Goodbye Regina Resnik (1922 – 2013)

Foto: Metropolitan Opera Archives
Foto: Metropolitan Opera Archives

“When I say ‘sport’ I don’ t even mean it in a lighthearted way. What we opera singers have accomplished in our lives — when I look back on 40 years of that kind of singing — is a very big tour de force. When you are at your maximum strength in opera, if you’ re doing an opera like Die Frau ohne Schatten, there’ s nothing to compare it to except perhaps an endurance contest in the Olympics.”

(Regina Resnik in una intervista a Bruce Duffy)

Il mondo della lirica internazionale piange oggi la scomparsa di Regina Resnik, il mezzosoprano statunitense di origine russa considerata dal pubblico e dalla critica una delle più importanti personalità artistiche apparse sulla scena nella seconda metà del Novecento. Nata nel Bronx da una famiglia di ebrei russi emigrati, la Resnik studiò all’ Hunter College e fece il suo esordio sulle scene nel ruolo di Lady Macbeth alla New York Opera Company sotto la direzione di una bacchetta mitica come Fritz Busch. Nel 1944, dopo aver vinto le audizioni nazionali “Met Opera Auditions of the Air” fu chiamata, con sole ventiquattr’ ore di preavviso, a sostituire Zinka Milanov come Leonora in una recita del Trovatore al Metropolitan, la sera del 6 dicembre. Esordio ampiamente positivo, come testimonia questa recensione di Mark A. Schubart apparsa sul New York Times:

Miss Resnik, who is still in her early twenties, was notified to appear just twenty-four hours before curtain time when it was learned that Zinka Milanov was ill. With only one and a quarter hours’ rehearsal she took over the difficult role and won several ovations for her efforts.

All things considered, Miss Resnik’ s debut was an auspicious one. She has a strong, clear soprano which, though occasionally marred by a tremolo, is both agile enough for the florid passages allotted to Leonora and forceful enough for the dramatic ones. Her conception of the role is naturally not a mature one, but she brings to the music considerable freshness and vitality. Some of her best singing came in the fourth act aria, “D’amor sull’ali rosee,” whose passage-work was nimbly overcome and whose dramatic sentiments were expertly conveyed. One remarkable feature of Miss Resnik’ s performance was that despite the impromptu quality of her appearance, she handled herself on the stage with confidence and authority.”

Nello spazio di dieci giorni dal suo debutto, la Resnik si affermò definitivamente come uno dei soprani drammatici più promettenti della compagnia del Met, cantando i ruoli di Santuzza e Aida. Il grande critico Irving Kolodin nella sua Story of the Metropolitan Opera descrive la sua voce a quel tempo come “large and luminous”. Riporto qui di seguito un brano di una recensione scritta ancora per il New York Times da Olin Downes, anche lui uno dei più eminenti critici musicali dell’ epoca, relativa al debutto della cantante come Leonore nel Fidelio, il 17 marzo 1945, sotto la direzione di Bruno Walter:

The cast had some excellent surprises. Regina. Resnik, who had done well in other parts, showed that she had the voice, the high intelligence and the dramatic sincerity required for Leonora’s great role. That its tessitura is almost impossible was not an obstruction to Miss Resnik’s achievement. Her highest tones had impact and emotion. The voice is of a warm color and stamina and resourcefulness through its range. She spoke her recitatives movingly. The fact that she looked more like Peter Pan than a heroic statue when she confronted the murderous Pizzaro did not lessen the tension of that instant or the excitement that she communicated by her gifts and personality.

La Resnik cantò al Met 326 recite in un sodalizio artistico durato quasi quarant’ anni. La sua ultima esibizione sul palcoscenico newyorkese avvenne durante il gala in diretta televisiva organizzato il 22 ottobre 1983, per celebrare il centesimo anniversario dell’ inaugurazione del teatro. Durante i suoi primi dieci anni di carriera al Met, la Resnik ebbe modo di lavorare con direttori d’ orchestra storici come Otto Klemperer, Bruno Walter, George Szell, Fritz Reiner, William Steinberg ed Erich Leinsdorf. Nel 1953 avvenne l’ incontro con una leggenda del podio del livello di Clemens Krauss, che la volle a Bayreuth per impersonare Sieglinde e fu il primo a suggerirle che la sua voce poteva avere le caratteristiche timbriche e di tessitura del registro di mezzosoprano. Seguendo il suggerimento del celebre direttore, che coincideva con le sue impressioni personali, dopo tredici anni di carriera e venti ruoli interpretati, la cantante decise di abbandonare le scene per un anno, studiando con il grandissimo baritono Giuseppe Danise per passare a questa corda. Il 15 febbraio 1956 la Resnik faceva il suo esordio al Met in questa nuova veste, con una splendida interpretazione del ruolo di Marina nel Boris Godunov, diretta da Dimitri Mitropoulos. La cantante russa non ebbe mai dubbi sulla giustezza della sua scelta di passare al registro inferiore, come testimonia quest’ altro passo dell’ intervista aBruce Duffy che ho citato in apertura:

“When I switched to mezzo, the gamut of the great parts as well as the great leading roles was so enormous there was just no question about the interest as an actress.”

Da qui in poi, l’ artista prese il volo per una delle carriere più prestigiose della storia del teatro lirico moderno, svoltasi in tutti i più grandi teatri del mondo accanto ai maggiori direttori e cantanti della sua epoca e con un repertorio  comprendente circa ottanta ruoli cantati in sei lingue diverse. L’ arte della Resnik è fortunatamente documentata da un’ abbondante lascito discografico, nel quale spiccano alcune registrazioni considerate autentici hits dagli appassionati, come la Carmen diretta da Thomas Schippers con Mario Del Monaco, Joan Sutherland e Tom Krause negli altri ruoli principali, Klytemnestra nell’ Elektra incisa da Gerg Solti con Birgit Nilsson, Quickly nel Falstaff con Leonard Bernstein, Orlovsky in Die Fledermaus sotto la direzione di Herbert von Karajan.

Cantante intelligente e dotata di grandissimo carisma scenico, Regina Resnik fu una delle ultime impersonificazioni storiche della cantante-attrice. Musicista di alto livello e dotata di notevole personalità e fantasia di fraseggio, era in grado di conferire una straordinaria carica teatrale ai personaggi che affrontava e, in questo senso, alcune delle sue interpretazioni sono da considerare assolutamente esemplari. A partire dagli anni Settanta, l’ artista americana svolse anche un’ intensa attività registica insieme al suo ultimo marito, il grande pittore e scenografo lituano Arbit Blatas, e divenne un’ insegnante richiestissima a livello internazionale tenendo corsi al Metropolitan per dieci anni, al Mozarteum di Salzburg, alla Canadian Opera di Toronto, alla San Francisco Opera, all’ Opera Studio dell’ Opéra Bastille, al Philhadelphia Curtis Institute of Music e alla Juilliard School.

Dal 1997, Regina Resnik ha diretto e presentato le rassegne di concerti Regina Resnik Presents, fondate e organizzate insieme con il figlio Michael Philip Davis e trasmesse sia alla City University di New York (CUNY) TV che  a livello nazionale. Nel 2011, la Resnik e Davis hanno pubblicato il primo DVD della serie I colori della diaspora, dedicato alla storia delle canzoni ebraiche, con grande successo di critica. Più di recente, lei e suo figlio hanno scritto e prodotto uno splendido e struggente documentario, Geto: Il Ghetto di Venezia, andato in onda su WNET / Tredici nella zona di New York.

A questo punto, vorrei aggiungere un paio di ricordi personali. Regina Resnik in tutta la sua vita ebbe un’ intenso rapporto con Venezia, dove lei e Arbit Blatas possedevano una casa, e sostenevano in prima persona molte iniziative culturali. Entrambi erano sempre presenti alle prime rappresentazioni alla Fenice, e io ebbi modo di incontrarli più volte. Ancora dopo tanti anni mi sono rimaste impresse nella memoria diverse conversazioni assolutamente affascinanti e interessantissime per i fatti storici che la Resnik raccontava e la brillantezza del suo modo di esporre i fatti. La nostra conoscenza si approfondì quando la Resnik accettò di supervisionare la preparazione dei giovani cantanti nel progetto “La Bottega” messo in piedi da Peter Maag al Teatro Comunale di Treviso, dove la cantante era già stata chiamata diverse volte a far parte della giuria del Concorso “Toti Dal Monte”. Ricordo lei e Blatar come persone squisite e dotate di grandissima signorilità e gentilezza, e stare ad ascoltarli era davvero un’ esperienza affascinante. Due persone che nel loro comportamento dimostravano uno charme di altri tempi. Come insegnante, la Resnik era competentissima e paziente, disponibile a qualsiasi richiesta di chiarimenti e affascinante per la sua umanità e attenzione alle esigenze degli allievi.

Chiudiamo questo breve ricordo ascoltando due esempi dell’ arte interpretativa di Regina Resnik. Eccola come Carmen, il suo ruolo più celebre a livello internazionale, in un telecast della VAI Records.

 

 

Di seguito, questa intensissima esecuzione dell’ aria di Chiméne da Le Cid di Massenet, registrata durante un concerto a Berlino nel 1961

 

 

Goodbye Regina and rest in peace!

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3 pensieri su “Goodbye Regina Resnik (1922 – 2013)

  1. Sorry, but my knowledge of italian is limited to the similarities of catalan, castillian and italian, I hope you don’t mind I write to you in english.
    I arrived here from In Fernem Land and enjoyed this post about RResnik. Could you tell me where to find the complete interview with BDuffy.
    Thank you.

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