Viktoria Mullova e la Stuttgarter Kammerorchester – Dreikönigskonzert

La Stuttgarter Kammerorchester - Foto ©Reiner Pfisterer
La Stuttgarter Kammerorchester – Foto ©Reiner Pfisterer

Tra gli appuntamenti fissi d’ inizio anno nel mondo musicale tedesco, oltre ai vari Neujahrskonzerte, dei quali quello dei Wiener Philarmoniker è il più popolare, c’ è il Dreikönigskonzert, il concerto dell’ Epifania, evento immancabile in tutte le città di una certa importanza. A Stuttgart il Dreikönigskonzert viene di solito tenuto dalla Stuttgarter Kammerorchester. Su queste pagine io scrivo regolarmente delle altre tre formazioni orchestrali attive in città, ma non mi era ancora capitato di parlare della SKO, complesso fondato nel 1945 e che vanta una tradizione esecutiva illustre. I discofili della mia generazione ricorderanno senz’ altro le celebri incisioni bachiane e vivaldiane realizzate dalla Stuttgarter Kammerorchester per la DECCA a partire dagli anni Cinquanta sotto la direzione di Karl Münchinger, fondatore e direttore stabile del complesso fino al 1987. In anni più recenti, l’ orchestra ha portato a termine una registrazione integrale delle Sinfonie di Haydn, per l’ etichetta Sony BMG, diretta da Dennis Russell Davies, Chefdirigent dal 1995 al 2006, oltre a numerose tournées in Europa, Asia e America. La stagione 2013/14 della SKO segna il passaggio di consegne tra Michael Hofstetter, successore di Russell Davies come guida stabile del gruppo, e il nuovo Chefdirigent Matthias Foremny, che in questa veste ha diretto il suo primo Dreikönigskonzert alla Liederhalle, impreziosito dalla partecipazione di una solista di alto rango internazionale come la violinista russa Viktoria Mullova.

Avevo già ascoltato la SKO in un paio di occasioni, in concerti di musiche barocche ad organico ridotto. Questa era la prima volta che sentivo il complesso in formazione completa, e l’ impressione che ne ho ricavato è stata estremamente positiva. Il suono è morbido, compatto e ricco di armonici, con archi dal timbro fluido e pieno e fiati di buona intonazione e luminosità timbrica. La personalità sonora è senza dubbio quella di un’ orchestra di rango, che risponde in maniera eccellente alle sollecitazioni della bacchetta.

Viktoria Mullova
Viktoria Mullova

Attendevo con molta curiosità questa serata per riascoltare, dopo molti anni, Viktoria Mullova, una delle più grandi violiniste della storia recente, le cui incisioni discografiche ho sempre ammirato molto, che alla Liederhalle ha presentato il Concerto op. 61 di Beethoven, capolavoro di cui è sempre stata una delle interpreti più accreditate. La cinquantaquattrenne violinista nativa di Schukowski nella Moskowskaja Oblast’ , allieva del leggendario Leonid Kogan e balzata di colpo alla fama internazionale dopo le vittorie in due dei più prestigiosi concorsi internazionali, il Sibelius di Helsinki nel 1980 e il Premio Tschaikowski nel 1982, un anno prima della sua drammatica fuga in Occidente, ha sviluppato negli anni una versatilità che la rende in grado di padroneggiare un vastissimo repertorio, esteso dalla musica barocca eseguita secondo le prassi d’ epoca fino ai compositori contemporanei. A distanza di una ventina d’ anni dall’ ultima volta che la avevo ascoltata in concerto, ho trovato Viktoria Mullova in condizioni di forma assolutamente intatte. Il suono è sempre quello che ricordavo, di bellissimo timbro, terso e trasparente, omogeneo in tutta la gamma, con una corda di MI magnifica per timbro cristallino e purezza di intonazione. Il fraseggio è sempre fluido, grazie a una tecnica dell’ arco impeccabile, e la dinamica cesellata con una vastissima gamma di sfumature. Il dominio della forma è sempre quello dell’ interprete di classe superiore e la padronanza tecnica di livello assoluto, da virtuosa di alto rango. Dal punto di vista interpretativo, la visione beethoveniana di Viktoria Mullova è di concezione classica, volta a mettere in rilievo le soluzioni di scrittura mutuate da autori come Louis Spohr e Giovanni Battista Viotti. Splendida la resa delle complesse architetture formali del primo tempo, bellissimo il gioco di sfumature timbriche e pianissimi nell’ Adagio, seguito da un Rondò di squisita eleganza e caratterizzato da un dominio virtuosistico assolutamente impeccabile. Un’ esecuzione di altissima qualità, tra le migliori di questo brano che mi sia capitato di ascoltare negli ultimi anni. Peccato che l’ orchestra tendesse a mettersi un po’ in disparte, limitandosi ad accompagnare con nitidezza la solista più che creare un discorso interpretativo comune. In ogni caso, abbiamo avuto la conferma del ruolo di primo piano che Viktoria Mullova è ancora in grado di rivestire nel panorama violinistico internazionale.

Dal punto di vista orchestrale, le cose migliori si sono ascoltate nella seconda parte. Matthias Foremny ha guidato la SKO in una bella lettura della Suite orchestrale dal balletto strawinskiano Pulcinella, la prima composizione del periodo neoclassico del musicista russo. Una lettura raffinata e molto elegante, in cui la Stuttgarter Kammerorchester ha messo in mostra tutte le sue qualità tecniche migliori. Personalmente, io preferirei un suono più affilato e tagliente in certi passi della partitura, ma la lettura di Foremny si faceva apprezzare per coerenza di scelte ed equilibrio di concezione, oltre che per una bella qualità di suono. Il concerto si concludeva con la Sinfonia in Re maggiore k. 385 “Haffner” di Mozart, resa in maniera tesa e vivace, con una bella ricchezza di sfumature e di respiro melodico. Qui Matthias Foremny ha messo in mostra il meglio delle sua qualità direttoriali, senza dubbio notevoli per chiarezza di gesto, personalità e capacità di farsi seguire dagli strumentisti. Successo trionfale in una Liederhalle gremita di pubblico, ripagato dall’ orchestra e dal direttore con l’ esecuzione del Finale dalla Serenata K. 320 “Posthorn”. Tirando le somme, una serata piacevolissima che ci ha fatto iniziare il nuovo anno davvero come meglio non si poteva.

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