Krystian Zimerman a Stuttgart

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Dopo il formidabile Primo Concerto di Brahms eseguito a Baden Baden con i Berliner Philharmoniker, Krystian Zimerman è tornato dalle nostre parti per un recital solistico alla Liederhalle di Stuttgart. Il concerto avrebbe dovuto tenersi lo scorso settembre, ma è stato posticipato per una indisposizione dell’ artista. Un appuntamento che era quindi molto atteso dagli appassionati, anche perchè il celebre pianista polacco da qualche anno ha fortemente ridotto il numero delle sue apparizioni in pubblico, limitandosi a non più di una cinquantina di concerti all’ anno, sempre con programmi  meditati e preparati con grande accuratezza. Del resto, tutta la carriera di questo grandissimo artista non ha mai avuto per obiettivo il successo facile. Allorquando, appena diciannovenne, Zimerman si impose all’ attenzione del mondo musicale internazionale con il trionfo nel Concorso Chopin di Varsavia del 1975, venne immediatamente accreditato come futuro specialista chopiniano. Nel corso della sua carriera invece Zimerman rivelò gradatamente una notevolissima duttilità interpretativa, affrontando in maniera significativa un repertorio molto articolato, da Bach fino al Novecento di autori come  Debussy, Szymanovski e Lutoslawski. Gli aspetti caratterizzanti del pianismo di Zimerman sono costituiti dalla bellezza del timbro e dalla flessibilità del fraseggio, all’ interno di una concezione interpretativa basata su un’ assoluta coscienza formale. Quasi un neoclassicismo rivissuto, che accoglie anche le seduzioni della sensibilità. Una figura di interprete che per molti aspetti può essere accostata a quella di Walter Gieseking proprio per l’ eleganza e lo stile aristocratico del fraseggio.

A cinquantasette anni, Zimerman si trova ancora in possesso di un’ assoluta saldezza di mezzi tecnici e nel recital alla Liederhalle ha offerto una prova davvero superlativa di padronanza della tastiera e capacità di trarre una gradazione inesauribile di colori dallo strumento. Nelle Estampes di Debussy, che aprivano il programma della serata, Zimerman ci ha fatto ascoltare un’ autentica lezione di tocco e gioco di polso, traendo dal pianoforte una varietà inesauribile di sonorità liquide e iridescenti. Stupenda in particolare la realizzazione del disegno di quartine di semicrome con cui inizia Jardins sous la pluie, davvero da interprete di classe eccelsa. Seguiva poi la Sonata op. 2 di Brahms, un lavoro che il compositore amburghese scrisse a diciannove anni di età e che presenta nella sua concezione tracce evidenti del futuro sviluppo sinfonico. Zimerman la interpreta con un suono rotondo e pieno e un fraseggio appassionato, esponendo con una perfetta lucidità le strutture ed evidenziando al meglio la contrapposizione degli elementi tematici. Una lettura che nella concezione generale si richiama all’ incisione discografica che il pianista realizzò nel 1979, ma molto più meditata e approfondita nei particolari e nella scelta delle dinamiche.

La seconda parte si apriva ancora con Debussy, del quale Zimerman ha eseguito sei brani dal Primo Libro dei Preludes. E qui abbiamo ascoltato una ulteriore esposizione di sonorità affascinanti. Sbalorditivo, nel vero senso della parola, l’ attacco di La Cathédrale engloutie, con gli accordi eseguiti ai due limiti estremi della tastiera realizzati  con una calcolatissima combinazione di pedale, che faceva letteralmente scaturire una nuvola di armonici dallo strumento. Meravigliosi i pianissimi rarefatti nel finale di Des pas sur la neige e la squisita eleganza del fraseggio cantabile in La fille aux cheveux de lin. Nel complesso, un’ interpretazione degna di confrontarsi a quella leggendaria di Benedetti Michelangeli per la raffinatezza delle sonorità e il lavoro di cesello condotto sulla dinamica, con sfumature sottilissime graduate in maniera magnificamente meticolosa. A conclusione del programma, le Variazioni in si minore su un tema popolare polacco op. 10 di Karol Szymanowski. Si tratta di un brano assai impegnativo dal punto di vista virtuosistico, basato su un tema tratto dalla raccolta di melodie popolari  O muzyce podhalańskiej (La musica di Podhale) curata da Jan Kleczyński e pubblicata nel 1888. Tecnicamente superba l’ interpretazione che ne ha dato Zimerman, che anche in questo caso ha esibito una splendida varietà di tocco e fraseggio perfetti per equilibrio e respiro. Magnifiche, in particolare, le sonorità trasparenti e rarefatte della Variazione n° 8, in forma di marcia funebre, e la perfetta lucidità espositiva della fuga a quattro voci che conclude il ciclo. Trionfo finale, a sigillare degnamente una delle più belle serate concertistiche ascoltate negli ultimi tempi qui a Stuttgart, per merito di un artista che a buon diritto va annoverato tra i più grandi esponenti dell’ interpretazione pianistica di ogni epoca.

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