Jörg Widmann e la RSO Stuttgart des SWR

rso

Ultimo appuntamento del 2013 per la stagione sinfonica in abbonamento alla Liederhalle della Radio-sinfonieorchester Stuttgart des SWR, con il debutto del giovane direttore russo-finlandese Dima Slobodeniouk, in un programma dedicato in gran parte al repertorio moderno e contemporaneo. Il principale motivo di interesse della serata era la presenza, nella duplice veste di compositore e solista, di Jörg Widmann, una delle figure più interessanti del mondo musicale tedesco. Nato a München nel 1973, Widmann affianca al suo lavoro di compositore un’ intensa attività internazionale come clarinettista, in collaborazione con grandi direttori e solisti di rango. Le sue composizioni, che spaziano dal sinfonico a lavori per complessi cameristici, sono regolarmente eseguite nelle stagioni sinfoniche delle grandi orchestre mondiali e alcune di esse sono state insignite di riconoscimenti prestigiosi come lo Schneider-Schott-Musikpreis Mainz, il  Paul-Hindemith-Preis, il Förderpreis der Ernst von Siemens Stiftung , l’ Arnold-Schönberg-Preis, il Kompositionspreis des SWR-Sinfonieorchesters Baden-Baden und Freiburg (per la composizione  Zweites Labyrinth), il Claudio Abbado-Preis der Orchester-Akademie der Berliner Philharmoniker. Jörg Widmann è stato allievo di Hans Werner Henze, Wilfried Hiller, Heiner Goebbels und Wolfgang Rihm; come clarinettista ha studiato a München e si è perfezionato alla Juilliard School of Music di New York. Recentemente, il giovane compositore ha ottenuto un grande successo di pubblico e di critica con la sua terza opera, Babylon, su un libretto di Peter Sloterdijk, commissionatagli dalla Bayerischen Staatsoper e rappresentata il 27 ottobre 2012 al Nationaltheater di Münschen, sotto la direzione di Kent Nagano e con la regia di Carlus Padrissa – La Fura dels Baus.

Il linguaggio musicale di Jörg Widmann è stilisticamente abbastanza eclettico e spazia dalle rievocazioni delle architetture classiche, come nel caso dell’ Oktett per ensemble di archi e fiati che ho avuto modo di ascoltare a Ludwigshafen nel 2006, eseguito da elementi della Mahler Chamber Orchestra durante un concerto diretto da Claudio Abbado, fino alle raffinate combinazioni timbriche del postserialismo. Il brano presentato nella serata alla Liederhalle apparteneva appunto a quest’ ultimo tipo di scrittura. Si trattava di Armonica, composizione per grande orchestra, un lavoro commissionato dalla Stiftung Mozarteum di Salzburg per le celebrazioni del 250° anniversario della nascita di Mozart nel 2006 ed eseguito per la prima volta dai Wiener Philharmoniker diretti da Pierre Boulez il 27 gennaio 2007. Widmann non ha inserito nella partitura citazioni dirette della musica di Mozart, ma si è lasciato ispirare dalle combinazioni timbriche, creando un’ atmosfera irreale, in un gioco di suoni raffinatissimi organizzati in una dinamica continuamente cangiante. L’ omaggio sonoro al mondo mozartiano è affidato alla rilevante parte solistica della Glasharmonika, strumento che il musicista salisburghese utilizzò in due splendide pagine, il Quintetto K. 617 e l’ Adagio K.617a. Un lavoro piacevolissimo da ascoltare, chiaro e ben definito nella struttura e con soluzioni di scrittura davvero molto interessanti. Eccellente l’ esecuzione, nella quale la RSO des SWR guidata con precisione da Dima Solbodeniouk, ha messo in mostra tutta la disinvoltura che le deriva da una pratica assidua del repertorio contemporaneo. Perfetta la prova di Christa Schönfeldinger, solista stabile di Glasharmonika dei Wiener Philharmoniker e dedicataria del lavoro, e di Teodoro Anzellotti all’ Akkordeon.

Con una decisione abbastanza logica, Widmann ha scelto per la sua esibizione solistica il Concerto in la maggiore K. 622 di Mozart, uno dei capolavori assoluti della letteratura musicale di tutti i tempi. Una partitura di strabiliante perfezione formale e di una bellezza quasi metafisica, che tocca vertici assoluti nello straordinario Adagio, dove il suono si distilla in volute di concentrata liricità. Jörg Widmann lo ha suonato in maniera assolutamente perfetta, con un suono morbido, omogeneo in tutti i registri e note gravi sonore e vellutate. Molto attenta la direzione, che ha assecondato al meglio tutte le atmosfere coloristiche proposte dalla parte solistica.

Con una scelta anch’ essa molto ben calcolata, la seconda parte comprendeva l’ esecuzione della Settima Sinfonia in do diesis minore op. 131 di Prokofiev, che costituisce una sorta di omaggio al linguaggio sinfonico della classicità. Una partitura che da diversi studiosi è stata accusata di essere il risultato di compromessi artistici dovuti alle critiche ricevute dal musicista da parte del regime staliniano, ma che in realtà è la prosecuzione di un un orientamento che già da tempo si era manifestato nel percorso creativo del compositore durante i decenni, in lavori come la Sinfonia Classica, l’ opera Obručenie v monastyre (Matrimonio al convento) e diverse composizioni cameristiche. Dopo le atmosfere liricheggianti dei primi tre tempi, nei quali Prokofiev inserisce diverse autocitazioni, il Finale ci ripropone i timbri taglienti e i passaggi ritmicamente percussivi tipici del suo linguaggio più conosciuto.

Pregevole, anche in questo caso, l’ esecuzione. Dima Slobodeniouk, nato a Mosca e formatosi musicalmente in Finlandia, alla celebre Sibelius Akademie di Helsinki sotto la guida di Leif Segerstam e poi di Esa-Pekka Salonen, è considerato tra i giovani direttori più interessanti del momento. Una bacchetta tecnicamente sicura, dal gesto chiaro e pulito, e un musicista dotato di senso della forma e capacità di ottenere fraseggi orchestrali chiari e  definiti. La RSO des SWR ha risposto in maniera eccellente alle indicazioni del podio, suonando con virtuosismo e compattezza sonora davvero impeccabili. Una bella serata, ricca di momenti musicali di grande interesse, salutata da un bel successo di pubblico.

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