Alfredo Kraus – Werther

“Io voglio essere capito da chi capisce. Una popolarità a livello di massa non mi interessa neanche. Preferisco un valore reale che un valore alla portata di tutti ma che non significa niente”. (da un’ intervista concessa a Stephen Hastings, Alfredo Kraus, in Musica, a. X, n. 40)

No se debería permitir que algunos cantantes engañaran al público mostrando en un disco lo que no son capaces de hacer en directo… un cantante debe mostrar sus cualidades sobre el escenario… frente al público… sin trucos… en mi caso, además, la frialdad que tiene el micrófono no me atrae… mi timbre es difícil para el micrófono… preciso el espacio natural entorno a mí… ¿tienes dominio del “fiato”, de los “agudos”, o de la “messa di voce”?… muéstraselo al público siempre, pero sobretodo a quien está frente a ti esperando recibirlo… aunque vaya contra nuestros intereses, prefiero incluso las grabaciones particulares realizadas durante una representación… ahí no existen trucos, sólo el artista frente a su público.» (Alfredo Kraus, da un’ intervista pubblicata sul Parador de Nerja, 1996)

In questi due estratti da interviste credo sia racchiuso il vero significato dell’ arte di Alfredo Kraus, il grande tenore spagnolo che durante tutta la sua lunga carriera ha rappresentato un ammirabile esempio di professionalità e dedizione alla musica. Come da lui affermato, Kraus non è mai stato un tenore per le masse, appunto perchè questo non gli interessava e perchè l’ aristocraticità del suo fraseggio e della sua presenza scenica non erano mai finalizzate alla ricerca dell’ effetto facile o gratuito. Per questo fu considerato a lungo un cantante per intenditori, anche se la sua popolarità fu accresciuta dalle incisioni discografiche realizzate per la EMI nella seconda parte della sua carriera.

Vi propongo questo video del Werther, forse il personaggio che meglio identifica la figura di Kraus per gli appassionati, che addirittura lo chiamavano spesso “Monsieur Werther”. Insieme ad Alain Vanzo, il cantante spagnolo è stato l’ ultimo interprete storico del personaggio goethiano messo in musica da Massenet, erede di una linea esecutiva i cui capostipiti possono essere identificati in Giuseppe Anselmi e Tito Schipa.

Kraus debuttò l’ opera a Piacenza nel 1966 e la tenne in repertorio fino alla fine della sua carriera, come documentato dalle numerose registrazioni dal vivo esistenti. Io lo ascoltai in teatro quattro volte in questa parte: nel 1976 e nel 1980 alla Scala, nel 1978 e nel 1982 al Comunale di Firenze, sempre sotto la direzione di Georges Prêtre. Sono serate che restano nella mia memoria tra i più bei ricordi del mio percorso di ascoltatore. Vedendo e ascoltando Alfredo Kraus come Werther ebbi forse per la prima volta chiaro cosa significasse la perfetta immedesimazione di un cantante in un ruolo dominato e meditato fin nei minimi particolari. Il tenore spagnolo recitava con un’ eleganza naturale ed una gestualitá fluida e mai scomposta. Ricorderò sempre ad esempio il suo sguardo angosciato e allucinato all’ entrata nel terzo atto, o la sottolineatura, ottenuta mediante gesti minimi, dei punti salienti delle strofe di Ossian. Oppure nel secondo atto, un gesto semplice ma di incredibile efficacia tragica: durante il monologo, il tenore spagnolo a un certo punto raccoglieva da terra una foglia secca e la sbriciolava dicendo la frase “Voilá ce qu’ on nomme mourir”. Una cosa da poco, ma che faceva veramente un’ impressione incredibile per la perfetta aderenza tra parola, suono e gesto. Vocalmente, Kraus utilizzava il suo strumento per ricercare un’ infinita varietá di sfumature dinamiche e di inflessioni espressive. Superfluo poi parlare della sicurezza e dello squillo delle note acute. Ma quello che soprattutto affascinava nell’ interprete era l’ eleganza stilizzata e aristocratica, assolutamente necessaria per rendere in maniera credibile un personaggio idealizzato come quello dell’ eroe goethiano.

Tutto questo e molto altro si può veder in questo video, che documenta un’ esecuzione pressappoco contemporanea a quelle da me viste in teatro.

Qui di seguito, un brano della critica apparsa sul quotidiano El País del 25 maggio 1977:

Werther de Massenet. Dr. G. Asensio. Kraus, Davison, Cava, Saccomani, Boscoso y Catania. 20 y 24 de mayo

Teatro de La Zarzuela

La representación de la Zarzuela, muy bien puesta en escena y conseguida musicalmente bajo la dirección de García Asensio, se centraba en Alfredo Kraus, uno de los grandes de la lírica española. La tradicional musicalidad del tenor canario ha ganado, día a día, en poder expresivo hasta lograr matices de definitiva persuasión, todo ello sin olvidar un rigor estilístico tan exigente como el de un buen instrumentista. Es más: las calidades de su voz convienen de manera ideal al personaje y su tratamiento musical por Massenet. Kraus construye su joven Werther desde unas estructuras sentimentales tan interiorizadas que, en ocasiones, nos parece estar soñando a Mahier. Otorga gallardía a la debolezza y hace de la elegancia distanciamiento para salvar los excesos de la sensualidad, El triunfo de Kraus —en plenitud de facultades y saberes— fue definitivo, clamoroso. Sin belleza vocal, la respuesta de la soprano Joy Davison (Carlota) estuvo cargada de inteligencia conceptual y matización de contrastes, en tanto Dolores Cava sirvió una correcta Sofía, un punto trivializada en lo teatral. Digno, noble, el Alberto del barítono Saccomani y encarnado con no menor categoría el Johan de Franco Boscolo. Catania y Pardo Barral completaron el entonado reparto, verdadero plinto sobre el que se alzó Alfredo Kraus.

Il cast

Werther: Alfredo Kraus

Charlotte: Joy Davison

Sophie: Dolores Cava

Albért: Lorenzo Saccomani

Le Bailli: Julio Catania

Johann: Franco Boscolo

Schmidt: Julio Pardo

Orchestra e Coro della RTVE

Direttore: Enrique Garcia Asensio

Regia: Flavio Trevisan

Madrid, Teatro de La Zarzuela, 20 maggio 1977

 

 

 

 

E per concludere, ancora due recensioni relative all’ interpretazione di Kraus.

Così scriveva Robert Jacobson in Opera News dopo il debutto di Kraus come Werther al Metropolitan, il 18 gennaio 1979:

The run of “Werther” (seen Jan. 18), united Alfredo Kraus and Régine Crespin as the poet and Charlotte, producing a performance of exquisite subtlety, poetry and theatrical magic. Both are consummate artists, and Kraus’ Werther remains one of the incandescent performances of our time in its simplicity, truth, aristocratic bearing and innate know-how in “spending” his tenor. At every moment Kraus gave the embodiment of the pent-up, tormented romantic hero, while his voice resonated within its compass, but with no bellowing. His is an impersonation of such magnitude that one regrets he has been away from us so long.

Questa invece è la critica scritta da Will Crutchfield per il New York Times, dopo la ripresa del 30 marzo 1988. Le lievi riserve espresse dal recensore, uno dei più attenti critici americani, vanno naturalmente considerate tenendo conto che Kraus aveva 61 anni all’ epoca di questa recita:

Kraus gave a really fine performance as Werther, and it is hard to imagine that any other tenor still singing the part would be preferable in it. He commands the range of dynamics to make the intimate sections work in the big Met auditorium he rides the orchestra easily in the climaxes, he sounds and looks the part, and he gives his lines sincere, heartfelt expression.

What more could one ask? Something sweeter in the tone, perhaps, and a slightly different grasp of the character’s inwardly more intense and outwardly more reticent nature, intoxicated by the draught of happy feelings in the first scene. And then less important than good voice and true interpretation, but still important – better French pronunciation. It was an excellent assumption, but not quite as special as the same artist’s recent Des Grieux in ‘Manon.’

In tutti i modi, l’ interpretazione di Kraus appartiene al ristretto numero di quelle che hanno fatto la storia del teatro lirico negli ultimi cinquant’ anni, e questo video documenta l’ artista nel suo periodo di massima forma.

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8 pensieri su “Alfredo Kraus – Werther

  1. Bellissimo articolo in uno dei ruoli che è stato un cavallo di battaglia di Kraus.
    Bellissime anche le prime frasi che per me rimangono sempre scolpite nella mente! 🙂

    • Grazie. Io ho avuto la fortuna di ascoltarlo parecchie volte in teatro e non dimenticherò mai le emozioni che mi ha fatto provare il suo canto. Saluti.

  2. Oggi lo ricordo come sempre, un 10 di settembre. Grazie per le sue parole per chi fu, secondo me, il tenore più giusto che anche ho avuto la fortuna ed il piacere di sentire e vedere. Grazie mille e lo felicito per il suo blog.

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