Intervista a Diana Haller

Foto: @ Martin Sigmund.
Foto: @ Martin Sigmund.

Diana Haller, ventiseienne mezzosoprano nativa di Rijeka, allieva prima di Gloria Scalchi e Cinzia De Mola al Conservatorio di Trieste e poi di Dunja Vejzovic alla Musikhochschule Stuttgart, ha riscosso un autentico trionfo personale nella nuova produzione de La Cenerentola di Rossini alla Staatsoper. Tutte le recensioni hanno sottolineato il talento della giovane cantante croata, che a soli 23 anni è entrata a far parte della compagnia del teatro di Stuttgart e in questa occasione affrontava il suo primo ruolo protagonistico. Dopo aver assistito alla prima, spinto dalla curiosità di saperne di più a riguardo di questa giovane cantante che qui è considerata una delle giovani voci più promettenti del momento, le ho chiesto un colloquio, che lei mi ha gentilmente concesso. È stata una conversazione decisamente interessante, nella quale Diana Haller ha mostrato tutta la serietà del suo approccio alla professione. Non posso naturalmente prevedere come si svilupperà la carriera di questa giovanissima cantante, anche perché la carriera di un artista lirico dipende da un’ infinità di fattori tra i quali anche la fortuna gioca un suo ruolo ma, se  la professionalità e l’ oculatezza nella gestione della propria voce sono ancora cose importanti al giorno d’ oggi, Diana Haller possiede tutte le qualità per ambire a un futuro di primissimo piano.

Ecco la trascrizione del nostro colloquio. Diana Haller parla un italiano perfetto appreso, come lei stessa mi ha raccontato, dalla nonna paterna che era nata a Caserta e di origine siciliana.

– La classica domanda per iniziare un’ intervista. Come ti sei avvicinata alla musica e alla professione di cantante lirica?

“Mi sono avvicinata al mondo dell’ opera tramite mia nonna, che era di origine siciliana e veniva da una famiglia di artisti. Lei aveva una bellissima voce di soprano ma la sua famiglia non le aveva permesso di studiare perché a quei tempi fare la cantante era considerato come un comportamento sconveniente. Fu lei a portarmi a teatro per la prima volta a vedere Traviata, all’ Opera di Rijeka, e a regalarmi lo spartito. Io studiavo musica già da quando avevo sette anni, alla scuola musicale elementare, e volevo fare la pianista. A 14 anni, su consiglio della mia insegnante di pianoforte, ho iniziato a studiare canto con Margareta Togunjac. Due anni dopo Dunja Vejzovic, che sarebbe diventata la mia insegnante qui alla Musikhochschule, mi ha ascoltata e ha detto che avevo le qualità per pensare a un futuro di cantante professionista. Finito il liceo musicale quindi ho superato l’ esame di ammissione al Conservatorio di Trieste, dove ho studiato prima con Gloria Scalchi e poi, quando lei si è trasferita a Genova, con Cinzia De Mola. A questo punto sentivo l’ esigenza di studiare ancora e ho scelto la Royal Academy of Music. È stata una buona esperienza, anche per imparare bene l’ inglese, ma sentivo che a Londra non avrei avuto un futuro professionale assicurato. Gli studi a Londra li ho terminati in un anno solo invece che nei due previsti per il Master of Arts, e siccome Dunja Vejzovic mi ha chiamato e mi ha chiesto se volevo venire a studiare con lei qui a Stuttgart ho accettato quasi subito, anche se questo voleva dire studiare una nuova lingua, però ero anche felice di apprendere il tedesco e di poter studiare con cura il Lied. Subito dopo aver finito gli studi sono stata praticamente adottata dal team della direzione artistica della Staatsoper, anche se non avevo nemmeno fatto domanda per l’ Opernstudio, e sono entrata a far parte dell’ ensemble. Il resto, credo che tu lo sappia già”.

– Certamente. Visto che siamo arrivati a parlare di questo, credo sia interessante per i lettori italiani descrivere il sistema dell’ ensemble nei teatri tedeschi. Pensi che sia una cosa positiva, in particolare per i giovani?

“Assolutamente sì, per come la vedo io. Il mio contratto ha un Limit annuale di recite, oltre le quali tu sei libero di fare altre cose. Ogni anno si riceve l’ Angebot dei ruoli e abbiamo i pianisti collaboratori a disposizione per studiare le parti, senza limiti di tempo. È un’ ottima cosa, perché avere un’ entrata  mensile fissa ti permette di avere una posizione economica stabile e oltretutto il fatto di poter avere i pianisti a disposizione ti fa anche risparmiare un sacco di soldi!”

– Ma non c’ è il rischio di rovinarsi la voce per il troppo lavoro?

“In realtà sì, ma questo può avvenire di solito nei teatri piccoli, dove l’ ensemble è ridotto e i cantanti possono arrivare anche a un Limit di 80 recite e dover cantare ruoli molto diversi tra di loro e qualche volta troppo pesanti”.

– In questo senso, tu sei stata fortunata.

“Sì, certo. La Staatsoper mi ha fatto iniziare con ruoli piccoli e, dopo il Ruggero nell’ Alcina (le variazioni che tu hai ascoltato nell’ aria le ho scritte io!) , questa Cenerentola è la mia prima parte da protagonista”.

– Per quello che credo di aver capito di te, questo è proprio il tuo metodo di lavoro.

“Assolutamente. Io credo che le cose vadano fatte un passo alla volta e nei tempi giusti. Secondo me, la base del canto è l’ intelletto che supporta l’ emozione. Ho avuto la fortuna di fare studi musicali approfonditi e posso studiare i ruoli direttamente sulla partitura d’ orchestra. Questo per me è importantissimo, perché di dà la possibilità di pensare a come inserire la tua voce nell’ insieme in rapporto ai colori strumentali, cosa impossibile se ti limiti solo allo studio dello spartito per canto e piano”.

– In questo senso, anche cantare il Lied aiuta? Tu hai una passione per questo repertorio e hai recentemente vinto il primo premio all’ Internationaler Wettbewerb für Liedkunst della Hugo Wolf  Akademie.

“Amo tantissimo il Lied come forma artistica, e penso che sia un mezzo fantastico per approfondire la capacità di porgere la frase e di cantare sulla parola. Un vero cantante deve avere un repertorio completo e secondo me la liederistica è essenziale per lo sviluppo artistico”.

– Come studi i ruoli che devi preparare?

“Cerco di documentarmi anche sugli aspetti extramusicali, di leggere tutto quello che riesco a trovare sull’ argomento. Come ti ho detto, io studio direttamente sulla partitura e cerco già in questa fase di pensare ai colori vocali che devo trovare in rapporto alla strumentazione. Poi viene il lavoro vocale vero e proprio, e questo può durare da nove mesi a un anno, più o meno. I ruoli che mi interessano sono soprattutto quelli di personaggi con problemi emotivi”.

– E per la parte scenica? Qui in Germania le messinscene sono spesso, diciamo così, particolari…

“Qui in Germania lo stile registico è molto innovativo. Per me è interessante il fatto che non basta cantare, ma bisogna anche cercare di andare oltre. In questo senso il lavoro che ho fatto con Andrea Moses, la regista della Cenerentola, è stato bellissimo perché mi ha permesso di scoprire tante cose nuove sul personaggio. Abbiamo parlato e discusso tantissimo mettendo a confronto i punti di vista. Siccome anch’ io mi interesso di regia e ho appena messo in scena un’ opera, “Vespetta e Pimpinone” di Albinoni all’ Historisches Stadttheater Weißenhorn (il più piccolo teatro del Bayern, 140 posti, un gioiellino!) cerco anch’ io di lavorare seguendo questo metodo”.

– Sei soddisfatta di quello che hai fatto finora?

“Credo che tutto quanto ho fatto sia stato frutto di buone scelte. In questo senso non ho rimpianti. Poi, sai, io sono uno Scorpione e quindi sono molto autocritica, qualche volta ho la sensazione di non aver lavorato abbastanza”.

– Le tue aspirazioni per il futuro?

“Tutti i ruoli importanti di Mozart. Ho già interpretato Cherubino e  soprattutto vorrei cantare Sesto. Chiaramente anche il belcanto, Rossini e certi ruoli donizettiani come Sara del Roberto Devereux, Adalgisa… ma la mia aspirazione più grande in questo momento è il Romeo di Bellini!”

– E Verdi?

“Non credo che la mia vocalità sia adatta a certi ruoli verdiani. Se le cose andranno come spero io, tra dieci o quindici anni mi piacerebbe fare Eboli. E poi, se verso i 50 anni la voce reggerà ancora, non vorrei chiudere la carriera senza togliermi la soddisfazione di cantare almeno una volta la Lady Macbeth! Ma questo è ancora tutto da vedere”.

– La professione di cantante comporta anche sacrifici, soprattutto per una ragazza giovane?

“Sì. a me piacerebbe soprattutto stare di più con la mia famiglia. Mio padre è medico, mia madre lavora nel campo delle assicurazioni e ho due fratelli gemelli, Albert e Adriana, di 19 anni. Anche loro studiano Medicina.”

– E cosa fai nel tempo libero?

“Leggo, scrivo, dipingo. Ho imparato da mio nonno che era pittore. Io suonavo sempre mentre lui lavorava. Poi ascolto molta musica, e non solo opera. Ho un gatto che si chiama Schumann”.

– E usi i dischi anche per studiare i ruoli?

“No, non ascolto mai dischi dei ruoli che sto studiando. Prima sì, ma quando comincio a lavorare su una parte non più perché questo può confonderti le idee”.

– Hai avuto qualche modello tra le cantanti delle incisioni discografiche?

“Dal punto di vista musicale la Bartoli nei primi anni, poi anche la Callas”.

– I direttori d’ orchestra che preferisci?”

“Celibidache, Furtwängler, Muti, Harnoncourt…con Karajan diciamo che ho qualche problema d’ approccio anche se ammiro tantissimo il suo Wagner”

– Chi ti ha insegnato di più tra i direttori con cui hai lavorato?

“Giuliano Carella mi ha dato tantissimo. È un grande musicista e umanamente una persona favolosa. Ho imparato molte cose lavorando con lui”.

– Cosa pensi delle critica? Leggi le recensioni?

“Chiaro che le leggo e se sono buone mi fa molto piacere. Ma per me una critica è sempre e solo un’ opinione. Io penso che un artista deve avere le sue convinzioni, dal punto di vista tecnico ho i miei insegnanti che mi seguono e quando canto sento se le sensazioni che provo vanno bene. Non posso farmi condizionare, per dire, da un articolo che riguarda solo una serata”.

– I prossimi impegni?

“Per la prossima stagione qui alla Staatsoper ancora Cenerentola, Fenena nel Nabucco e Flora nella Traviata. Poi diversi concerti tra cui una Liederabend al Wilhelma Theater e ad aprile (tu sei il primo giornalista a saperlo!) andrò a New York, al Metropolitan come doppio di Joyce Di Donato in Cenerentola. Potrebbe capitare il colpo di fortuna, ma anche senza la garanzia di fare recite è comunque una bella opportunità, quella di poter vedere le prove di uno spettacolo al Met. E poi non sono ancora mai stata negli Stati Uniti!”

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10 pensieri su “Intervista a Diana Haller

  1. su You-Tube non c’e’ molto della Haller, ma da quel poco mi sembra di notare una corretta impostazione , la seguiro’ sicuramente

  2. Capisco. Scommetto che anche gli esuli fiumani, dalmati ed istriani tengono che la loro città simbolo venga chiamata con il suo nome, almeno dai connazionali.
    Nessuna polemica nei Vostri confronti, solo una doverosa precisazione per rispetto di quelle persone che amano quelle terre.
    Grazie.

    • Diana Haller ha 26 anni ed è croata. Credo che sia per questo che la chiami così. Il testo dell’ intervista è stato da me spedito a lei ed approvato prima della pubblicazione.
      Grazie della visita. Saluti.

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