RSO Stuttgart des SWR, concerti di giugno – Stepháne Denève e Dmitrij Kitajenko

Stéphane Denève
Stéphane Denève

Concluso lo Schwetzinger SWR Festspiele, la Radio-Sinfonieorchester Stuttgart des SWR ha ripreso il ciclo delle sue esibizioni a Stuttgart con due serate dedicate rispettivamente al repertorio francese e russo. Due concerti davvero di notevole livello, che hanno confermato le eccellenti condizioni attuali del complesso. Un momento felice ulteriormente sottolineato da due notizie: il conferimento del prestigioso premio discografico internazionale “Diapason d’ Or” all’ ultima incisione dell’ orchestra, lo Stabat Mater di Poulenc diretto da Stéphane Denève, e la conferma ufficiale del prolungamento fino al 2016 del contratto come Chefdirigent del quarantunenne maestro francese. Quest’ ultima notizia è stata accolta con particolare soddisfazione sia dal management della SWR che dal pubblico, il quale ha dimostrato di apprezzare l’ eccellente lavoro  di Denève e la programmazione con una presenza sempre numerosa ai concerti in abbonamento e a tutte le altre serate musicali della stagione a Stuttgart. Nella programmazione 2013/14, Stéphane Denève dirigerà cinque dei dieci concerti in abbonamento oltre a condurre l’ orchestra in due tournées europee che toccheranno Leeds, Nottingham, Edinburgh, Aix-en-Provence, Metz, Mosca, Pamplona, Oviedo e Madrid.

La prima delle due serate a Stuttgart si è tenuta nella Stiftskirche e costuiva la replica del concerto conlusivo dello Schwetzinger Festspiel, svoltosi la sera precedente nello Speyerer Dom e dedicata al repertorio sacro francese. Un programma molto interessante e impaginato con grande intelligenza, che gravitava intorno alla figura di Gabriel Fauré, del quale abbiamo ascoltato, oltre al celebre Requiem, il salmo corale “Super flumina Babylonis” insieme a lavori di Charles Koechlin, che fu suo allievo, di Lili Boulanger, la cui più nota sorella Nadia fu anch’ essa alunna di Faurè, e di Francis Poulenc, che studiò con Koechlin. A parte il Requiem, si trattava di lavori tutti di non frequentissima esecuzione, ad accrescere ulteriormente il mio personale interesse per la serata. Apriva il programma il Choral sur le nom de Fauré op. 73bis, composto da Koechlin nel 1922 come parte di un omaggio a Fauré commissionato da Henry Prunières, editore della Revue Musicale, a sette tra i più conosciuti allievi del maestro, tra i quali Ravel e appunto Koechlin, che scrisse il brano per pianoforte e lo rielaborò nel 1933 in una nuova versione per orchestra d’ archi. Si tratta di un corale a quattro voci su una melodia formata dalle note FA-LA-SOL-RE-MI, che corrispondono alle lettere formanti il cognome di Faurè (nella notazione letterale queste note si indicano come F-A-G a sostituire la U-R come iniziale della nota RE- E) e armonizzato in maniera assai raffinata, con invenzioni ritmiche molto interessanti. Il Pie Jesu per soprano, quartetto d’ archi, arpa e organo fu invece composto da Lili Boulanger nel 1918 poco prima della sua morte, avvenuta per tubercolosi a soli 24 anni, e dettato alla sorella Nadia, che abbandonò presto la composizione per dedicarsi all’ insegnamento, attività nella quale raggiunse una rinomanza internazionale avendo come allievi personalità artistiche del livello di Ravel, Aaron Copland, Honegger e Leonard Bernstein. Anche Lili era annoverata tra i massimi talenti compositivi della sua generazione, fu insignita nel 1913 del prestigiosissimo Prix de Rome e messa sotto contratto da Ricordi. Questo mottetto, basato su preziose armonie cromatiche dell’ organo e degli archi che incorniciano una linea vocale di grande raffinatezza, dimostra chiaramente il talento dell’ artista.

Dopo il Salmo “Super flumina Babylonis” di Fauré, un lavoro giovanile risalente al 1863, assai interessante per le soluzioni di scrittura vocale che già indicano il talento futuro del musicista di Pamiers, la prima parte si concludeva col Concerto in sol minore per organo, archi e timpani di Francis Poulenc, una pagina di alta difficoltà esecutiva splendidamente suonata da Olivier Latry, organista titolare della chiesa di Notre Dame, che ha fornito una prova di virtuosismo spettacolare davvero di alta classe, dominando con assoluta sicurezza tutte le complessità della scrittura strumentale di Poulenc, con un fraseggio impeccabile per musicalità e senso dello stile.

La seconda parte era dedicata al Requiem op. 48 di Fauré, uno dei capolavori assoluti della letteratura sacra di tutti i tempi, un lavoro affascinante per la bellezza assoluta delle melodie e la raffinatezza del trattamento orchestrale e vocale. oltre che per l’ atmosfera di originalissima melanconia, profondamente diversa dal tono cupo e drammatico che si suole associare alla Messa dei Defunti. Una partitura che raggiunge vertici assoluti di poesia, tali da avvincere profondamente l’ ascoltatore. Assolutamente superba la prova dell’ SWR Vokalensemble Stuttgart diretto da Markus Creed, capace di splendide sfumature e sottigliezze di fraseggio. Perfetta, sia qui che negli altri brani del programma, la direzione di Stepháne Denève che si conferma sempre di più come uno dei maggiori interpreti odierni del repertorio francese per originalità e consapevolezza stilistica. Magnifico il suono pastoso, luminoso e ricco di colori e le ricchezza di sfumature che il maestro francese è riuscito a ottenere dalla RSO des SWR. Ottima anche la prova dei due solisti vocali, il soprano bavarese Christina Landshamer e il baritono Michael Nagy, che hanno cantato i loro assoli con commossa intensità espressiva e belle intenzioni di fraseggio. Nel complesso, un concerto davvero di livello elevato, per la qualità dell’ esecuzione e l’ originalità della proposta.

Dmitrij Kitajenko
Dmitrij Kitajenko

Per il penultimo appuntamento del ciclo di concerti in abbonamento alla Liederhalle, la RSO des SWR propoveva, come ho detto in apertura, un programma dedicato a musiche di autori russi. A dirigerlo è stato invitato Dmitrij Kitajenko, musicista di solida fama internazionale lanciato nel 1969 dalla vittoria nella prima edizione dell’ Herbert von Karajan-Dirigierwettbewerb e poi affermatosi rapidamente prima in Unione Sovietica e poi, dopo la sua emigrazione in Occidente nel 1990, come ospite di tutte le più prestigiose orchestre mondiali. Kitajenko è stato più volte sul podio della RSO des SWR a cui è legato da un lungo rapporto di collaborazione.

L’ altro motivo di grande interesse che presentava questa serata era costituito dal ritorno a Stuttgart di Elisabeth Leonskaja, una delle più illustri pianiste del nostro tempo. La sessantottenne artista russa nativa di Tblisi e dal 1978 residente a Vienna ha interpretato il Secondo Concerto di Prokofiev, un lavoro a cui è particolarmente legata, come lei stessa afferma in questa interessante intervista. Un’ esecuzione di altissimo livello, per padronanza assoluta delle difficoltà tecniche e personalità di fraseggio, caratterizzata da un virtuosismo spettacolare e comunicativa coinvolgente. Splendida in particolare la grandiosa cadenza nel primo movimento,  insieme a tutta la resa del tempestoso Finale, autentico pezzo di bravura per il solista, scatenato in ardui salti di registro e passi in ottava, dove il martellante percussivismo diviene la cifra stilistica più caratteristica del trascendentale élan dell’ autore.

La serata si era aperta con due brevi pagine sinfoniche di Anatolij Ljadow, Volshebnoye ozero (Il lago incantato) op. 62 e Baba Yaga, op. 56. Ljadow fu uno dei compositori più accreditati nel mondo musicale russo tra la fine dell’ Ottocento e i primi del Novecento, per le sue capacità di squisito colorista orchestrale e la profonda preparazione tecnica che ne fece un docente assai accreditato, dal quale anche Prokofiev prese lezioni. Il suo carattere discontinuo e l’ estrema severità nei confronti di se stesso, ricordata da Strawinsky che lo aveva conosciuto molto bene, gli impedirono una maggiore affermazione e limitarono anche la quantità dei suoi lavori, che rimangono comunque esempi ragguardevoli di abilità e inventiva. Lo si capisce in particolare ascoltando Il lago incantato, una originalissima pagina di carattere descrittivo che presenta soluzioni di strumentazione davvero di grande effetto nel creare un’ atmosfera di magica irrealtà. Anche Baba Yaga, una descrizione della strega presente in tantissime fiabe russe, è davvero notevole per l’ abilità nell’ uso dei colori e l’ ispirazione melodica. Davvero squisita l’ esecuzione di Kitajenko, abile a sollecitare un’ orchestra in splendide condizioni di forma, come dimostrato anche dalla seconda parte del programma, dedicata ai popolarissimi Quadri da un’ esposizione di Mussorgsky. Qui la RSO des SWR ha davvero dato il meglio offrendo una prestazione splendida per compattezza di suono, amalgama e nitidezza. Merita una citazione la prima tromba Jörge Becker, che ha reso al meglio gli assoli strumentali della Promenade e di “Samuel Goldenberg e Schmuyle”, insieme a tutta la sezione fiati, con legni magnifici per morbidezza e ottoni impeccabili per intonazione, penetrazione e squillo. Una prova complessiva di assoluto rilievo, anche per merito  della direzione di Kitajenko, equilibrata, ricca di inventiva, ampiezza di respiro melodico e coerenza nella concezione d’ insieme. Due splendide serate di musica, salutate entrambe da un grande successo di pubblico.

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