Alice Sara Ott a Stuttgart

Foto ©ARD Fotogalerie
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Attendevo con molta curiosità il recital solistico di Alice Sara Ott alla Liederhalle, terza serata del ciclo “Meisterpianisten” organizzato dalla SKS Erwin Russ. Ancora giovanissima, Alice Sara Ott ha già un curriculum di tutto rispetto, con esibizioni in tutte le più prestigiose stagioni concertistiche internazionali, oltre a riconoscimenti di rilievo come quello di Nachwuchskünstler des Jahres (Artista emergente dell’ anno) conferitole nel 2007 dalla rivista Fono Forum e l’ ECHO Klassik Preis 2010. Dal 2008 la giovane artista ha un contratto esclusivo con la Deutsche Grammophon, per la quale ha pubblicato finora cinque album. Nata a München nel 1988 e figlia di un ingegnere civile tedesco e di una pianista giapponese, la Ott ha studiato prima nella sua città e successivamente all’ Universität Mozarteum di Salzburg con Karl-Heinz Kämmerling, uno degli insegnanti di pianoforte più prestigiosi del mondo musicale tedesco, i cui allievi hanno ottenuto primi premi in più di 100 concorsi nazionali e internazionali. La sua carriera concertistica a livello internazionale ha preso l’ avvio con una fulminante serata a Basel nel 2008, sostituendo all’ ultimo istante Murray Perahia. Da quel momento, la Ott ha raccolto una lunga serie di successi e consensi critici in tutte le grandi sale da concerto mondiali.

Come ho già avuto modo di scrivere in diverse occasioni, oggi siamo in presenza di una generazione di giovani strumentisti di alto livello qualitativo, assolutamente impeccabili dal punto di vista della preparazione tecnica. La Ott è sicuramente una ulteriore dimostrazione di questa tendenza. Non si pretende che una pianista di venticinque anni sia già un prodotto fatto e finito, ma l’ impressione che ho ricavato dal recital alla Liederhalle è stata quella di una strumentista tecnicamente completa e dotata di una notevole musicalità. La sonorità di Alice Sara Ott è molto bella di qualità e ben graduata nella dinamica, anche se il volume non è grandissimo. L’ abilità strumentale è indiscutibilmente impeccabile, con un dominio assoluto della tastiera e una notevole chiarezza e pulizia di articolazione in tutta la gamma. Ma quello che mi ha impressionato più favorevolmente nel pianismo di questa artista è il suo notevole senso del fraseggio e della concezione musicale d’ insieme, veramente rimarchevole in una strumentista così giovane. Tutto questo è apparso evidente già nel primo brano della serata, le mozartiane Variazioni in re maggiore K. 573 su un Minuetto di Duport, composte nel 1789 per una esibizione alla corte del re Wilhelm Friedrich II a Berlino. La Ott le ha eseguite con una bella proprietà stilistica, un suono dolce e ben graduato e una notevole chiarezza nei passi di agilità brillante.

Il resto del programma riprendeva il contenuto dell’ ultimo CD di Alice Sara Ott, Pictures, registrato dal vivo a St. Petersburg durante un recital tenuto nell’ ambito del celebre festival delle Notti Bianche. L’ esecuzione dal vivo ha confermato le impressioni sostanzialmente positive che avevo riportato dall’ ascolto dell’ album. Alle prese con un lavoro di grande complessità formale come la Gasteiner Sonate in re maggiore op.53 di Schubert, la Ott ha dimostrato un ottima capacità di rendere il senso complessivo dell’ architettura formale. Notevole il primo movimento, condotto in maniera brillante e con una notevole bellezza di colori. Certamente, nei tempi intermedi mancava quella profondità di analisi che i grandi interpreti storici di questo brano, come Alfred Brendel e Sviatoslav Richter, sapevano raggiungere, anche se il fraseggio era complessivamente ben equilibrato e sempre condotto con un buon respiro melodico. Notevole invece la resa del Finale, dove la Ott è stata capace di rendere molto bene la cantabilità cullante e i colori sfumati richiesti dall’ autore. Molto buona anche la conclusione, con tinte al pastello graduate con molta attenzione.

Dopo la pausa, la Ott ha affrontato i Quadri di una esposizione di Mussorgsky. Una interpretazione anch’ essa molto equilibrata, senza eccessi retorici e con un fraseggio di bella cantabilità. Una lettura molto attenta, sempre con buoni colori e un fraseggio scrupoloso e musicale. La Ott ha graduato in maniera molto intelligente la preparazione della parte conclusiva, tenendo “Baba Yaga” su toni piuttosto trattenuti per evidenziare al meglio la grandiosità del quadro finale. Una lettura forse da approfondire nei dettagli ma già molto pregevole nelle caratteristiche di base. Come fuori programma, Alice Sara Ott ha eseguito una spettacolare lettura dello Studio N° 5 in re maggiore “La Chasse” di Liszt, dai Grandes études de Paganini. E qui la giovane pianista tedesca ha dato una spettacolare dimostrazione di virtuosismo, mostrando gli aspetti migliori della sua preparazione tecnica in una esecuzione davvero trascinante. Trionfo finale per una serata che ci ha fatto conoscere un’ artista indubbiamente intelligente e  in possesso di caratteristiche molto personali e interessanti. Se la Ott saprà sviluppare in modo adeguato la sua personalità interpretativa, potrebbe sicuramente arrivare ad occupare una posizione di primo piano nel panorama concertistico dei prossimi anni.

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4 pensieri su “Alice Sara Ott a Stuttgart

  1. Caro Mozart, quanto è vero.
    Una generazione di giovani strumentisti di alto livello tecnico è la fortunata conseguenza del non doversi costruire il proprio strumento al contrario di quanto accade con il canto, dove oramai ognuno si inventa una vocalità e a fronte di una presunta originalità e/o personalizzazione del suono, pretende di far passare insipienza tecnica per espressione.

    • Certo. Ma secondo me c’ è qualcos’ altro da aggiungere. A uno strumentista che voglia esibirsi come solista in pubblico, è richiesta una preparazione tecnica completa. Se un violinista, per dire, non sa suonare bene e correttamente i Capricci di Paganini non può lavorare nemmeno in orchestra. Una ballerina non si sognerebbe mai di interpretare Giselle o Kitri senza avere fatto almeno dieci anni di esercizi alla sbarra, tutti i giorni. Nel canto oggi l’ impreparazione tecnica è lasciata passare, se non addirittura spacciata come pregio.

      • è vero, per il repertorio, quello storico almeno, in ambiti diversi dal canto non sono accettati interpreti men che preparati. Nel canto no, Non so cosa sia successo negli ultimi decenni o perchè, ma qualsiasi cosa oramai si può cantare con un organizzazione tecnico-vocale altra, diversa da quella che creò il repertorio, o inventata personalizzata, periclinante, diversa da quella che qualcuno in altri blog chiama secondo me in modo chiaro e adeguato, “ortodossia tecnica”….. e poco importa se escono urla, sounacci schiacciati, rantoli strozzati e stonature, tutto è ammesso. Il pubblico ha abolito di buon grado il diaframma che lo separava dall’interprete, accetta che il cantante sia uno che canta come canterebbero loro o poco meglio, forse, per uno perverso transfer, è più facile identificarsi nel cantante cane che in uno bravo ahahahaha…. 😉

      • Esattamente. Invece, come dicevo, dal pianista e dal violinista si pretende, senza eccezioni, la piena padronanza della tecnica. Oggi molto più di ieri, perchè il livello medio della preparazione si è alzato di parecchio.

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