Eliahu Inbal e la RSO Stuttgart des SWR – Berg e Bruckner

inbal rso

Tutto esaurito alla Liederhalle, per una serata che senza alcun dubbio rappresentava uno degli appuntamenti più significativi della stagione sinfonica in abbonamento della Radio-Sinfonieorchester Stuttgart des SWR. Oltre al ritorno sul podio di Eliahu Inbal, il celebre direttore israeliano che da anni collabora regolarmente con l’ orchestra, e alla presenza di una star del violino come Vadim Repin, il programma era di quelli davvero attraenti, con due capolavori assoluti del repertorio sinfonico. La serata ha mantenuto pienamente le aspettative: si è trattato di un concerto davvero di altissimo livello, sicuramente uno dei migliori tra quelli ascoltati nelle ultime stagioni sinfoniche del complesso. Una ulteriore conferma del livello qualitativo della RSO des SWR, che attualmente si colloca ai primissimi posti tra le orchestre tedesche ed è senza alcun dubbio all’ altezza dei grandi complessi sinfonici europei.

Nella prima parte, Vadim Repin ha eseguito il Concerto per violino di Alban Berg, uno dei capolavori assoluti della letteratura novecentesca. Il quarantaduenne virtuoso di Nowosibirsk, impostosi all’ attenzione del mondo musicale internazionale con la vittoria nell’ edizione 1989 del prestigioso Concours Musical International Reine-Élisabeth-de-Belgique, è uno dei migliori esponenti di quella generazione di giovani violinisti che mi porta spesso ad affermare come oggi lo strumento stia vivendo una vera e propria età dell’ oro. Tecnica assolutamente completa, suono di grande qualità timbrica, attraentissimo per rotondità, ricchezza di armonici e perfetta uguaglianza in tutta la gamma, fraseggio incisivo e flessibile sono le caratteristiche peculiari di uno strumentista che indubbiamente va annoverato tra i quattro o cinque massimi esponenti del panorama violinistico odierno. Repin attualmente suona uno dei più bei Guarneri del Gesù conosciuti, il celebre “Bonjour” del 1713, uno strumento assolutamente favoloso per bellezza e risonanza di timbro. La sua lettura del Concerto di Berg, stupendamente assecondata dalla direzione di Eliahu Inbal e da un’ orchestra che ha davvero dato il meglio di cui disponeva per varietà di colori e capacità di recepire la condotta strumentale del solista, è stata di incredibile bellezza sonora, con un fraseggio flessibile e perfetto per equilibrio e respiro, culminante nell’ assoluta perfezione espositiva della citazione bachiana di ventidue battute dal corale Es ist genug dalla Cantata O Ewigkeit, du Donnerwort BWV 60, resa con una tensione espressiva emozionante, come poche altre volte mi è capitato di riscontrare nelle esecuzioni del lavoro berghiano. Una prova di livello interpretativo assoluto, da parte di uno dei massimi violinisti della nostra epoca.

Nella seconda parte, Inbal ha proposto la Settima Sinfonia di Bruckner, uno dei capisaldi del suo repertorio. Qui innanzi tutto va sottolineata la magnifica prestazione della RSO des SWR, che ha suonato con una perfezione formale davvero sbalorditiva. Soprattutto la sezione degli ottoni ha offerto una prova davvero splendida per compattezza sonora, bellezza di timbro, penetrazione e squillo. È sempre un vero piacere per un appassionato di musica sinfonica ascoltare la disinvoltura espressiva con cui le orchestre tedesche suonano questa musica, con la naturalezza che deriva da un’ assoluta assimilazione del linguaggio. Per quanto riguarda l’ interpretazione, conosco da decenni le letture bruckneriane e mahleriane di Eliahu inbal per averle ascoltate più volte in concerto e nelle sue celebri incisioni discografiche, ancora oggi considerate tra le versioni di riferimento di questi lavori. Come il direttore israeliano ha affermato durante la presentazione del concerto, la sua concezione di Bruckner è quella di un autore che non appartiene alla tradizione classica del linguaggio sinfonico basato sull’ elaborazione motivica, ma che si caratterizza tramite la giustapposizione e il  contrasto di blocchi sonori, in linea con le tendenze compositive di Berlioz, Liszt e Wagner. Tradotto in realtà sonora, il Bruckner di Inbal si definisce per i colori contrastanti, i tempi generalmente abbastanza mossi e il massimo rilievo dato alla cantabilità di certi incisi. Dopo la fervida esposizione del tema dei violoncelli, il primo tempo si caricava gradualmente di una tensione basata sui contrasti dinamici e sul progressivo accumularsi delle sonorità, culminanti in una conclusione dal tono grandioso e solenne. Bellissima la nobiltà cantabile dell’ Adagio, di commossa intensità, con archi superbi per cavata e precisione di legato, fino a una Coda portata a termine con arte espressiva consumata. Anche nello Scherzo, Inbal evidenziava al massimo la stratificazione progressiva degli elementi ritmici, in una lettura carica di tensione e preziose sottolineature strumentali. Nel Finale, il direttore israeliano ha riassunto in maniera esemplare le caratteristiche della sua interpretazione, caricando al massimo i contrasti dinamici quasi a sottolineare gli sbalzi di registro di origine organistica che stanno alla base della concezione di questa pagina. Una lettura di assoluta coerenza e autorevolezza, a conferma della statura interpretativa assoluta di un direttore che va sicuramente annoverato tra i massimi interpreti della musica bruckneriana. Una serata di grandissima musica, tra le migliori ascoltate quest’ anno qui a Stuttgart, terminata con ovazioni trionfali a Eliahu Inbal e all’ orchestra.

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