Daniel Harding, Christian Tetzlaff e la London Symphony Orchestra al Festspielhaus di Baden Baden

Foto ©Michael Gregonowits
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È iniziata da pochi giorni la stagione 2013/14 del Festspielhaus di Baden Baden, come sempre ricca di appuntamenti di altissimo livello. Una delle prime serate di punta del cartellone autunnale era costituita dal concerto della London Symphony Orchestra sotto la direzione di Daniel Harding, con la partecipazione solistica di Christian Tetzlaff, giunto a rimpiazzare l’ annunciata Lisa Batiashvili che ha dovuto annullare l’ appuntamento per motivi di salute. Una serata molto attesa dal pubblico, sia per il livello artistico degli esecutori che per il programma, interamente dedicato a musiche russe.

Fondata nel 1904, la London Symphony Orchestra fu il primo complesso sinfonico inglese a organizzarsi in maniera indipendente dal punto di vista artistico e amministrativo e da anni è senza dubbio una delle formazioni di punta del panorama sinfonico internazionale, sia per il prestigio della sua storia che per il livello qualitativo sviluppato sotto la guida di direttori stabili come Hans Richter, Edward Elgar, Arthur Nikisch, Thomas Beecham, Willem Mengelberg e, negli ultimi decenni, Claudio Abbado, Michael Tilson Thomas, Colin Davis e Valery Gergiev, che ne è l’ attuale Music Director.

Come tutte le orchestre inglesi di rango, la London Symphony svolge un’ attività quantitativamente intensissima e diversificata. Oltre ai 70 concerti annuali al Barbican Center e alle tournées, con la partecipazione dei massimi direttori e solisti del panorama musicale internazionale, l’ orchestra è impegnata anche a livello divulgativo e didattico tramite i cicli LSO Discovery dedicati al pubblico giovanile e l’ accademia LSO Tracks per la formazione dei giovani musicisti, oltre a un rilevante lavoro anche nel campo della registrazione di colonne sonore cinematografiche. L’ attività del complesso è ampiamente documentata da centinaia di registrazioni discografiche eseguite per tutte le grandi etichette e negli ultimi anni pubblicate da LSO Live, la casa discografica di proprietà dell’ orchestra. Un lavoro davvero imponente, che ha portato la formazione inglese a sviluppare un grado di versatilità esecutiva che oggi ha pochi paragoni nel mondo. La compattezza eccezionale, il livello tecnico assolutamente formidabile e il virtuosismo funambolico rendono la London Symphony capace di affrontare tutto il repertorio sinfonico con un’ altissima resa qualitativa. Di questi aspetti ho avuto modo di rendermi conto personalmente più volte ascoltando l’ orchestra dal vivo, sia in Inghilterra che altrove, e la serata di Baden Baden ha confermato pienamente l’ eccellente stato di forma attuale del complesso.

Per questo appuntamento la London Symphony si è presentata sotto la guida di Daniel Harding, che dal 2006 collabora strettamente col gruppo in qualità di Principal Guest Conductor. Nutro una grande stima per il trentottenne direttore nativo di Oxford, che considero uno dei musicisti più seri e preparati della giovane generazione. Dotato di requisiti tecnici assolutamente eccellenti, Harding è un direttore altamente affidabile e interprete scrupoloso e ricco di buon senso, sempre capace di trarre il meglio dalle orchestre con cui lavora. Il gesto è sempre chiarissimo ed essenziale, perfettamente finalizzato ai risultati da ottenere e a un fraseggio flessibile ed elegante, caratterizzato da un gusto severo e da sonorità sempre appropriate. Nel brano di apertura, il celebre poema sinfonico Ivanova noch’ na lïsoy gore (La Notte di S. Giovanni sul Monte Calvo) di Mussorgsky, eseguito nella versione originale del 1867, il direttore inglese è riuscito a rendere al meglio le asprezze coloristiche dell’ orchestrazione, con colori nitidi e squillanti e una compattezza narrativa impeccabile, perfettamente assecondato dalla splendida prova della London Symphony, con splendide e calibratissime sonorità.

Foto ©Michael Gregonowits
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Di seguito, toccava a Christian Tetzlaff affrontare il Concerto op. 35 di Tschaikowsky, uno dei lavori più celebri di tutta la letteratura violinistica. Il virtuoso di Hamburg è considerato uno dei massimi strumentisti tedeschi del momento e una delle personalità più prestigiose della scena concertistica internazionale. Allievo di Uwe-Martin Haiberg alla Musikhochschule Lübeck  e successivamente perfezionatosi con Walter Levin alla University of Cincinnati College-Conservatory of Music, esibitosi con tutte le più grandi orchestre sinfoniche internazionali e in tutte le sale da concerto più illustri del mondo, Tetzlaff è senza dubbio uno strumentista di classe superiore per l’ altissimo livello della preparazione tecnica e la personalità interpretativa da vero solista di alto rango. Il suono è di splendida qualità, con una corda di sol piena e sonora e un’ ottava acuta liquida e di intonazione purissima. Assolutamente perfetto, da solista di altissima classe, il dominio dei complessi passaggi virtuosistici che la parte solistica prevede nel primo e nel terzo movimento, e splendida anche l’ intensità struggente della Canzonetta centrale, condotta da Teztlaff con un bellissimo respiro melodico, magnificamente sostenuto da una parte strumentale condotta da Harding con  un bellissimo scambio reciproco di colori tra orchestra e solista. Detto in parole semplici, io tengo in grande considerazione i violinisti come Christian Tetzlaff, che fanno veramente musica d’ insieme e non si limitano a esibire i propri mezzi virtuosistici. Sotto questo punto di vista, la lettura di Tetzlaff e Harding era davvero per molti aspetti esemplare. Festeggiatissimo dal pubblico, il violinista amburghese ha eseguito come fuori programma la Gavotta en Rondeau dalla Partita in mi maggiore di Bach, un altro autore del quale è giustamente considerato uno dei massimi interpreti della nostra epoca.

Nella seconda parte del concerto, Harding e la London Symphony hanno eseguito L’ Oiseau de Feu, il celebre balletto di Strawinsky, presentato nella versione originale del 1910, più lunga e dall’ organico orchestrale decisamente più nutrito rispetto alle Suites elaborate dall’ autore nel 1919 e nel 1945. La lettura del direttore inglese si caratterizzava per la bellissima molteplicità dei piani sonori e il lavoro di cesello sulle dinamiche nella parte iniziale e per un accumularsi di tensione espressiva graduato con grande sapienza, fino alle sonorità grandiose della conclusione. Qui la London Symphony ha messo in mostra tutto il meglio delle proprie capacità, con una prova entusiasmante della sezione fiati, un suono splendido per amalgama timbrico e ricchezza di armonici, con attacchi precisi e affilatissimi. Trionfo finale, con una morbida e sfumata esecuzione del Preludio dalla Chovanščina di Mussorgsky come fuori programma, a chiudere in bellezza una serata davvero da ricordare.

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