Musikfest Stuttgart 2013 – Resoconto finale

Hans-Cristoph Rademan, la Radiosinfonieorchester des SWR e la Gächinger Kantorei nella serata finale Foto©Holger Schneider
Hans-Cristoph Rademann, la Radio-sinfonieorchester Stuttgart des SWR e la Gächinger Kantorei nella serata finale alla Hegelsaal della Liederhalle   Foto©Holger Schneider

Si è conclusa l’ edizione 2013 della Musikfest Stuttgart, che ha fatto registrare un chiarissimo successo di pubblico. La cospicua affluenza di spettatori per tutte le quarantotto manifestazioni del programma dimostra che gli appassionati hanno apprezzato le novità introdotte dalla nuova gestione, affidata all’ Intendant Gernot Rehrl e alla direzione artistica di Hans-Cristoph Rademann. Un risultato complessivo che riconferma la qualità del lavoro svolto dall’ Internationale Bachakademie per una rassegna che è senz’ altro tra le più interessanti del mondo musicale tedesco, per l’ intelligenza delle proposte e la qualità delle esecuzioni. Ho assistito di persona a una decina di serate e cercherò ora di darne un breve resoconto complessivo, seguendo le linee principali della programmazione d’ insieme della rassegna.

Il punto centrale dei cartelloni della Musikfest è sempre stato costituito dalla musica sacra corale, e in questa edizione la nuova direzione artistica ha voluto invitare alcuni complessi ospiti nell’ intento di mettere a confronto diversi approcci esecutivi. La Markuskirche ha ospitato alcune di queste serate, la prima delle quali vedeva protagonista il Collegium 1704, gruppo strumentale e corale di Praga diretto dal giovane Vaclav Luks, musicista appartenente alla nuova generazione degli esecutori attivi nel campo della prassi esecutiva d’ epoca.

Vaclav Luks e il Collegium 1704 alla Markuskirche  Foto ©Holger Schneider
Vaclav Luks e il Collegium 1704 alla Markuskirche Foto ©Holger Schneider

Il gruppo praghese si è conquistato una buona fama internazionale con le sue esecuzioni delle musiche di Jan Dismas Zelenka, compositore boemo contemporaneo di Bach che, dopo aver studiato a Vienna con Johann Joseph Fux e quasi sicuramente con Antonio Lotti e Alessandro Scarlatti durante un lungo soggiorno in Italia, svolse la gran parte della sua attività a Dresden. La sua produzione, quantitativamente non molto cospicua, è stata riscoperta negli ultimi decenni. Nelle sue composizioni sacre scritte per la corte di Dresda, specialmente nella sua ultima messa, la Missa Omnium sanctorum ZWV 21 in la minore , scritta nel1741 ed eseguita appunto in questa serata, collega in parte le tecniche di composizione arcaiche (che ebbero in Palestrina il maggior esponente) con i mezzi stilistici più moderni del suo tempo in modo da ottenere creazioni altamente espressive, grazie ad un’ estrema abilità e raffinatezza nell’ uso del contrappunto. Insieme a questo lavoro, il Collegium 1704 ha presentato un’ Ouverture strumentale e il Miserere in do minore ZWV 57, splendido esempio di raffinatezza nella scrittura corale. Eccellente l’ esecuzione, con un’ orchestra di suono morbido e trasperente e un coro inappuntabile per amalgama, intonazione e morbidezza di impasto. Raffinata ed elegante la direzione di Vaclav Luks.

De Nederlande Bachvereiniging  Foto ©Holger Schneider
Jos Van Veldhoven e De Nederlande Bachvereiniging Foto ©Holger Schneider

Due sere dopo, la Markuskirche ha ospitato l’ esibizione di uno dei gruppi storici nela campo della ricerca esecutiva sul repertorio barocco. Die Nederland Bachvereiniging infatti è uno dei più antichi complessi specializzati del settore, essendo stato fondato nel 1922 ricopre tuttora un ruolo centrale nella vita musicale olandese con i suoi cicli concertistici bachiani a Utrecht, Eindhoven, Gröningen, Amsterdam e Den Haag. Dal 1983 il complesso, che lavora regolarmente con quasi tutti i massimi specialisti di questo repertorio, è diretto da Jos  Van Veidhoven. Sotto la sua guida la formazione olandese ha proposto un programma di composizioni sacre prebachiane accomunate da testi ispirati al Cantico dei Cantici. Interessantissime soprattutto le Cantate “Ich suchte des Nachts” di Dietrich Buxtehude e la splendida “Mein Freund ist mein” di Georg Böhm, che durante la sua attività come organista alla Johanniskirche di Lüneburg incontrò il giovanissimo Johann Sebastian Bach e divenne suo insegnante. Notevole anche la lunga Cantata nuziale “Meine Freundin, du bist schön” di Johann Cristoph Bach, prozio di Johann Sebastian e attivo ad Eisenach come organista e cembalista della locale Hofkapelle. La Cantata ha come punto centrale una lunga aria per soprano, violino concertante  e archi, costruita in forma di Ciaccona con 66 variazioni. Un bellissimo esempio di sapienza compositiva e preziosità di scrittua, come tutti gli altri brani del programma. Esecuzione di altissimo livello, guidata da Jos Van Veidhoven con scrupolosa consapevolezza stilistica ed eleganza di fraseggio.

Ma il punto più alto delle serate di musica sacra era costituito senza dubbio dal concerto dell’ Hilliard Ensemble alla Domkirche St. Eberhard. Cosa rappresenti il complesso vcale inglese nel campo della musica corale rinascimentale non c’ è bisogno di spiegarlo qui. Con i suoi quarant’ anni di attività, l’ Hilliard Ensemble appartiene a buon diritto al ristretto numero dei gruppi che hanno scritto pagine decisive nella storia esecutiva di questo repertorio e anche nel campo della musica contemporanea, con le numerosissime prime esecuzioni assolute di lavori scritti appositamente per il gruppo da grandi compositori come Arvo Pärt. La scrupolosa preparazione stilistica, la bellezza e morbidezza degli impasti coloristici, il fraseggio scrupolosamente analitico, tutte caratteristiche documentate da una ricca produzione discografica insignita dei massimi premi e riconoscimenti internazionali, pongono a buon diritto l’ Hilliard Ensemble tra le formazioni più prestigiose della nostra epoca. Per il suo concerto a Stuttgart, il complesso ha presentato il suo ultimo progetto, dedicato a musiche di Bach e intitolato “Moriamur”, con la collaborazione del soprano Monika Mauch e della violinista francese Muriel Cantoreggi. Il programma è stato ideato partendo dalle ricerche della musicologa Helga Thoene, che ha analizzato la Partita in re minore BWV 1004 per violino solo scoprendo in essa una struttura basata su molteplici citazioni di Corali. In particolare la celebre Ciaccona si presenta come una sorta di epitaffio sulla morte della prima moglie di Bach, Maria Barbara, ed è caratterizzata da numerose combinazioni simboliche. Partendo da questi presupposti, il programma presentava l’ esecuzione dei Corali alternata ai vari movimenti della Partita per violino, con la Ciaccona al centro e ripetuta come conclusione in versione rielaborata per violino e coro a quattro voci. Una serata assolutamente stupenda, per la carica espressiva della musica e la bellezza ammaliante dell’ esecuzione condotta dall’ Hilliard Ensemble e da Muriel Cantoreggi con toni di coinvolgente intensità espressiva.

Kent Nagano e il Concerto Köln  Foto©Holger Schneider
Kent Nagano e il Concerto Köln Foto©Holger Schneider

Veniamo adesso a parlare delle due serate di chiusura. Sabato sera la Beethovensaal della Liederhalle ha ospitato il Concerto Köln sotto la direzione di Kent Nagano, una delle bacchette più accreditate dei nostri tempi che, dopo aver concluso il suo lavoro come Generalmusikdirektore della Bayerische Staatsoper assumerà dal 2015 la medesima carica alla Hamburgische Staatsoper succedendo a Simone Young. Il direttore californiano è un musicista discrupolosa preparazione e grande professionalità, oltre che interprete non privo di caratteristiche originali. Sul podio di un’ orchestra come il Concerto Köln, specializzata nella prassi esecutiva storicamente informata, Nagano ha aperto la prima parte del concerto con la Sinfonia in re minore di Carl Philipp Emanuel Bach, eseguita con bei colori strumentali e finezza di fraseggio. Seguiva un brano in prima esecuzione assoluta commissionato dalla Deutsche Bank Stiftung al giovane compositore Ulrich Kreppein, basato sull’ elaborazione del celebre Corale “Ein feste Burg ist unser Gott” e intitolato “Bruchstücke – Ruinen”. Kreppein descrive questo lavoro come un ripensamento delle tradizioni storiche e religiose da parte di un artista del nostro tempo, formato dalla tradizione ma poi voltosi alla ricerca di nuove vie culturali. Musicalmente, si tratta di un lavoro indubbiamente ben costruito e ricco di soluzioni personali, sicuramente di grande interesse. Chiudeva la prima parte il Concerto in mi maggiore per violino e archi BWV 1042 di Bach, con la parte solistica splendidamente eseguita dal Konzertmeister dell’ orchestra, il giovane strumentista giapponese Shunske Sato, che ha messo in mostra una bellissima qualità di suono e una tecnica davvero inappuntabile. Nella seconda parte abbiamo ascoltato la Sinfonia N° 5 in re monire di Mendelssohn, chiamata Reformations-Sinfonie in quanto scritta nel 1830 per il trecentesimo anniversaio della Confessio Augustana. Molto bella anche in questo caso la lettura di Kent Nagano, che ha dato il giusto rilievo espressivo alle numerose citazioni da Corali come il celebre Amen di Dresda dell’ introduzione e l’ Ein feste Burg su cui è basato il movimento finale. Un’ esecuzione sobria ed elegante, con una bella prova del Concerto Köln, che ha messo in mostra sonoritè ricercate e colori strumentali di grande fascino, oltre a una bellezza timbrica d’ insieme davvero notevole.

Rademann e i solisti durante una prova del concerto finale Foto ©Holger Schneider
Rademann e i solisti durante una prova del concerto finale Foto ©Holger Schneider

La serata conclusiva alla Hegelsaal costituiva anche l’ avvio di un nuovo progetto elaborato dalla Bachakademie in colaborazione con la Radio-sinfonieorchester Stuttgart des SWR, intitolato Sakral Modern e dedicato alla musica sacra del Novecento. E qui Hans-Cristoph Rademann ha dato la conferma delle sue grandi qualità direttoriali con una prestazione davvero di livello ragguardevole. Il quarantasettenne musicista sassone ha condotto la RSO des SWR e la Gächinger Kantorei mettendo in mostra qualità tecniche di primissimo ordine e una personalità interpretativa di alta classe. Splendida la lettura dell’ Oratorio “In terra pax” di Frank Martin, scritto nel 1944 su un testo elaborato da citazioni bibliche e reso con un bellissmo senso del colore strumentale e nobiltà di espressione, grazie anche alla partecipazione di cinque solisti vocali impeccabili: il soprano Christiane Iven, una delle cantanti più apprezzate da pubblico di Stuttgart, il mezzosoprano Iris Vermillion, che ha messo in mostra una voce ancora ragguardevole, il tenore Lothar Odinius, il baritono Gilles Cachemaille e il basso Andreas Scheibner. Bellissima, per morbidezza di suono e chiarezza di articolazione, l’ esecuzione della pagina corale a cappella “Friede auf Erden” op. 13 di Arnold Schönberg, uno degli ultimi lavori del compositore in ambito tonale. Ma il punto più alto della serata si è avuto con una lettura davvero avvincente della celebre Symphonie de Psaumes di Strawinsky. In questa pagina, Rademann ha messo in mostra tutto il meglio delle sue doti interpretative, con sfumature coloristiche di grande raffinatezza e un tono intenso, serrato e ricco di carica espressiva. Una splendida esecuzione, tra le migliori che io abbia ascoltato di questo lavoro, che ha chiuso al meglio una rassegna ricca di momenti musicali memorabili. Rademann si conferma un grande acquisto per la vita musicale di Stuttgart; a questo punto, attendiamo con viva curiosità i prossimi appuntamenti concertistici della Bachakademie.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...