Interpretare il Lied – “Helft mir, ihr Schwestern” op. 42 N° 5 di Robert Schumann

Dopo la pausa per le festività pasquali, riprende oggi la serie dei nostri post di ascolto comparato dedicati all’ interpretazione liederistica. Questa volta ci occupiamo di una delle gemme della produzione di Robert Schumann. “Helft mir ihr Schwestern”, quinto brano del ciclo Frauenliebe und -leben op. 42. Una delle più belle melodie mai uscite dalla penna del compositore, un assoluto capolavoro di squisita eleganza ed espressività.

Alcuni cenni sulla genesi della composizione. Frauenliebe und -leben è un ciclo di poesie scritto nel 1830 da Adelbert von Chamisso (1781 – 1838) poeta e botanico tedesco, di origini francesi, la cui produzione ispirò molti compositori: in particolare, il ciclo di cui parliamo fu musicato anche da Carl Loewe e Franz Paul Lachner. Queste due versioni contengono anche la nona poesia del ciclo, non utilizzata da Schumann.

Il compositore di Zwickau scrisse anche questa raccolta nel 1840, l’ anno in cui nacquero altri capolavori della sua produzione liederistica come i Liederkreis op. 24 e op. 39 e il Dichterliebe op. 48. La scelta della raccolta di Chamisso, che rappresenta una donna la quale descrive l’ incontro con il suo amato, il loro matrimonio e la morte di lui, fu chiaramente ispirata dalle vicende personali di Schumann, che proprio in quell’ anno riuscì finalmente a unirsi in matrimonio con Clara Wieck dopo anni di controversie con la famiglia di lei.

Ecco il testo del Lied, nella versione musicata da Schumann, che apportò alcune lievi modifiche all’ originale.

Helft mir, ihr Schwestern,
Freundlich mich schmücken,
Dient der Glücklichen heute mir,
Windet geschäftig
Mir um die Stirne
Noch der blühenden Myrte Zier.

Als ich befriedigt,
Freudigen Herzens,
Sonst dem Geliebten im Arme lag,
Immer noch rief er,
Sehnsucht im Herzen,
Ungeduldig den heutigen Tag.

Helft mir, ihr Schwestern,
Helft mir verscheuchen
Eine törichte Bangigkeit,
Daß ich mit klarem
Aug ihn empfange,
Ihn, die Quelle der Freudigkeit.

Bist, mein Geliebter,
Du mir erschienen,
Giebst du mir, Sonne, deinen Schein?
Laß mich in Andacht,
Laß mich in Demut,
Laß mich verneigen dem Herren mein.

Streuet ihm, Schwestern,
Streuet ihm Blumen,
Bringet ihm knospende Rosen dar,
Aber euch, Schwestern,
Grüß ich mit Wehmut
Freudig scheidend aus eurer Schar

Una breve ma assai pertinente analisi del Lied si può trovare nel volume AMG All Music Guide to Classical Music, a cura di Chris Woodstra, Gerald Brennan and Allen Schrott, per la serie All Media Guide, LLC, pubblicato dalla casa editrice statunitense Backbeat Books

There are numerous indirect parallels between the events of Robert Schumann’ s life and those contained in the song-cycle Frauenliebe und -leben Op. 42 (‘Woman’s Love and Life’), an exploration of the protagonist’ s romantic feelings for one man. For example, the composer wed Clara Wieck shortly after he completed a celebratory song about marriage, “Helft mir, ihr Schwestern” Op. 42/5 (‘Help Me, My Sisters’). Written in 1840, this piece contains the cycle’ s most expressive and well marked sequences, and its social atmosphere strongly contrasts the inward mood of the preceding song, “Du Ring an meinem Finger”. The first theme that appears is the rising and falling of the accompaniment, which recalls “Widmung” and represents the chiming of the wedding bells and the flutter and excitement of the bride. During the repetition of this motif she is absorbed in discussion of her bright future until she is prompted to bid a bittersweet farewell to her sisters and to her girlhood years. When the melody clouds during this brief moment of sadness, a sudden turn to G flat major exemplifies her melancholy and unites the previously separate text and music. The final bars of the work include a solemn march and a stepwise walking movement that suggest the start of the wedding procession and joyfully sweep the woman back into celebration. The initial success of the marriage is verified in the song that follows, “Süßer Freund, du blickest” Op. 42/6, when the woman reveals to her husband that they will soon receive their first child. Aside from a few word changes, Schumann closely adhered to Chamisso’s text when he composed “Helft mir, ihr Schwestern”.

Meredith Gailey, Rovi

Veniamo ora agli ascolti. Naturalmente era pressochè obbligatorio iniziare con la grandissima Lotte Lehmann (1888 – 1976), che di questo ciclo fece uno dei suoi autentici cavalli di battaglia. Non ho scelto la celebre versione del 1942 con l’ accompagnamento pianistico di Bruno Walter, uno dei capolavori della discografia di tutti i tempi, ma ho preferito proporre la prima edizione registrata dalla Lehmann per la Parlophone nel 1928, con accompagnamento orchestrale.

La cantante di Perleberg impartisce la consueta lezione di stile, eleganza e perfezione tecnica. Come ho già avuto modo di scrivere in questi post, la cosa che colpisce nei liederisti tedeschi di quest’ epoca è la squisita eleganza della pronuncia, oltre che la perfezione millimetrica nel sottolineare tutte le sfumature del testo. Accentato in questo modo, il tedesco diviene addirittura una lingua musicalissima.

Tra le poche artiste in grado di reggere il confronto con la Lehmann, una prova superlativa la offre ancora una volta la grande Lisa Della Casa (1919 – 2012), in questa incisione del 1958 con Sebastian Peschko al pianoforte.

La spontaneità espressiva e la varietà del fraseggio, oltre alla capacità straordinarie di giocare sulla flessibilità dei tempi, fanno di questa versione un autentico modello. Fate attenzione in particolare alla seconda e alla quarta strofa, con un gioco di tempi rubati di eleganza assolutamente sopraffina. Stupenda inoltre la varietà di colori che la cantante svizzera è in grado di esibire, con uno strumento vocale di timbro prezioso sul quale si innestano una dizione scolpita e raffinata e un fraseggio intenso e concentrato, il tutto sulle basi di una tecnica splendida. Difficile, davvero, immaginare una realizzazione più perfetta.

Tra le cantanti dell’ epoca più recente, ascoltiamo Brigitte Fassbaender (1939), in un disco del 1984 con il pianista Irwin Gage.

E qui si sente tutta la distanza che separa la scuola odierna dai liederisti storici. Dal punto di vista vocale non ci sono grosse mende, ma il tono interpretativo è decisamente troppo prosaico, realistico e la cantante berlinese, nello sforzo di cercare una passionalità a volte troppo marcata, incappa anche in due o tre brutti suoni nell’ ottava bassa.

Decisamente migliore la versione di Edith Wiens (1950), soprano canadese che ha svolto una carriera internazionale di grande rilevanza, soprattutto in ambito concertistico. Tra l’ altro, la Wiens è madre di Johannes Moser, uno dei violoncellisti più interessanti della giovane generazione.

Conoscevo poco questa cantante, e devo dire che si è trattato di una sorpresa positiva, considerando il livello medio decisamente scadente delle concertiste della nostra epoca. Bella musicalità, fraseggio molto appropriato e un tono interpretativo lodevole per sobrietà e appropriatezza di accentazione. Una versione per molti aspetti di ottimo livello, ma decisamente imparagonabile con quelle della Lehmann e di Lisa Della Casa. Ad ogni modo Edith Wiens dimostra buona padronanza dell’ emissione e capacità espressive che ne fanno sicuramente una liederista di qualità, tra le cantanti della nostra epoca.

E con questo abbiamo concluso, per oggi. Nel prossimo appuntamento ci occuperemo per l’ ultima volta del mondo liederistico schumanniano, prima di passare ad altri autori.

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