Sulla direzione d’ orchestra, tra il serio e il faceto – con un intervento di Massimo Coco

Tra tutte le forme di esecuzione musicale, la direzione d’ orchestra è senza dubbio quella più complessa. La figura del direttore è stata una delle ultime ad affermarsi nel panorama musicale, a partire dai primi decenni dell’ Ottocento quando la sempre maggior complessità delle composizioni e l’ aumentare degli organici strumentali richiesti e dei musicisti coinvolti rese necessario introdurre la figura di un responsabile dell’ esecuzione d’ insieme, che si potesse occupare solo della concertazione e della coordinazione tra gli esecutori, leggendo da una partitura completa e dando indicazioni verbali, uditive e gestuali. Sicuramente, si tratta di una professione che richiede qualità musicali fuori del comune, basata su uno studio lungo e continuo, abilità nel comunicare e interagire con i musicisti, oltre a qualità carismatiche e capacità di imporsi. Soprattutto quest’ ultimo punto è di grande importanza. Il direttore si trova spesso nella situazione di dover convincere della validità delle sue idee un gruppo di musicisti che molto spesso conoscono meglio di lui la musica da eseguire e l’ hanno suonata in più occasioni di lui. Pensate, tanto per dirne una, a un direttore che qualche anno fa avesse diretto Der Rosenkavalier alla Wiener Staatsoper, dove fino agli anni Settanta erano ancora in servizio diversi orchestrali che avevano suonato l’ opera sotto la direzione di Richard Strauss in persona…

Sui principi teorici della direzione d’ orchestra, il primo saggio sistematico fu Über das Dirigieren, pubblicato nel 1869 da Richard Wagner, che fu uno dei primi grandi compositori a praticare in modo sistematico la professione di direttore d’ orchestra. Nel 1925, Strauss scrisse una pagina di annotazioni in forma di decalogo intitolata «Zehn goldene Regeln. Einem jungen Kapellmeister ins Stammbuch geschrieben» (Dieci regole auree. Per un giovane direttore d’orchestra: scritto nell’album degli ospiti). Non è necessario trascriverne il testo, che è notissimo e facilmente reperibile. Tra i testi fondamentali della bibliografia di questo settore, da ricordare anche L’ arte di dirigere l’ orchestra di Adriano Lualdi e il Lehrbuch des Dirigierens scritto nel 1929 dal grande direttore berlinese Hermann Scherchen.

Naturalmente, il carattere particolare di questa professione ha dato spesso occasione agli stessi direttori di fare ironia su certi aspetti del loro mestiere. Ecco ad esempio due battute di direttori celebri.

“Non uso mai la partitura quando dirigo l’ orchestra. Un domatore entra nella gabbia con un libro su come domare i leoni?”

Dimitri Mitropoulos

“Ci sono due regole d’oro per un’ orchestra: iniziare insieme e finire insieme. Il pubblico non sa un accidente di cosa succede in mezzo.”

Sir Thomas Beecham


Come ho detto prima, le principali qualità che un direttore deve possedere sono il carisma e la capacità di comunicare. Come amava ripetere Herbert von Karajan, uno può essere un pessimo musicista, ma se ha la capacità di trasmettere le sue idee e di convincere un’ orchestra a metterle in pratica, può ancora essere un direttore. Se mancano queste qualità e si cerca di sostituirle con l’ arroganza e la presunzione, i risultati possono essere spiacevoli, perchè gli orchestrali possono anche reagire male. Alla Wiener Staatsoper si ricorda ancora l’ episodio di un direttore d’ orchestra italiano che durante una prova cercava di mascherare la sua impreparazione alzando il tono della voce, fin quando il primo violino si alzò in piedi e disse freddamente: “Maestro, una parola di più e noi ci mettiamo a suonare esattamente come lei sta dirigendo!”. Sul punto di vista degli orchestrali, eccovi a questo punto un divertentissimo prontuario per giovani direttori scritto da Massimo Coco, violinista genovese, che pubblico qui con la sua gentile autorizzazione.

Penso sia opportuno premettere all’ articolo alcuni cenni biografici. Massimo Coco, violinista e compositore, è il figlio del compianto dottor  Francesco Coco, Procuratore della Repubblica a Genova, il primo giudice caduto per mano delle Brigate Rosse nel 1976. In memoria del padre, Massimo ha scritto il libro “Ricordare stanca”, uscito a fine 2012 per Sperling & Kupfer. Ha compiuto gli studi musicali al conservatorio “N.Paganini” di Genova sotto la guida di Renato De Barbieri, il celebre virtuoso paganiniano che, allievo di Misha Elman e Vasa Prihoda, è ricordato oggi come uno dei più grandi interpreti e didatti nella scuola violinistica del ventesimo secolo. Sempre con Renato De Barbieri si è perfezionato all’ Internationale Sommerakademie del Mozarteum di Salisburgo e ai Corsi Internazionali di Mezzolombardo, dove ha collaborato come assistente; successivamente ha partecipato alle masterclass di Devy Erlih dell’ Ecole Superieur de Musique di Parigi e di Lewis Kaplan della Juilliard School di New York. Oltre a un’ intensa attività concertistica come solista con orchestra, in duo con pianoforte e in gruppi da camera, ha spesso ricoperto il ruolo di violino di spalla o di prima parte presso importanti istituzioni orchestrali. Queste argute e divertentissime indicazioni per i giovani direttori nascono appunto dalle sue esperienze personali.

MANUALETTO PER I VENTILATORI D’ ORCHESTRA

(ovvero 20 consigli teorico-pratici per gli incapaci che si improvvisano direttori d’ orchestra, utili al fine di una pacifica sopportazione da parte dei poveri fachiri orchestrali)

Premesso che la direzione d’ orchestra comporta le tre seguenti regole ferree e irrefutabili:

A) Conoscenza il più possibile approfondita della partitura che si deve dirigere

B) Possesso di un’ idea musicale chiara e definita da trasmettere agli esecutori

C) Essenzialità ed inequivocabilità del gesto

e dando per scontato che non siate in grado di garantire i suddetti fondamentali, invito a seguire le seguenti istruzioni:

– Il battere è in giù, il levare è in su; i tempi deboli solitamente si segnano con movimenti laterali del braccio; evitate di indicare con la bacchetta o con gesti vari gli esecutori, o di dare attacchi con lo sguardo o facendo “sì” velocemente con la testa; ricordatevi che meno vi muovete, meno danni fate.

– Nella preparazione del gesto c’ è già il tempo e la dinamica (e coi maestri seri anche il colore), se fate un movimento tipo parcheggiatore aeroportuale non potete aspettarvi che un’ orchestra attacchi piano, e se fate scatti da centometrista aspettatevi che parta in “prestissimo con fuoco” anche di fronte ad un “largo e mesto”.

– Non usate mai espressioni tipo “…facciamo dal vostro trrrrr” “…partiamo dove i bassi hanno quel zum zum” “…dopo il bum del timpano tutti fermi” ecc., usate riferimenti professionali come l’ ordine alfanumerico delle battute o il nome delle note.

– Non fate lezione di storia della musica, non spiegate agli orchestrali la vita di Beethoven Mozart o Bach manco steste illustrando le meraviglie di uno specchietto colorato ai selvaggi di un’ isola remota; ammesso e non concesso che ci sia qualcuno che non sappia già da diecimila anni quello che state raccontando, ricordatevi: l’ orchestrale di solito vuole solo suonare sicuro di arrivare in fondo al brano che esegue con tranquillità, di tutto il resto non gliene frega un c…

– Evitate espressioni astruse “voglio un suono smerigliato”, “sussurrate come perle che rotolano in un secchio d’ argento”, “datemi un colore felpato” “lusingando ma con fermezza” ecc., gli orchestrali sono persone molto suscettibili, soprattutto alle 10 del mattino.

– Se un esecutore sbaglia una o più note è colpa sua.

– Se un esecutore stona una o più note è colpa sua.

– Se un esecutore va per aria forse è colpa sua, forse è colpa vostra.

– Se una sezione va per aria forse è colpa del capofila, forse è colpa vostra.

– Se due sezioni vanno per aria è colpa vostra.

– Se un’ orchestra intera va per aria è colpa vostra.

– Se un’ orchestra intera non vi segue è colpa vostra.

– Se un’ orchestra intera attacca un altro tempo è colpa vostra.

– Se al decimo tentativo l’ orchestra si assesta su un tempo differente dal vostro, ha ragione l’ orchestra, e quindi è colpa vostra.

– Se una orchestrale è in gonna corta e muove insistentemente le gambe accavallandole a più riprese, tranquilli, non sta cedendo al vostro fascino travolgente di grande maestro; probabilmente si veste così perché le va, punto e basta. Se ambite a una conquista evitate di fare i duri e/o gli splendidi durante la prova, scendete dal podio e approcciate in separata sede con naturalezza e gentilezza. Di solito funziona meglio così, anche se nulla è scontato.

– Le pause nel lavoro esistono e si devono fare, non si “concedono”. E servono anche a voi.

– Nelle corone si sta fermi. Fermi!!!!!!!!!

– La mano destra è per l’ orchestra, quella sinistra serve ai cantanti, ad esempio per guidarli quando eseguono le cadenze in duo, terzetto quartetto ecc., oppure per dare un attacco al coro; se le muovete entrambe quando non serve, aspettatevi l’ attacco a tradimento di due/tre sezioni dell’ orchestra.

– Non pretendete di capire e conoscere i problemi dei colpi d’ arco o di dettare le arcate di un brano, fate come fanno quelli seri: lasciate fare alle prime parti, fate solo richieste musicali semplici e comprensibili tipo “vorrei più legato o staccato, vorrei più piano o più forte, vorrei un attacco più morbido, vorrei che evitaste quell’ accento non scritto o che evidenziaste quell’ altro previsto” ecc.ecc., alle arcate o alle soluzioni tecniche ci pensano spalla e capofila.

– Non cercate di vivacchiare solo con le battutine e le spiritosaggini usate tipo scudo umano o captatio benevolentiae, il direttore d’ orchestra non deve essere simpatico, deve fare quello che deve fare (dirigere) punto e basta, cominciate con quello. Tutto il resto è opzionale.

– “Il carisma innato” è la balla del secolo; direttori d’ orchestra non si nasce, basta con queste stupide leggende: lo si diventa, e con durissimo studio e lavoro pari a quello di uno strumentista.

– “Arturo Toscanini, uno dei più grandi direttori d’ orchestra di tutti i tempi, era burbero, severissimo, e bistrattava gli orchestrali!”. Vero, com’ è vero che nessuno di voi è Toscanini.

– Nell’ opera lirica le battute vuote si segnano tutte, anche se è una bella menata. Non fate movimenti inutili, gesti in più oppure omissioni, gli orchestrali sanno contare ma lo fanno con voi.

– L’ orchestra non è un juke-box, continuare a ripetere da capo non serve a nulla, e si capisce benissimo che lo state facendo per ripassarvi la partitura o semplicemente per autocompiacimento nel dirigere. Occorre saper dire con precisione cosa non va, e come si può rimediare: non esiste l’ espressione generica “è stonato”, bisogna saper dire chi cala o chi cresce; non esiste l’ espressione generica “non è insieme”, bisogna saper dire chi anticipa o chi ritarda.

– Il labbro degli strumentisti a fiato è delicato, non si può pretendere che insegua oltre il lecito la vostra smania di provare un passo; guarda caso, spesso più si ripete e peggio viene.

– Cominciate a provare un brano da capo, non fate capire prima ancora dell’ inizio che siete o dei principianti o peggio ancora degli assoluti incompetenti.

– L’ orchestra si fa alzare in piedi sempre, al momento degli applausi; e specialmente nel sinfonico occorre far alzare o perlomeno indicare anche gli esecutori di eventuali “a solo” importanti. Si stringe la mano o alla sola spalla o agli archi della prima fila, e se il concertino dei primi è una signora o signorina si stringe la mano prima a lei e dopo alla spalla.

– Non esiste il gesto “bello”. Per favore buttate via quello specchio che avete in camera e davanti al quale passate ore a rimirarvi mentre vi sbracciate magari già vestiti in frac; nella direzione d’ orchestra non esiste nessun gesto bello, elegante, magnetico o carismatico, esiste solo il gesto chiaro, quello che si capisce.

Il resto è ventilazione.

Massimo Coco, violinista di Genova.

E per confermare la veridicità di quanto affermato in questo articolo, aggiungo una serie di indicazioni da me personalmente ascoltate durante prove d’ orchestra a cui ho assistito nei teatri italiani:

All’ inizio flauti e clarinetti, veloce, pianissimo, come fosse già iniziato.

Coro: da sottozero la sonorità.

Secondo oboe e secondo clarinetto: l’ accento come un accento su una nota tenuta, morbido.

Per tutti: sonorità indefinita, come il sogno del mattino.

Per tutti: la qualità di questo fortissimo, tenuto, con fortissimi accenti che rilanciano la sonorità, è come di tregenda.

Riprendere il tempo, non troppo lento, senza grande importanza.

Archi, tema “della disperazione”, chiedo grande legato e un suono “acceso”, come di un pianto disperato di madre siciliana al funerale del figlio. (N. B.: l’ opera in questione non era Cavalleria Rusticana)

Tromboni, trombe, corni, clarinetti e oboi, marcato, non staccato, non legato, carattere di estrema solennità.

Violini primi e oboe, frase 4 battute, qualità di suono quasi “elettrica”, lamento acceso di vendetta.

Tutti in quattro, sonorità desolata, sonorità da riflessi lenti, suono sempre tenuto, affogato nel legato.

Trombe, pianissimo, sonorità da “silenzio”.

Per continuare mantenendo il tono ironico del maestro Coco, aggiungerei inoltre che la tecnica applicata dal tipo di direttori da lui descritti si divide solitamente in:
1) “tecnica dell’ imbianchino”, ovvero quando il direttore con il braccio dritto avanti a se e polso rigido, adotta un gesto abnorme con il levare al di sopra della propria testa fino al battere sotto la propria cintura dei pantaloni.
2) “tecnica del cuoco versione A”, ovvero: quando il direttore adotta piccoli gesti rotatori a specchio con le braccia avanti che ricordano palesemente il rimestare l’insalata oppure, versione B, nel “crescendo” lo stesso gesto viene effettuato improvvisamente dal basso verso l’ alto e i movimenti si bloccano all’ altezza del petto per poi ritornare giù, ricordando spudoratamente l’ atto di servire gli spaghetti al sugo dalla zuppiera, sollevandoli mentre sotto ti mettono il piatto.
3) “tecnica dell’ anticipo”‘: quando il direttore ha paura che l’ orchestra non sia in grado di seguirlo e anticipa così tanto che per controllarla finisce cinque battute prima.
4) “tecnica dell’ illusionista”: accade dopo la prima prova di insieme, lo guardi sempre sgranando gli occhi, misteriosamente pensi di essere giusto… e sei sempre indietro. Riesce sempre a nasconderti qualche battuta!!!

Consiglierei, per completare l’ elenco, solo altri due suggerimenti di cose da evitare di dire a professionisti del settore:

A) Senza botta sul battere

B) Orchestra da sola, quest’ ultima richiesta molto pericolosa dato che a volte in questo modo suona meglio!

Chiudiamo il post in maniera più seria, osservando un grande direttore al lavoro. Ho scelto questo video di Herbert von Karajan che prova la Sinfonia N° 4 di Schumann.

Advertisements

5 pensieri su “Sulla direzione d’ orchestra, tra il serio e il faceto – con un intervento di Massimo Coco

    • Il direttore non è un mestiere semplice. Un violino o un pianoforte puoi anche suonarli male e non dicono nulla, qui si tratta di mettersi di fronte a un centinaio di musicisti che possono essere anche più preparati di te.

  1. bellissimo e molto divertente oltre che assolutamente vero…spesso i direttori dimenticano di avere davanti professionisti preparati, a volte interessati, a volte annoiati, in ogni modo non degli invasati vocati al martirio alla ricerca di un nuovo messia. Un buon direttore deve essere “credibile”, perchè in nessun altro mestiere al mondo sei così allo scoperto come quando sei davanti ad un orchestra.

    • A me viene sempre in mente quell’ episodio relativo a Willem Mengelberg, che era comunque un grandissimo. Lui alle prove parlava sempre tanto e una volta tenne un discorso di mezz’ ora sulla Pastorale, citando la natura, Kant, Goethe e molte altre cose. Alla fine il primo violino alzò la mano e disse:”Molto interessante maestro ma adesso per favore ci dica se l’ attacco lo vuole piano o pianissimo”.

  2. Articolo molto veritiero e divertente, voglio richiamare l’attenzione su uno dei più grandi didatti di tutti i tempi, Ilya Musin, con il quale mi pregio di aver studiato, molte delle espressioni lette le avevo sentite tantissime volte in classe.
    Complimenti
    direzionedorchestra.com

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...