Stéphane Denève e la RSO Stuttgart des SWR – MacMillan, Ibert e Brahms

Stéphan Denève, Alexander Stoddart e James MacMillan
Stéphan Denève, Alexander Stoddart e James MacMillan

Dopo il grande successo del concerto in Schlossplatz con Lang Lang e Dee Dee Bridgewater, la RSO Stuttgart des SWR ha concluso la stagione dei concerti in abbonamento alla Liederhalle ancora sotto la direzione di Stéphane Denève, che ha presentato un programma di tipo eterogeneo, spaziante dal tardo Romanticismo fino alla musica contemporanea. La serata si è aperta appunto con la prima esecuzione assoluta del poema sinfonico “The Death of Oscar”, brano commissionato dalla RSO des SWR a James MacMillan, che con questo lavoro ha concluso il suo anno come Komponist in Residence a Stuttgart. Della musica del compositore scozzese, caratterizzata da un linguaggio raffinato ma anche di agevole comprensione, come testimoniato da The Guardian che lo ha definito  “a composer so confident in his own musical language that he makes it instantly communicative to his listeners.”, ho già avuto modo di parlare. Per questa sua nuova composizione, MacMillan si è ispirato a una monumentale scultura di Alexander Stoddart, artista scozzese popolarissimo in patria, che tra l’ altro ha eseguito anche il busto in bronzo di Stéphane Denève col quale la Royal Scottish National Orchestra ha voluto onorare il maestro francese a conclusione dei suoi sette anni di attività come Music Director del complesso e che è stato posto nella Scottish National Portrait Gallery di Edinburgh. Stoddart, che può fregiarsi del titolo di Her Majesty ‘s Sculptor in Ordinary in Scotland e tra le sue numerose opere pubbliche ha eseguito i fregi su temi omerici per il rinnovo in stile neoclassico della Queen’ s Gallery a Buckingham Palace, ha in comune con MacMillan un profondo legame culturale con i miti e le leggende della sua terra e per questo suo ultimo lavoro, una statua in granito scozzese che sarà posta sull’ isola di Morven si è ispirato al mito di Ossian, il protagonista del ciclo epico scozzese pubblicato da James Macpherson nel 1760, che divenne popolarissimo in tutta Europa durante il Romanticismo, influenzando anche autori tedeschi come Herder e Goethe. La scultura di Stoddart raffigura Oscar, il figlio di Ossian ucciso in battaglia dal re Cairbre. In seguito alla grande impressione fattagli dalla visione di un bozzetto della statua, MacMillan ha tratto lo spunto per un lavoro sinfonico basato su una melodia di tipo arcaico, evocante suoni tipici della tradizione scozzese come quelli delle cornamuse,  che nella sezione centrale si combina con una fanfara militare ricavata dalle prime sei note della melodia. Nella parte conclusiva, il tema principale viene intonato dal corno inglese nella sua forma estesa, prima di una conclusione cupa, che termina in un accordo di do minore. Un lavoro molto ben costruito, di facile comprensione e ricco di preziosità armoniche ed effetti strumentali molto ben calcolati, splendidamente eseguito da un’ orchestra sollecitata da Denève a mettere in mostra tutto il suo virtuosismo. Il pubblico ha festeggiato con lunghi applausi MacMillan e Stoddart, presenti in sala.

Il secondo brano in programma era il Concerto per flauto e orchestra di Jacques Ibert, autore francese di ispirazione  neoclassica. Composto nel 1934 ed eseguito per la prima volta da Marcel Moyse, grande concertista che fu anche un eminente didatta  e autore di diverse opere sulla tecnica flautistica ed ebbe allievi illustri come Sir James Galway. Il lavoro è caratterizzato da una scrittura brillante e virtuosistica, con il solista che entra con un tema in stile di Toccata dopo quattro battute di cadenza orchestrale e poi intrattiene un dialogo aggraziato con l’ orchestra alternante atmosfere quasi mozartiane con sviluppi sincopati di gusto jazzistico. Il secondo tempo si basa su sonorità trasparenti e toni melanconici, mentre il Finale è un Saltarello in forma tripartita, con una parte solistica estremamente complessa che impegna a fondo le capacità tecniche digitali e di emissione dell’ esecutore. Tutte queste esigenze sono state pienamente realizzate da Gaby Pas-Van Riet, flautista belga che ha iniziato la sua carriera come prima parte della European Community Youth Orchestra con Claudio Abbado nel 1980 e dal 1983 ricopre il ruolo di primo flauto della RSO des SWR. Una musicista di grandissima classe e grandi capacità tecniche, che ha eseguito il brano con una splendida carica virtuosistica. Prezioso nelle sonorità e accurato l’ accompagnamento orchestrale di Denève, precisissimo nell’ assecondare tutte le variazioni coloristiche della parte solistica. Successo caldissimo e due bis, dei quali il più festeggiato è stato “Syrinx”, il celebre pezzo per flauto solo di Debussy.

Stéphane Denève e la RSO des SWR
Stéphane Denève e la RSO des SWR

Nella seconda parte era in programma un grande classico del repertorio sinfonico tedesco come  la Sinfonia n° 2 in re maggiore op. 73 di Johannes Brahms, autore che Stéphane Denève eseguiva per la prima volta qui a Stuttgart. Per lo Chefdirigent di un grande complesso sinfonico tedesco è naturalmente un obbligo affrontare questo tipo di repertorio, e il maestro francese ha superato brillantemente questa prima prova con un’ interpretazione basata su un suono morbido e luminoso, raffinatissima nella realizzazione delle dinamiche. Un Brahms di tono più mediterraneo che luterano, con un equilibrio e respiro perfetti nell’ esposizione melodica. Bellissimo il tono dolce e le tinte pastello dei fiati nei primi tre movimenti e trascinante l’ ultimo tempo, condotto con grande virtuosismo e trascinante carica emotiva. Per quanto riguarda l’ orchestra, ho detto più volte che è sempre un piacere grandissimo acoltare un complesso tedesco quando esegue questi lavori che stanno alla base della cultura musicale in Germania e che una formazione come la RSO des SWR è in grado di suonare con un’ affinità stilistica istintiva ed assoluta. Una esecuzione davvero di alto livello, salutata da grandissimi applausi da parte del pubblico della Liederhalle.

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