniziava col Quarto Concerto per piano e orchestra di Rachmaninov. Obiettivamente parlando, non si tratta di un lavoro tra i più riusciti del compositore, che infatti lo rielaborò più volte producendone tre versioni successive, senza peraltro trovare una soluzione definitiva ai problemi di una partitura che in più punti sembra mancare di coesione strutturale e organicità. Qui, oltretutto, si è avvertita una netta cesura tra le intenzioni interpretative della bacchetta, rivolte a creare una lettura di taglio liricheggiante e basata sull’ evidenziazione degli aspetti melodici, e quelle del solista, lo statunitense Nicholas Angelich, uno dei pianisti più accreditati del momento. Il solista è apparso poco in sintonia con la concezione di Denève, puntando su un’ esecuzione massicciamente virtuosistica, sicuramente spettacolare ma abbastanza distante dalle atmosfere proposte dall’ orchestra.

La serata si è conclusa comunque ad alto livello con una splendida esecuzione della Suite de L’ Oiseau de Feu di Strawinky, nella versione del 1919. Qui la RSO des SWR ha davvero toccato i vertici, facendoci ascoltare una fantastica esplosione di colori e realizzando in maniera ideale l’ interpretazione cesellata nelle ritmiche e negli accenti impostata da Stéphane Denève. Magnifica la prova di tutta la sezione fiati, impeccabili per morbidezza, bellezza di suono e precisione di intonazione. Come sempre da elogiare anche la compattezza e ricchezza di armonici degli archi, che attualmente hanno davvero pochi rivali nel panorama dei complessi sinfonici tedeschi. Denève, senza alcun dubbio uno dei direttori più interessanti apparsi negli ultimi anni, in questi due anni di lavoro ha sviluppato una perfetta intesa con un gruppo che lo segue meravigliosamente e ne asseconda in pieno le intenzioni. Speriamo che il maestro francese, qui apprezzatissimo sia dal pubblico che dalla critica, rimanga a lungo sul podio della RSO des SWR e continui a farci ascoltare serate di alta qualità come questa.

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