La Nona Sinfonia di Mahler con gli Stuttgarter Philharmoniker

Foto ©Jürgen Altmann
Gli Stuttgarter Philharmoniker davanti alla Gustav-Siegle-Haus. Foto ©Jürgen Altmann

Per chi segue regolarmente la vita musicale di Stuttgart, le stagioni sinfoniche degli Stuttgarter Philharmoniker meritano un’ attenzione approfondita. L’ orchestra, fondata nel 1924, ha una storia esecutiva ricca di collaborazioni con solisti e direttori illustri e svolge una programmazione ricca e articolata in modo intelligente, oltretutto frequentata regolarmente da una buona quantità di pubblico giovane, grazie al costo assolutamente abbordabile dei biglietti e all’ intenso lavoro didattico svolto dall’ istituzione tramite attività in collaborazione con le scuole, cicli di concerti per bambini e prove aperte. Il cartellone di quest’ anno presenta come momento di punta della programmazione la serie “Die Grosse Reihe – Mithos 9”, articolata in nove serate ciascuna delle quali propone una Sinfonia numero 9, scelta tra quelle di autori celebri, a partire da Haydn fino a Shostakovich. Il primo appuntamento del ciclo costituiva anche la serata ufficiale di congedo per Gabriel Feltz, quarantaduenne direttore berlinese che dal 2004 fino alla scorsa stagione ha guidato l’ orchestra come Chefdirigent e che quest’ anno ha appena preso possesso dell’ incarico di Generalmusikdirektor a Dortmund. Per il suo concerto di addio a Stuttgart, Gabriel Feltz ha scelto una partitura impegnativa come la Sinfonia N° 9 in re maggiore di Mahler, autore da lui affrontato regolarmente nelle stagioni trascorse sul podio degli Stuttgarter Philharmoniker; un lavoro che è stato documentato in una riuscita serie di registrazioni discografiche dal vivo.

Gabriel Feltz, che ha iniziato la sua carriera come assistente di Gerd Albrecht alla  Hamburgische Staatsoper, proseguendo poi con incarichi stabili a Lübeck, Bremen e Altenburg-Gera, è considerato uno dei giovani direttori tedeschi più interessanti del momento. Si tratta di un musicista preparato, dotato di una tecnica direttoriale sicura e di una notevole versatilità interpretativa, che lo rende capace di offrire un ottimo livello esecutivo in tutto il repertorio. Devo dire che ero molto curioso di ascoltare lui e gli Stuttgarter Philharmoniker in una delle partiture più impegnative di tutta la letteratura sinfonica, e il risultato è andato decisamente al di là delle aspettative. Feltz ha guidato l’ orchestra in modo sicurissimo e impeccabile, e il complesso ha messo in mostra un suono di bella qualità e compattezza. Eccellente soprattutto la prova di tutta la sezione dei fiati, perfetta per intonazione e amalgama timbrico. Le complesse architetture contrappuntistiche del primo movimento sono state rese con ottima chiarezza espositiva ed equilibrio di insieme, oltre che con un bel senso del respiro melodico. Ottima anche la resa del secondo tempo, con i ritmi di Ländler accentati in modo preciso ed efficace. Davvero di alta qualità il Rondò-Burleske, reso da Feltz in maniera splendidamente aggressiva, con sonorità affilate e compatte. Qui la resa dei Philharmoniker ha toccato davvero gli esiti migliori, con una carica virtuosistica assolutamente avvincente. Molto bello anche il grande Adagio conclusivo, nel quale si apprezzavano il bel legato e l’ ottima cavata complessiva degli archi, forse in qualche passo non abbastanza ricchi di armonici ma molto omogenei nella sonorità d’ insieme. Gabriel Feltz è riuscito a graduare molto bene il progressivo decomporsi della struttura sinfonica e la rarefazione timbrica delle battute conclusive, riuscendo a creare un’ atmosfera attonita e una tensione espressiva perfettamente adeguata alle caratteristiche di questo straordinario epilogo, nel quale Mahler traduce letteralmente in suoni lo spegnersi della vita. Tirando le somme, un’ esecuzione di ottimo livello, soprattutto in rapporto alle difficoltà di una partitura che impegna l’ orchestra al massimo, e una bella dimostrazione dell’ ottimo livello raggiunto dagli Stuttgarter Philharmoniker nei nove anni di lavoro svolti insieme a Gabriel Feltz. Il pubblico della Liederhalle ha tributato un autentico trionfo al direttore berlinese, che alla fine ha voluto congedarsi dall’ orchestra offrendo un dono alla violinista Patricia Rehlinghaus, decano del complesso con i suoi 43 anni trascorsi come membro dei Philharmoniker. Un gesto di bella sensibilità, che qui in Germania viene compiuto regolarmente. Sono dettagli, ma la qualità della vita culturale di una nazione si misura anche da questi particolari.

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6 pensieri su “La Nona Sinfonia di Mahler con gli Stuttgarter Philharmoniker

  1. Mi sarebbe piaciuto , ovviamente , partecipare alla serata,in particolare per apprezzare Felz e l’orchestra tutta nel primo movimento, quello apprezzato da Berg.

    • Massimo, questa è la seconda orchestra della città e se l’ è cavata alla grande in una delle partiture più difficili che esistano. Se escludiamo naturalmente le orchestre del Maggio e della Scala e quella di Santa Cecilia, non vedo in Italia chi, dove e come possa fare di meglio.

    • L’ orchestra del Maggio va regolarmente in tournée all’ estero come formazione sinfonica e riscuote sempre apprezzamenti di pubblico e critica. Come ripeto, quelli che ho citato sono gli unici tre complessi italiani che possono essere paragonati alle grandi compagini europee in campo SINFONICO. Le altre sono al massimo buone orchestre d’ opera.

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